Migliora leggibilitàStampa
13 maggio 2013

Orchestra Dark Italiana

ORCHESTRA DARK ITALIANA

2013 - Otium Records
[Uscita: 13/02/2013]

Orchestra Dark Italiana “S/T” (13 febbraio 2013 Otium recordsOrchestra  Dark Italiana non è, come potrebbe far pensare il nome, un ensemble che esegue versioni sinfoniche di canzoni dei Bauhaus o dei Sisters of Mercy, ma un collettivo nato a Roma nel 2008 e formato da musicisti venticinquenni provenienti da molte città e diverse esperienze musicali,  che esegue un art rock votato alla performance poetica. Membri fissi del gruppo sono Federica Nardi, piano e voce, Flavio Michele, voce, Giuseppe Paolillo, chitarra e Savino Pace, batteria. Molto ricca però è la strumentazione usata e inclassificabile, per chi è appassionato di catalogazioni, la musica del gruppo. L'iniziale Giappone parte con arpeggi liquidi di chitarra e percussioni metalliche incise in lontananza, poi si fa in crescendo, con ritmi marziali. In Rondini l'uso della tromba e del sax contribuisce a rendere originale un brano già di per sé incalzante grazie ad un serrato duetto basso/batteria. Nel finale la voce in falsetto e un celestiale xilofono rendono inevitabile l'accostamento ai Sigur Ros. Youthell è un brano sulla scia delle esperienze più teatrali del rock in opposition, vedi News from Babel, con la fisarmonica a contrappuntare gli strumenti elettrici.

 

Bue muto è vagamente jazzata, con chitarra acustica sincopata e schizzi di tromba. Quindici è minimale ed elettronica. Suona si avventura nel'elettropop, infilandoci di soppiatto un' agile chitarrina anni '80. La conclusiva Oxa parte come ballata pianistica, con tempi marziali, siamo di nuovo vicini a territori rock in opposition, le voci maschile e femminile sovrapposte ed enfatiche rimembrano il capolavoro “Khew Rhone” di Peter Blegvad, col kazoo a dare un controcanto ironico. Ma c'è anche una fisarmonica che ci trasporta in un bistrot parigino... La componente musicale è molto ricca e variata, il gruppo padroneggia bene i generi fondendoli in un unicum espressivo piuttosto personale. I testi fanno uso anche del cut up, mescolando così frasi fatte e scorci di vita quotidiana. L'aspetto del disco che può generare perplessità è invece l'uso delle voci. A volte insistono troppo su un recitativo/declamato che in alcuni passaggi ricorda troppo l'innominabile ex filosovietico convertitosi sulla via di Ferrara, influenza che il gruppo ammette. Altre volte fa capolino un accento dialettale che in un gruppo non folk è fuoriluogo. Una volta superate queste ingenuità il gruppo può dare molto. Bello il lavoro grafico, semplice ed elegante, di Claus Magnus. 

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

Video

Inizio pagina