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7 giugno 2017

Zu

JHATOR

2017 - House Of Mitology
[Uscita: 7/04/2017]

Album atipico quest'ultimo degli Zu. Eravamo ormai abituati a precise e taglienti elaborazioni post core e noise, progressioni in bilico tra la scuola di Canterbury e l'avant-jazz, furiose incursioni nei territori del metal più crudo. "Jhator" invece tradisce le semplici aspettative, riusciendo quasi paradossalmente a porsi in perfetta continuità con i suoi predecessori. Due sole tracce, lunghe, ipnotiche ed ossessive, quasi a richiamare una prospettiva cinematografica dai piani sequenza su campo lungo. L'album trae ispirazione da diverse fonti spirituali ancor prima che musicali (tra le quali vengono esplicitamente citati i Coil). Il titolo innanzitutto: Jhator è un rito funebre tibetano, piuttosto cruento agli occhi di noi occidentali, che si basa sul concetto buddista di transitorietà della vita terrena e sul continuo cambiamento di forma, una cerimonia di cui A Sky Burial è solenne rappresentazione. The Dawning Moon Of The Mind invece prende ispirazione tanto dagli scritti del poeta Sufi Farid ud-Din Attar che dall'omonimo testo dell'autrice americana Susan Brind Morrow, la quale ha condotto degli studi specifici su alcuni geroglifici dell'antico Egitto rivelando aspetti filosofici e religiosi inediti di quelle popolazioni ancestrali.

 

Si prendono quindi tutto il tempo necessario Luca T. Mai, Massimo Pupillo e Tomas Jarmyr perché i brani abbiano uno sviluppo lento quanto basta, all'interno del quale possano prendere forma brevi cicli di vita che, una volta esauriti, diventano scintille affinché ulteriori chimere si manifestino. Una suggestione, questa, suscitata fluidamente dal koto di Michiyo Yagi (John Zorn, Elliot Sharp) e dal successivo processamento attraverso il quale l'antico strumento giapponese perde la sua unitarietà per diventare moltitudine seminale, superando la qualità materica per introdurci poi alla trascendenza. Una lentezza insolita, da lasciarci pensare agli Earth, ma anche un percorso dinamico affatto distante dalle liturgie dei Godspeed You! Black Emperor, complice sicuramente la collaborazione con Jessica Moss, violino dei Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra. Nel disco ricordiamo l'apporto di Stefano Pilia, chitarrista che ritroviamo nei Massimo Volume, negli Afterhours e negli In Zaire, con Rokia Traorè, Mike Watt e David Grubbs. Un album intenso questo "Jhator", da evitare di ascoltare distrattamente. 

 

Voto: 7/10
Aldo De Sanctis

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