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Umanzuki

PORTA EP

2015 - Yerevan Tapes - 12"
[Uscita: 26/05/2015]

#consigliatodadistorsioni     

 

umanzukia3988830735_16Umanzuki è una tra le realtà più polimorfe e sorprendenti del nostro panorama psichedelico occulto. All’ultimo Thalassa ci si aspettava la morbidezza e l’incanto dei suoni di “Tropical Natur of Tiaso” (2014) e invece ci hanno preso a schiaffi con un set di droni  e un tribalismo violento e alienante. Ora ritornano alla forma short lenght, ad un’ennesima elucubrazione in due atti liberamente improvvisata. Si entra nella porta stretta del mistero, in un cunicolo buio che conduce nell’abbandono dei sensi. Si perdono davvero le coordinate per un’esatta definizione di queste lunghe suite che accolgono in un amalgama prodigioso il tutto e il suo contrario. Ariosità, senso di smarrimento, atmosfere rarefatte, nebbie cosmiche, oscura ritualità. Ritmiche attutite ma incalzanti, un’elettronica di sottili disturbi, un senso di gradevole inquietudine. Sicuramente ci sono notevoli elementi di continuazione con il precedente EP, anche se l’idea che viene trasmessa è quella di ricerca evolutiva sempre aperta.

 

L’innominata traccia di otto minuti è una progressione soft space ipnotica, dal fascino lugubre e tenebroso che allenta perversamente le maglie del suo criptico pattern nella seconda parte, trasmettendo un autentico senso di glaciale svuotamento. La prima parte invece gioca su languori e ariosità tipicamente psichedelici e ambient impro, restituendoci 1il fascino di un misticismo sacrale e magico. Come riscontrato già nel lavoro della Squadra Omega per “Lost Coast” e in alcune delle recenti release della stessa Yerevan (su tutti il lavoro dei toscani Metzengerstein) sembra che i nuovi scenari psichedelici si stiano aprendo su vastità vuote e silenti dove le pulsazioni umane si propagano in lande solitarie e asettiche. La ricerca sofferta è quella di una spiritualità, di un pneuma identitario in un’avversità ostile e crudelmente sovrastante, in un’ampietà muta e crudele che sigilla caparbiamente l’arcano delle nostre origini. Il video realizzato a Zennor da Alexander Binder sembra suffragare pienamente l’ipotesi.

 

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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