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5 luglio 2017 ,

Emidio Clementi-Corrado Nuccini

QUATTRO QUARTETTI

2017 - 42Records
[Uscita: 24/03/2017]

L’intendimento artistico posto in essere da Emidio Clementi (Massimo Volume) e Corrado Nuccini (Giardini Di Mirò), e cioè di proporre in voce e musica il poema “Four Quartets” del grandissimo poeta anglo-americano Thomas Stearns Eliot, ci pare al contempo temerariamente ambizioso e intrigante (benchè Emidio non sia nuovo a imprese sospese tra musica e letteratura, avendo inciso nel 2015, sempre con Corrado Nuccini e affiancato anche da Emanuele Reverberi al violino, con una tecnica similare il “Notturno Americano” del grande e dimenticato scrittore italo-americano Emanuel Carnevali). Composti tra il 1936 e il 1942, quando già Eliot aveva assunto la nazionalità inglese e abbracciato la fede anglicana, e vent’anni dopo circa la geniale scrittura dell’altro suo grande poema “La Terra Desolata”, i "Quattro Quartetti" assunsero da subito la matrice di un’opera purgatoriale, nella quale l’approdo finale, l’anelito a un bruciante desiderio di salvazione dall’abisso attraverso la pietosa redenzione offerta dall’intervento divino, passa per tappe di evoluzione spirituale e poetica nella forma del circolo mistico.

 

A questa matrice primigenia sovrintende una complessa struttura simbolica, cui presiedono i quattro elementi naturali: Aria, Terra, Acqua, Fuoco, un elemento rispettivamente per ciascun quartetto. Non a caso, Dante, e in particolar modo il suo opus magnum, La Divina Commedia, da sempre fu la stella polare poetica ed esistenziale di Eliot. Lo stesso poeta, rispondendo a delle domande nel merito, ebbe ad affermare che i “Quartetti” avessero a intendersi come un punto d’incontro tra poesia e musica, concepiti clemfotosecondo la struttura del quartetto beethoveniano; un poema variato nelle parole e nei versi secondo uno schema vagamente contrappuntistico. E allora, e a maggior ragione, l’operazione ardita dei due artisti italiani, Clementi e Nuccini, rispettivamente alla voce recitante e agli strumenti, piano, chitarra, electronics, assurge a pienezza di senso. La voce piena e ispirata che, a partire dal Primo Quartetto, Burnt Norton, legge i versi come ridando loro corpo e nuova consistenza (a proposito, la bella traduzione dall’inglese nell’ottima edizione Garzanti è del grande Filippo Donini). Sullo sfondo, sapiente, la distesa sonora di Nuccini, ora a fare da mero sound-landscape ora a punteggiare di trame elettriche lo spoken-word di Clementi. Memorie d’infanzia si mescolano a meditazioni filosofiche transustanziate nei versi: «Attraverso il primo cancello / nel nostro primo mondo / seguiremo noi l’inganno del tordo?»; «Il genere umano non può sopportare troppa realtà».

 

Altro tema fondamentale dei Quartetti è l’abolizione del tempo Kronos per attingere il tempo circolare ed eterno della Grazia, ne è immediata testimonianza l’attacco del secondo quartetto, East Coker, ovvero il motto di Maria Stuarda: «Nel mio principio è la mia fine”, esemplarmente ribaltato nei versi finali in “Nella mia fine è il mio principio». Il tema della via privilegiata alla Grazia è palesato nei versi finali del Terzo Quartetto, I Dry Salvages: «e il resto è preghiera, osservanza, disciplina, pensiero e azione… Qui è 4quartfotol’impossibile unione di sfere dell’essere / in atto, qui sono sono il passato e il futuro / conquistati e riconciliati». La voce di Clementi, man mano che si procede nel cuore del simbolismo eliotiano si fa vieppiù intensa, il commento sonoro sempre più abissale, soprattutto nel quarto e conclusivo Quartetto, Little Gidding, dove l’elemento del fuoco divino catartico e foriero di salvazione spirituale è magnificamente simboleggiato nei versi finali del Quartetto in parola: «E tutto sarà bene / e ogni sorta di cose sarà bene / quando lingue di fuoco s’incurvino nel nodo di fuoco in corona / e il fuoco e la rosa sian Uno». Un’operazione di indubbio fascino, sebbene di difficile decifrazione e fruizione, su disco come dal vivo. 

 

Voto: 7/10
Rocco Sapuppo

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