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4 marzo 2017

Paolo Benvegnù

H3+

2017 - Woodworm Label-Audioglobe
[Uscita: 3/03/2017]

#consigliatodadistorsioni

 

Forte di una credibilità conquistata quale leader degli Scisma, e successivamente confermata da solista in ambito cantautorale, nel 2011 Benvegnù pubblica “Hermann”, primo capitolo di una trilogia proseguita con  “Earth Hotel” (2014) e oggi conclusa, rispettando la cadenza triennale, da questo “H3+”, sigla che indica lo ione triatomico d’idrogeno, ovvero la molecola alla base dell’Universo. Il disco è dedicato alla perdita, all’abbandono, alla rinascita, e completa il viaggio all’interno dell’anima descritto negli album precedenti. Introdotto da Victor Neuer, un brano acustico (chitarra, trio d’archi, spruzzate di elettronica) che predispone l’ascoltatore a farsi trasportare all’interno di un racconto che richiede la giusta partecipazione e attenzione, l’album vive dell’equilibrio tra strumentazione classica e un’elettronica mai invadente.

 

Gli arrangiamenti sono splendidi, ma il progetto è nobilitato da un’abilità compositiva, in termini musicali quanto nei testi, e una vocalità che non scopriamo certo oggi, il tutto a unnamedservizio di canzoni confortevoli nella loro classicità (Olovisione In Parte Terza, Se Questo Sono Io, la splendida Astrobar Sinatra) e che, comunque, si distinguono per personalità; caratteristica che non viene meno neanche in quello che reputiamo un evidente omaggio a David Bowie, Good Bye Planet Earth, la cui cadenza ricalca quella di Ashes To Ashes, ma anche alcuni riferimenti nelle liriche del brano e porzioni di dialoghi interstellari rimandano al Duca.

 

La registrazione in presa diretta è percepibile e dona un’immediatezza da “gruppo rock”: il nucleo base è costituito da Luca “Roccia” Baldini al basso,  Andrea Franchi chitarre e percussioni, Marco Lazzeri, pianoforte, tastiere, continuum, e Ciro Fiorucci a occuparsi di batteria e programmazione, ai quali si aggiungono diversi contributi per archi e fiati. Ospite di riguardo, in Slow Parsec Slow, Steven Brown dei Tuxedomoon, che si paolodestreggia tra sax soprano e sax alto aggiungendo un tocco di classe. La chiusura è affidata a No Drinks No Food (benché alcuni titoli siano in inglese, il disco è cantato ovviamente in italiano, ): non poteva esserci congedo migliore per un album che lascia il sapore agrodolce della rinascita, proprio com’era nelle intenzioni dell’autore. Lo ascolteremo a lungo.  

 

Voto: 9/10
Massimo Perolini

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