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16 aprile 2017 , ,

Donato Epiro

RUBISCO

2017 - Loopy
[Uscita: 3/03/2017]

Abbreviazione di ribulosio bisfosfato carbossilasi, l’enzima responsabile di tutta la produzione organica nell’ecosistema. RuBisCo è sintesi di vita per eccellenza ma il lavoro di Donato Epiro prova a muoversi lungo i confini di una possibile estremizzazione, immaginando un paesaggio senza vita. Da questa provocazione che dovrebbe lambire i confini dell’intraducibile, dell’asettico più glaciale e distaccato ne fuoriesce, quasi come liberazione antropica e catartica, il palpito e la pulsazione più incorruttibile e resiliente. La forza e l’energia vitale che attraversa le barriere dell’oscurità, che oppone il refolo vibrante, fragile e leggero del proprio avanzare incerto alle correnti imperturbabili che gli si oppongono e che finiscono per esaltarne la scintillante versatilità. "Rubisco" è giocato sui contrasti, sulla tensione estremizzata e liberata repentinamente, sull’indomito movimento dell’azione reazione e sullo scardinamento degli equilibri. Il caos e il movimento entrano in collisione con l’imprevisto, con quella disomogeneità che spezza le traiettorie future dub e le monotonie droniche per far irrompere il sussurro dell’essere. Esistere è percepire, diradare il silenzio. Non a caso nell’ultimo pezzo, Pupille, la visione ci restituisce eco di voci nitidamente umane.

 

Si può leggere tutto come in una sorta di sfida tirata su una serie di dinamiche meccaniche che nei loro intenti asfittici e ottenebranti finiscono per sfaldarsi, restituendo una serie di suoni molto più riconoscibili e di conseguenza più familiari. I field recording e i campionamenti utilizzati hanno gioco forza di succedersi secondo codici e simbologie che ci riportano all’ambiguità dei sintagmi avanguardistici. L’intreccio tensivo è quindi sottile e provocatorio, richiede lo sforzo mentale di superare la fase straniante compiendo delle associazioni, appigliandosi a riferimenti codificabili. Luminosa ci riporta al “Fiume Nero” post apocalittico tra asperità metalliche e sfocate tracce di tribalismo mortifero, vagamente musicale. Anche le distorsioni di Obra Marina e la fosca drammaturgia intermittente di Affluente assumono tutta la gravità e l’intensità della vita che muove l’inanimato, del suono che si erge dalla continuità del sottofondo, dalla ciclicità e plasticità del rumore. Nuovo Linguaggio è quindi una rottura, un'interruzione non calcolata in cui si legge la poesia della diversità, l’increspatura dell’inatteso che innesca un cambio direzionale. Cosa c’è di più dinamico e di più incredibilmente vivo di qualcosa che riesce a trovare la via di una palingenesi? 

 

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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