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22 maggio 2018 , ,

Dead Cat in a Bag

SAD DOLLS AND FURIOUS FLOWERS

2018 - Gustaff Records
[Uscita: 18/05/2018]

#consigliatodadistorsioni

 

Dead-cat-in-a-bag-758x758Sono passati quasi quattro anni dal loro precedente album “Late For A Song” ed ecco finalmente vedere la luce il nuovo e atteso lavoro dei Dead Cat in a Bag, anche se l'anno scorso il frontman Luca Swanz Andriolo aveva dato alle stampe un bellissimo album di cover. E l'attesa non è andata delusa, anzi, “Sad Dolls and Furious Flowers” ce li mostra ispirati e pienamente padroni della loro arte. Da lodare innanzitutto la scrittura di Luca Swanz Andriolo, la sua voce roca, sofferta e potentemente evocativa, la qualità dei suoi testi (basterebbe citare questo verso «Entre Dieu et l'homme, je marche avec l'homme, si l’homme existe» da Le Vent, per evidenziare la capacità di tratteggiare in poche parole, evocative di riflessioni secolari, aspetti centrali della condizione umana), ma forse quello che fa dei dischi della band torinese qualcosa di qualitativamente unico nel panorama musicale italiano, e non solo, è la straordinaria complessità e fantasia degli arrangiamenti, che si caratterizzano per la grande varietà degli strumenti, per la misura e l'equilibrio del loro impiego e per la capacità di connotare ogni canzone attraverso suoni, ritmi che ne colorano le atmosfere tratteggiandone ogni sfumatura e fanno di ogni canzone un viaggio profondo dentro i meandri tortuosi e a volte dolorosi della vita e dell'animo umano.

 

Si comincia con le trame oscure di Sad Dolls i cui rossastri bagliori morriconiani  incastonano i versi recitati da Kim Williams: «We’re waiting in a dream/Of sad dolls and furious flowers/And we awaken too late/And then go back to sleep», e che ritroveremo dead cat bandma cantati in spagnolo da una bambina, nell'ultima canzone, Furious Flowers, che chiude il cerchio come in un eterno ritorno, qui una musica felliniana fra fisarmonica, violino, trasognata elettronica ci conduce malinconicamente alla fine di questo meraviglioso disco. Fra questi due estremi undici canzoni a comporre un caleidoscopico itinerario musicale che toccherà molte corde del sentire e del patire umano. Se la frontiera è il luogo dell'attesa e della paura dell'attesa Promises in the Evening Breeze è la perfetta canzone per celebrare il matrimonio fra la frontiera e la balera già celebrato dai Sacri Cuori, mentre la notturna Not a Promise ci porta nelle atmosfere 'round midnight' fra solitudine e incomprensione con una tromba dal suono intenso e malinconico a raccontarci il male di vivere.

 

Altra canzone capolavoro è The Voice You Shouldn't Hear, tre minuti di rara forza e intensità, qui la voce si fa sussurro, ma la tensione sale fra suoni aspri di violino, voci stravolte, ritmi vagamente balcanici, a disegnare insieme alla successiva e più sommessa The Place Where You Shouldn't Go un cupo ritratto dell'inquietudine, dell'angoscia e della fragilità dell'esistenza. Bagliori country e la voce e le parole che trasudano rabbia e dolore («la vita è una tale perdita di tempo/e non puoi certo dire che vale un centesimo») dead cat band2caratterizzano Waste, i colori autunnali e la struggente malinconia della solitudine ammaliano in Le Vent con uno Swanz splendido chansonnier immerso nei fumi di una papier mais. Se la splendida cover di Venus in Furs e una The Clouds rielaborazione del Modugno di Che cosa sono le nuvole, ci rimandano all'album di cover che Andriolo ha dato alle stampe lo scorso anno, Mexican Skeletons ci porta musicalmente nel Paese in cui festa e morte sono indissolubilmnte intrecciate, e l'indolenza estenuata del canto ci sussurra parole svelatrici della tragica follia dell'esitenza. Ma se la vita beffardamente non ci dà possibilità di salvezza, sono opere come questa a rendercela migliore e più sopportabile. Solo lo spazio ci impedisce di lodare tutti i musicisti che hanno partecipato.

 

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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