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26 gennaio 2012

Litfiba

GRANDE NAZIONE

2012 - Sony
[Uscita: 17/01/2012]

La lunga e gloriosa avventura musicale dei fiorentini Litfiba si può idealmente suddividere in quattro distinte fasi, dalla nascita nei primi anni ottanta ad oggi, infatti il gruppo ha più volte mutato pelle, fermo restando che il tutto ha ruotato intorno alle carismatiche figure di Ghigo Renzulli e di Piero Pelù. Il primo periodo come spesso succede è stato largamente il migliore, nella sua fase post-punk la band ci ha donato dischi di valore assoluto quali "Desaparecido" (1985) e "17 Re" (1987) che, sebbene usciti fuori tempo massimo, sono certamente e specie il secondo, tra i  migliori dischi di rock italiano di sempre. Oltre a questi gioielli restano i memorabili shows dell'epoca, con un Pelù indimenticabile,  che sono  rimasti nell'immaginario collettivo quali le più alte espressioni di live-act viste dalle nostre parti, AREA esclusi, anche in virtù di una formazione favolosa comprendente Gianni Maroccolo ed Antonio Aiazzi oltre al compianto Ringo De Palma. Con "El Diablo" (1990) ed i dischi a seguire avviene la svolta, lo strabordante fenomeno grunge, e il funerale già consumato da tempo della new wave,  contagiano anche i nostri che mettono in soffitta le tastiere ed accentuano pesantemente il tiro chitarristico. I lavori che escono sono di valore ben sopra la media nazionale, pur restando lontani, a mio parere, dai fasti degli 80': "Terremoto" (1993), "Spirito" (1995),  e "Mondi Sommersi" (1997) hanno i loro bei momenti anche se più di un fan  storge la bocca per il mutamento avvenuto.

 

Il terzo periodo, il più triste, è marchiato Ghigo Renzulli, che dopo la rottura con l'amico Piero, decide inopinatamente di tenersi lo storico nome ed ingaggiato un nuovo singer, tal Cavallo, mette fuori tre dischi di imbarazzante bruttezza, con il pubblico dei fedelissimi che li abbandona un pò alla volta per consolarsi con i lavori  solistici di Pelù, non propriamente irresistibili a dire il vero. Adesso, con grande gioia generale e nazionale  il riavvicinamento fra i due, sancito inizialmente dal live "Stato Libero di Litifba" (2010) e soprattutto con  l'atteso nuovo album a 13 anni esatti dal disastroso "Infinito" (1999), che aveva portato al break di cui sopra. "Grande Nazione" lo dico subito è un buon disco, non lontano dai vertici dei tre dischi dei novanta citati prima, l'unica differenza o difetto se volete, è la mancanza di quelle splendide ballate che avevano marchiato quei lavori, Prima Guardia, No Frontiere, Goccia a goccia, tanto per citarne tre delle più conosciute: forse la sola conclusiva La mia valigia  può essere avvicinata a quelle. Il resto del lavoro ha un suono molto grintoso, la voce di Piero e la chitarra di Ghigo sono spesso tenute in primo piano dal mixaggio finale, quasi a voler ribadire che questo è un two men project più che un bel gioco di squadra come succedeva in passato;  in ogni caso i due leaders storici sono integrati in questo album da Federico Sagona alle tastiere e dalla sezione ritmica formata da Daniele Bagni al basso e Pino Fidanza alla batteria. Molti pezzi sanno di già sentito, alcune melodie ricordano molto quelle dei loro precedenti trascorsi, dei novanta in particolare, e forse sono le parole stavolta ad emergere maggiormente. I testi sono di piena attualità:  del resto chi, come il sottoscritto, li conosce dalla nascita sa che da sempre durante gli spettacoli Pelù è solito arringare le folle con sermoni e frecciate verso la vergognosa classe politica del nostro miserabile paese.

 

Ce n'é per tutti in questo(a) "Grande Nazione",  del resto l'Italia  segnata dal nuovo ventennio totalitario-berlusconiano offre spunti a profusione per testi diretti e sinceri e questo come ho detto è l'aspetto migliore dell'intero lavoro. Fiesta tosta e il bunga bunga, Tutti buoni con i politici che fanno i simpatici solo per strappare qualche voto, Anarcoide ovvero la voglia di allontanarsi dagli schieramenti delle opposte fazioni e ragionare con la propria testa in perfetta autonomia. Elettrica è davvero splendida, e per un attimo riviviamo i fasti del passato, Luna dark è un messaggio d'amore alla figlia ma anche ai tanti fans della prima ora, del glorioso periodo new wave, la title track Grande Nazione fa un triste bilancio dei 151 anni di storia italiana - "mafia, massoneria, raccomandazioni, una repubblica basata sulla furbata incentivata" -  e dargli torto francamente è dura. Nella seconda stampa del cd, pressato anche in vinile quale ideale aggancio col passato, è presente pure una ghost track, Dimmi dei nazi, che fa riferimento ad una celebre frase che Hemingway rivolse a Fernanda Pivano in un loro storico incontro;  la breve song appare anche nella  soundtrack di "Pivano Blues-sulla strada di Nando"  al quale i Litibifa hanno prestato questo singolare frammento sonoro, fischiettato oltre che cantato, un po' sulla falsariga di Suona fratello che chiudeva "Spirito". A questo punto non rimane che attendere il tour che seguirà la pubblicazione del disco, certi che gli spettacoli live, che da sempre offrono piene garanzie di riuscita, confermino la ritrovata verve di questa amatissima formazione fiorentina. Promuovo il tutto, magari non a pieni voti:  guardandosi intorno non si vede molto di meglio, mentre i rinati Litfiba sanno ancora mordere e graffiare a sufficienza.

Ricardo Martillos
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