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16 febbraio 2017 ,

Francesco Paolo Paladino

ARIAE

2017 - Silentes, Ltd. 25 copie arte edizione (set con cd + 8 " VINILE + foto originali e forex) con Simon Ballestrazzi, Gianluca Favaron, Alessandro Fogar - foto di Maria Assunta Karini
[Uscita: /01/2017]

#consigliatodadistorsioni

 

Oltre la musica e oltre il suono c’è la variazione perpetua e infinita del divenire musicale universale. L’armonia cosmica, la cosiddetta musica delle sfere. L’essenza dell’assoluto, per dirla con le parole di Ferruccio Busoni, che teorizzava l’esistenza di una melodia incorrotta esterna e lontana dall’umano sentire. Ma se guardiamo molto più indietro, fino a Democrito e ai filosofi greci, possiamo renderci conto che gli interrogativi umani si erano già confrontati con alcune ipotesi intuitive. Gli accordi planetari si sintonizzavano su frequenze capaci di catturare il movimento dei corpi celesti e le vibrazioni della terra. Il regista, compositore, artista a tutto tondo Francesco Paolo Paladino usa la sua insaziabile curiosità per provare a stabilire una nuova connessione con la storia.

Del resto l’istrionismo della sua avanguardia sperimentale si è sempre mosso trasversalmente tra fascinazione per il primitivo, per le suggestioni evocative legate al mito, alla ritualità, al culto delle origini, fino alla trasposizione ad un futuribile onirico, trascolorato, in cui la tecnologia fa da supporto interpretativo alla complessità psichica più inintelligibile.

 

Nel suo precedente “The Son of Unknow Fish” (2014) le sue visioni in suoni avevano implicitamente fatto richiamo alla musica modale e al raga minimale. Con “Ariae” l’esplorazione si spinge oltre, diventa ardita e allo stesso tempo sembra essere legata ad un bisogno incontenibile di tentare una sfida, di giocare consapevoli dei propri limiti, di provocare ed esaltarsi nella tensione dell’azzardo. Le orecchie elettroniche che ascoltano sono delle ideali estensioni sensoriali. Si cattura l’aria, il refolo di brezza che misura la ariaeprofondità della notte, la variazione impercettibile di un’onda plasmata dalle forme che accarezza, dalle densità che attraversa. Ma questo sentire è accordato con il cuore, con l’emozione suscitata dall’attimo e impressa sulle corde del violino birmano.

In tutto il disco, che pure è diviso in quattro movimenti: Aries, Ariae, Ariel, Ariente, si ha l’impressione di un continuum, di un affaccio prospettico ultradimensionale. Le suggestioni sono scansionate anche dalle apparecchiature di Balestrazzi e Favaron in Ariel e di Fogar in Ariae. Una grande membrana che galleggia nell’etere e che prova a decriptare il respiro del mondo. Così come si favoleggia sulle arpe eolie che anticamente provavano l’intermediazione tra musica mundana e musica instrumentalis, ci si affida ora alle nuove sensibilità uditive di filtri elettronici, capaci di intercettare e sintetizzare le frequenze. La rilevanza sta nel fatto che il suono diventa un fatto artistico. L’astrazione, l’aleatorio sono i valori assoluti su cui posare la più pura e sublime intuizione. L’uomo è un raccoglitore, un registratore pulsante. Si riconcilia con la natura e con la sua armonia, si apre all’interazione e si accorda con il fluire trascendentale. E’ egli stesso musica in ogni gestualità, in agni tentativo del suo spirito di rigettare la paura atavica del silenzio.

Voto: 8/10
Romina Baldoni

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