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5 luglio 2017 , , ,

Algiers

THE UNDERSIDE OF POWER

2017 - Matador
[Uscita: 28/06/2017]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni

 

Alla fine del 2015, annata qualitativamente ricca dal punto di vista musicale, l’omonimo primo album della band multirazziale di Atlanta figurava in quasi tutte le classifiche della stampa specializzata, avendo colpito la critica grazie a quei suoni stratificati e a canzoni assolutamente “nuove”. Si attendeva la nuova prova dei Georgiani con un misto di speranza e timore, in quanto sembrava difficile che potessero ripetersi a quei livelli non potendo più contare sull’effetto sorpresa. Ebbene, i nostri hanno fatto di meglio, realizzando un'altra opera di rilievo che facilmente ritroveremo a fine anno nei poll.  Si comprende già da subito che si tratta di qualcosa di importante: i primi suoni dell’introduttiva Walk Like A Panther sono confusi, sovrastati dalla voce di Fred Hampton, un membro delle Black Panthers ucciso dalla polizia a Chicago nel 1969, a dare il tono a un album duro, ricco di elettronica e di influenze che si sovrappongono: soul, rock, (post)punk, gospel, a comporre un suono ancora più personalizzato, più estremizzato rispetto a quello del disco precedente di questo trio, oggi ampliato dall’inserimento in organico di Matt Tong, un apporto assolutamente funzionale con quella batteria secca, evidente, monolitica.

 

La voce particolare di Franklin James Fisher, la chitarra spesso lancinante di Lee Tesche, il basso sinuoso di Ryan Mahan hanno trovato nell’ex Bloc Party l’elemento perfetto per dare consistenza a questi racconti, sposando perfettamente lo stile del percussionista alle atmosfere dell’album.  Non si può prescindere, infatti, dal messaggio che emerge da testi di denuncia, i cui riferimenti sono da ricercarsi nella situazione socio economica del dopo 2009, gli aneliti di libertà repressi nel sangue, i troppi casi di uccisioni di afroamericani da parte della polizia (Cleveland, dedicata alla morte del dodicenne Tamir Rice), il tutto espresso rabbiosamente (il crescendo punk di Animals) o su toni algidi e spettrali (Hymn For An Average Man)  Non mancano, comunque, brani musicalmente più fruibili (The Underside Of Power, irresistibile) o riflessivi (Mme Rieux, sorta di gospel che al sottoscritto ricorda vagamente gli Housemartins) a stemperare la densità di un disco che si staglia nel panorama odierno e che si chiude sui toni afro-jazz di The Cycle/The Spiral: Time To Go Down Slowly, dopo essere passati dall’intro claustrofobica di Bury Me Standing. Indispensabile.

Voto: 9/10
Massimo Perolini

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