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25 febbraio 2016

Marlene Kuntz

LUNGA ATTESA

2016 - Sony Music
[Uscita: 29/01/2016]

#consigliatodadistorsioni    

 

coverNon colpisce tanto il fatto che “Lunga Attesa” sia stato pubblicato a tre anni da “Nella Tua Luce”, quanto che siano trascorsi ben ventidue anni da quell'esordio bruciante che era “Catartica”. Non si può rimanere imprigionati tra le sbarre della decadente malinconia di Nuotando nell'aria, nonostante faccia venire ancora i brividi, e questo la band di Cuneo lo ha sempre saputo. Bisogna riconoscere che nel corso della loro carriera i Marlene Kuntz hanno anteposto la propria coerenza intellettuale all'esigenza più remunerativa di assecondare i gusti del proprio pubblico per cercare di compiacerlo, abbassando il volume delle chitarre per giocare la carta di una trasformazione evolutiva. Nonostante la rabbia sia diventata qualcosa di diverso ed abbia nel tempo mutato registro, Lunga attesa è un album che farà sentire a casa quanti hanno seguito la scia luminosa disseminata dai Nostri, proprio perché celebra il ritorno al suono classico della band, con le chitarre mai così sature ad occupare la scena e ad avvolgere la voce sempre suadente di Cristiano Godano

All'ascolto si avverte la sensazione di una sorta di quadratura del cerchio in cui ogni cosa è a posto, compresi i chiaroscuri e la tensione che attraversa il corpo delle dodici tracce che annovera episodi molto ben suonati e ben lontani da un mero esercizio di stile. 

 

kuntzBella l'apertura di Narrazione con la declamazione serrata di Godano a criticare il buonismo e la retorica della comunicazione per poi concludere che “è la realtà che ci disintegra e nulla c'è che ci reintegra”, così come la successiva sferragliante La Noia che accusa il pensiero debole della nostra società condensato nei versi: “mi annoia la gente, quella a cui manca la poesia”. Colpisce poi il cinismo rivestito di elettricità di Niente di Nuovo, così come il dualismo della traccia omonima che si concede kuntz1ad una iniziale riflessione sulla condizione umana per poi sfoderare un riff mastodontico che ha echi del furore sonico degli anni novanta.

La prova che i Nostri sappiano ancora scrivere canzoni da cantare a squarciagola l'abbiamo con Un Po' di Requie che inneggia alla natura dell'amore senza retorica, oppure con la sensuale Leda in cui la forza è dosata alla perfezione lasciando riaffiorare radici Sonic Youth.

Azzeccato lo stoner di La Città Dormitorio e le inattese espansioni post rock di Sulla Strada dei Ricordi, così come il pop di Un Attimo Divino. Forse l'unico difetto si riscontra kuntz2nella parte finale della tracklist, dove si avverte una caduta di tensione che nulla toglie però ad un album nel suo complesso molto compatto e ispirato. Possiamo dire che, tra le valanghe di pubblicazioni inutili in un Paese a tratti asfittico e dalle tendenze radio oriented, Lunga Attesa dimostra come il rock italiano sia ancora capace di dire qualcosa di sensato senza rimestare nella nostalgia. Perché, per la cronaca, Paranoia è stata uccisa ormai da un bel pezzo.

Voto: 7.5/10
Giuseppe Rapisarda

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