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20 luglio 2013

Klippa Kloppa

AMORE COSMICO

2013 - Charity Press
[Uscita: 3/07/2013]

klippa kloppaIn un primo momento, ascoltando i Klippa Kloppa, la domanda più spontanea che viene da farsi è senza ombra di dubbio: come mai non ne sapevo nulla? Ma questo solo in un primo momento. Poi inevitabilmente smetti di farti domande, inizi a familiarizzare con la loro musica, con la loro brillante e fluente poliedricità e le domande semplicemente non servono più, diventano quel superfluo che non appartiene al loro mondo e al loro manifesto concettuale. Comunque per dovere di cronaca e per rompere un po’ quella cortina fumogena che ne tiene ben protetta l’identità proviamo a dare semplicemente due informazioni sconvolgenti: fanno musica dal lontano 1999 ed hanno una discografia da far ammutolire Frank Zappa e Lou Reed. Provengono da Caserta, nella loro mutevolezza da collettivo inglobano le menti e i talenti di due musicisti navigati ed onnivori come Prete Criminale (Nicola Mazzocca) e Mr Draghen (Mariano Calazzo). L’elemento che più caratterizza la loro musica, capace di unire e rielaborare i generi più disparati, è sicuramente la naturalezza con cui sanno far convergere le tradizioni propriamente italiche di melodia, pulsioni pop dal sapore popolare, con la raffinata ricerca sperimentale, spesso supportata da un uso dell’elettronica analogica a mo’ di screziature di reminescenze, di flashback onirici tra il fantasioso e il visionario. Il tutto ripassato in un filtro magico di diluizione, di sfocatura spazio-temporale, di fluidità minimalista soporifera, intensa, piacevole, giocosa, ipnotica.

 

Quest’ultimo lavoro è uno strumentale sviluppato su un’unica traccia che ricollega il loro percorso di ricerca avanguardistica sia a sentori orientaleggianti ed esotici che a vere e proprie pièces di improvvisazione orchestrale in cui predomina l’istinto, il free jazz, l’atmosfera ambient. Un flusso denso ed omogeneo che indaga su varie possibili soluzioni in una parabola evolutiva intensa ed emozionante: dal concretismo alla sperimentazione industriale, dalla manipolazione alla distorsione. Casualità, ripetitività ed infine ritmicità diventano l’armonizzazione perfetta di un’apparente distopia e di un caos primordiale che trova i suoi incastri perfetti in una reazione naturale giocata sull’intuizione e sulla naturalezza. Non ci sono vincoli, non ci sono forzature né delimitazioni. Un’esplosione frizzante che attraverso l’accompagnamento musicale ci spalanca davanti agli occhi svariate tipologie di orizzonti. Il viaggio subliminale cosmico, il tripudio ritmico, la ricerca e l’evasione, la funambolicità dadaista capace di far passare l’emotività ed il trasporto sensoriale per le vie dell’amatoriale e dell’estemporaneo. Che poi ci si accorge che tutto questo apparente naif raffazzonato è in realtà molto più arrangiato e sottilmente intessuto di quanto risulti evidente, è l’incanto e il prodigio del loro segreto. La Klippa Kloppa è creatura pensante, talmente sfaccettata e complessa da poter assurgere a qualunque ruolo.

 

 

Il dub fusion iniziale si disperde, monta progressivamente in un motorik teutonico che ci fa pensare ai Faust, diventa cadenza cingolante sfilacciata e lacerata da feedback. Al sesto minuto parte una digressione imbastita da percussioni quasi primitive, sporcate dalla bassa frequenza, da una serie di manipolazioni stridenti. All’undicesimo minuto un vociare fuori fuoco e dissonante satura l’atmosfera fino ad infrangersi in un gorgo di pura sospensione. Inizia una fase fluttuante, amniotica che lentamente raccoglie le fila di nuove simmetrie ritmiche (16.30). Dal 21esimo minuto la melodia perfetta si concilia con gli ultimi frammenti di disordine, l’equilibrio è espresso da suoni scarni e riverberati. Folate di sinth, leggeri e cristallini tocchi di tastiera che raccontano la storia di una riconciliazione, di un approdo rassicurante, di una magica simbiosi. L’ultimo capitolo Klippa Kloppa è una monografia coesa e coerente che intesse un inno gioioso alla vita e alla magia dell’esplorazione. Per la prima volta il combo non ha bisogno di ricorrere a linguaggi molteplici e frammentari per raccogliere la miriade di idee che gli frullano in testa. Sviluppa con grande efficacia e dettagliata minuzia un tema ben preciso, che viene impresso definitivamente e con mano sicura in questo acquerello, in cui la lievità del pennello sa catturare la profondità e le amenità del paesaggio emozionale.

Voto: 7.5/10
Romina Baldoni

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