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5 aprile 2013 ,

Werner

QQ

2013 - White Birch Records
[Uscita: 1/04/2013]

Werner QQ I pistoiesi Werner, la meravigliosa creatura voluta da Stefano Venturini quale progetto parallelo ai Ka Mate Ka Ora, tornano a farsi sentire a quasi un anno dalla loro prima apparizione. E lo fanno con questo "QQ", un ep di sole covers che denota grande versatilità e delizioso gusto interpretativo. L'idea Werner era venuta a Stefano dopo l'incontro con due adorabili ragazze, appassionate ed innamorate come lui del grande regista tedesco Werner Herzog, in particolar modo dei suoi documentari. Venturini, convinto che non si vive solo di slow core o post rock, dall'incontro con le bravissime Elettra Capecchi, piano e Alessia Castellano, violoncello, aveva preso ispirazione per un sound evocativo e cinematico di superba fattura, con un strumentazione di base sconosciuta alla massa della produzione musicale italiana. Un rock acustico dai toni pastello, autunnale e sovente malinconico, ma con una  grazia ed un intimismo sonoro davvero unici. L'esordio dell'anno scorso, “Oil tries to be water”, titolo pure questo estrapolato da un frammento cinematografico di Herzog, è stato quanto di più nuovo ed originale partorito dalle nostre parti negli ultimi tempi, affascinante opera prima con composizioni dal gusto sopraffino. La tecnica dei tre musicisti faceva spesso la differenza, riprova di questo le sempre più convincenti esibizioni live alle quali ho avuto la fortuna di assistere più di una volta.

 

Nell'esecuzione dei pezzi di questo nuovo ep i Werner dimostrano così tanta personalità da far sembrare i brani come loro composizioni se non fosse che almeno 3 delle 5 tracce sono talmente note da evitare equivoci di sorta. Il breve intro birdwatching style di QQ spiega meglio lo strano titolo di questa breve raccolta, con l'allegro  cinguettare dei nostri. Qui ci mette del suo anche Paolo Capecchi. Blackbird che segue è proprio quella del White Album Werner QQ dei Beatles, i Werner sono superbi in una rivisitazione ed un confronto in apparenza impossibile visto che i quattro di Liverpool avevano proprio nelle voci il loro punto di forza. Belli gli intrecci vocali, ancora più fine il gioco pianistico di Elettra, una pianista d'impostazione classica ma perfettamente a suo agio con qualsiasi tipo di materia sonora. Alessia non è strumentalmente da meno nella seguente Eyepennies degli Sparklehorse - originariamente era nello splendido “It's a wonderful life” (2001) - ma pure vocalmente siamo molto vicini alla esecuzione di Mark Linkous, in virtù del fatto che la voce di Stefano ricorda molto quelle tonalità. Il brano originale aveva come backing vocal quella della straordinaria PJ Harvey, graditissima ospite del disco mentre qui Proxy Mary fa bene la sua parte ed il brano non perde così la sua tristezza ed il suo cupo intimismo di fondo.

 

Tim Buckley ha un catalogo di songs capolavoro da far invidia a un grande come Bob Dylan ma a quanto pare è Song to the siren la prediletta dalle nuove generazioni, che anche grazie al supporto del web stanno finalmente tributando al californiano la giusta considerazione. Il brano inciso nel 1968 da Tim è infatti quello che vanta il maggior numero di reinterpretazioni, vedi le versioni di This Mortal Coil, Sinead O'Connor, Robert Plant, Bryan Ferry e quella superba di John Grant con i suoi Czars.  Originariamente il brano aveva quella strofa che dice "I'm puzzled as the oyster ", così come si ascolta al Monkees show del 1968, strofa che aveva fatto tanto ridere Judy Henske, la moglie del produttore di Buckley Jerry Yester al punto che Tim si era rifiutato di pubblicare il brano su disco. Forse controvoglia aveva in seguito modificato il testo con un più rassicurante "I'm as puzzled as the new born child" che è poi quella che troviamo nel capolavoro “Starsailor” (1970). I Werner qui danno un altra prova di bravura: certo vocalmente questo è un brano inavvicinabile da chiunque, ma gli stop and go della loro versione dimostrano coraggio e personalità da vendere.

 

Un omaggio al brit-pop viene poi con Please please please degli Smiths, una delle loro più brevi e tristi slow ballads, per la cronaca era sul lato b del singolo William, it was really nothing (1984). Di questo pezzo e della sua importanza parlò così al tempo Morissey  "penso che sia molto vicina ad essere la canzone perfetta degli Smiths e confinarla in un lato BWerner QQ 2013 White Birch Records è stato un vero peccato". Bravo qui Stefano in un confronto con un altro grande ed amato artista, cover onesta senza troppi orpelli, il magico suono del piano e del violoncello la rendono se possibile ancora più malinconica dell'originale. Chiude Hey Joe dell'outsider Daniel Johnston, altro brano che ben si adatta alle capacità ed alla interpretazione dei tre bravi Werner, qui rispettosi, anche se molto meno lo-fi,  della versione originale dell'uomo di Sacramento.  Questo "QQ"viene offerto in free download tramite Bandcamp al link sotto indicato oltre ad una versione molto limitata di sole 50 copie per l'etichetta dei fratelli Venturini, l'interessante White Birch Records. Per richiedere invece una delle poche copie fisiche disponibili occorre scrivere a "whitebrecords@gmail.com. In attesa del nuovo disco di composizioni proprie direi che questo è molto di più di un succulento antipasto. Welcome back.

 

Voto: 7.5/10
Ricardo Martillos

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