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22 aprile 2017

The Black Angels

DEATH SONG

2017 - Partisan Records
[Uscita: 21/04/2017]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni     

 

blackangels-art-deathsongChe i Black Angels, la band di Austin, Texas, capitanata dal prode Alex Maas, sia tra le realtà più pregnanti della scena neo-psichedelica mondiale, è esemplificato da qualche lustro di brillante attività discografica, culminante in questo quinto album da studio licenziato dalla Partisan, “Death Song. Data per pacifica la matrice palesemente “velvettiana” del loro nome, e acquisite, come dato inconcusso, le loro derivazioni artistiche da gruppi quali i leggendari 13th Floor Elevators di Roky Erickson (col quale, d’altronde, hanno realizzato diverse live sessions), i formidabili Spiritualized dell’elfo cosmico Jason Pierce, nel corso di un par di lustri i Nostri hanno saputo ritagliarsi uno spazio di preziosa autonomia creativa e di notevole originalità espressiva. Opere come “Directions To See A Ghost”, “Phosphene Dream”, “Indigo Meadow”, rappresentano altrettante pietre miliari dello psych-rock della scena contemporanea. E anche quest’ultimo lavoro si situa su livelli di quell’assoluta eccellenza cui la band americana ci ha fatti avvezzi, sin dall’iniziale Currency, dove la voce di Maas introduce un’obliqua danza alle soglie dell’abisso scandita dalla chitarre, ora in torsione febbricosa ora in graffiante adustione di Christian Bland e Jake Garcia.

 

black_angels_announce_pic_web_resCosì come rocciosa anzichenò appare la tirata al vetriolo di I’d Kill For Her, colma di atmosfere che paiono generate dal rock caustico dei Jesus And Mary Chain dei tempi aurei. Ritmi da classica ballata psichedelica assume, poi, la successiva Half Believing, in cui la voce di Maas si dispiega come un manto stellato sul molle velluto melodico degli strumenti. Comanche Moon è un capolavoro di materia psichedelica recata a livelli di fusione siderale: voce liquida in lenta discesa avernale, chitarra arpeggiata su trame di tenebra, la batteria pulsante di Stephanie Bailey come entro profondità arcane, le tastiere di Kyle Hunt rotolanti verso terre incognite, brano superbo. Altri episodi di gran pregio, in sequenza: Grab As Much (As You Can), dai fulgidi riverberi ‘doorsiani’ per il sapiente 3738dosaggio degli strumenti modulati su coordinate di deviante e sognante psichedelia, cui fa da sfondo la voce del leader come un drappo di oscura litania steso su un immaginario paesaggio crepuscolare; l’intensa cavalcata sonora di I Dreamt, filastrocca onirica intessuta di notturne apparizioni spettrali, in cui una chitarra in possente declinazione recita un ruolo predominante; la superba linea compositiva di Life Song, dove la voce di Maas assume i toni struggenti del distacco e dell’oblio, della melanconia e dell’esilio da ogni forma di fuggevole bellezza terrena, a chiudere un album di pregevole fattura, un volo della mente nei cieli cristallini della più autentica e incorrotta psichedelia.  

 

Voto: 7,5/10
Rocco Sapuppo

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