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10 giugno 2015 ,

Algiers

ALGIERS

2015 - Matador Records-Beggars Banquet
[Uscita: 02/06/2015]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni  

 

Cover-Algiers-600x608Algiers (“Algeri”, nome scelto come autocritica verso l’egemonia culturale occidentale e solidarietà con le lotte per la libertà e l’autodeterminazione) è un singolare trio composto da Franklin James Fisher, voce e chitarra, con Ryan Mahan e Lee Tesche a chitarre e basso; niente batteria, almeno in studio (dal vivo è affidata a Matt Tong dei Bloc Party) ma accompagnamento di percussioni sparse, battimani, oggetti trovati, loop. È una band americana, da non confondere con l’omonimo duo inglese che ha pubblicato “You’re the captain”. La loro musica è un’affascinante miscela di black music e new wave, e diciamolo subito, ci piace moltissimo. Una canzone come Blood è particolarmente rappresentativa dello stile del gruppo. Basso catacombale, percussioni secche come fucilate, chitarre taglienti come una lama di metallo, i cori accompagnano la bella voce calda e pastosa di Fisher. È un disco scuro, apocalittico. 

 

L’iniziale Remains, con cori a bocca chiusa, battimani e legni picchiati, ci trasporta tra gli schiavi dei campi di cotone, ma ben presto le tastiere cupe ci ricordano che viviamo in una società industriale e in decadimento. Passato e presente si mescolano perfettamente nella musica degli Algiers: le sonorità scabrose di Claudette non hanno nulla da invidiare ai trends più avveniristici di Oltremanica, ma l’uso delle voci ci rammenta che è dal blues algiers_big_732_488che è nato tutto e che è sempre al blues che dobbiamo tornare. Le atmosfere plumbee ed apocalittiche che permeano il disco non trovano però riscontro nei testi: la band, dichiarano i componenti, rifiuta il nichilismo, e politica e spiritualità, ispirata della lettura di Eliot e dei testi sacri di tutte le religioni, sono riferimenti che il gruppo considera necessario esporre. Questa matrice sia politica che religiosa, popolare nel senso migliore del termine, porta anche alla scelta degli stili compositivi: secondo Fisher e Mahan gospel e punk sono generi simili, entrambi pregni di “possessione” e di speranza. Un disco molto riuscito, tra i più interessanti e originali che abbiamo ascoltato in questa prima metà dell’anno. Da avere assolutamente.

 

Voto: 8.5/10
Alfredo Sgarlato

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