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17 ottobre 2014 ,

Paolo Benvegnù

EARTH HOTEL

2014 - Woodworm-Audioglobe
[Uscita: 17/10/2014]

# Consigliato da Distorsioni

BEVENGNU_EARTH_HOTEL_cover_300dpiTorna, tre anni dopo l’acclamato “Herman”, Paolo Benvegnù, già frontman degli Scisma e quindi autore in proprio di alcuni dei migliori album del rock italiano attuale. Questo nuovo “Earth Hotel” si pone in linea col disco precedente, ma su toni più intimisti. L’idea che sorregge il disco è quella di un viaggio, e per ogni canzone c’è un luogo di ispirazione. I testi, sempre complessi, non hanno però il tono visionario e apocalittico del disco precedente, sono più rivolti al quotidiano, ai rapporti personali. Il brano d’apertura, Nello spazio profondo, trascina immediatamente nel mondo mesmerico di Paolo Benvegnù, tra arpeggi di chitarra e volute di sintetizzatore, mentre i tempi della batteria rallentano o incalzano per influenzare l’effetto del testo. Una nuova innocenza fa impallidire molte band che sfruttano il revival degli anni ’80: bello l’inserimento degli archi tra le sonorità profonde delle chitarre e delle tastiere, in questo disco più sfruttate che in passato. Ci sono  altri brani che catturano fin dal primo ascolto: Life, delicata ballata acustica; Divisionisti, altro brano di ispirazione new wave, con chitarrine cristalline e archi suadenti; la bucolica Orlando, dal tempo di valzer e il testo più romantico del disco, ma non pensiate che romantico voglia dire banale: per Benvegnù è impossibile esserlo.

 

Piccola pornografia urbana, il brano dal ritmo più incalzante, con un’insinuante figura ritmica di batteria e tastiere; Hannah, soffice ballata per piano e corde arpeggiate, così come Sempiterni sguardi e primati, che esplode in una melodia degna della migliore paolotradizione italiana. Altri brani, come Nuovosonettomaoista, pur validi, sacrificano un po’ la musica al testo. Questo disco non è un capolavoro come “Le labbra”, ma è comunque molto riuscito. La musica di Paolo Benvegnù non è pop, non è da classifica, necessita di molti ascolti per coglierne le melodie sotterranee, la preziosità degli arrangiamenti, la complessità dei testi. Inoltre la scaletta è costruita in modo da creare un continuo crescendo emotivo, da una partenza violenta fino a un finale liberatorio, come se fosse un romanzo o un film. Se l’ascoltatore vi si immerge, come si dovrebbe fare sempre con l’opera di un artista - e in questi tempi convulsi sappiamo sempre meno farlo - può scoprire il mondo interiore di uno dei maggiori musicisti del momento.

Voto: 8/10
Alfredo Sgarlato

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