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13 marzo 2015 ,

Justin Townes Earle

ABSENT FATHERS

2015 - Loose Music
[Uscita: 13/01/2015]

USA

 

absentfathersJustin Townes Earle, 33 anni appena compiuti, proviene da Nashville, Tennessee. Concittadino del bravo Andrew Combs, più giovane (e bravo) di lui e del quale ci siamo occupati recentemente. Ma soprattutto ha discendenze artistiche nobili, essendo figlio del grande Steve Earle e figlioccio dell'immenso Townes Van Zandt. Due nomi che mettono i brividi. Prima di dedicarsi alla carriera solista ha fatto la gavetta in due oscuri gruppi della sua città natale, The Distributors e The Swindlers, quest'ultimi sul versante bluegrass. Il suo primo vagito discografico  è un ep di sei pezzi chiamato "Yuma" uscito nel 2007. Il suo disco di maggior successo è "Harlem river blues" (2010) che contiene l'omonima canzone, che 4 anni fa ebbe un buon airplay ed è a tutt'oggi la sua più nota. Quantomeno nel paese d'origine. Adesso Justin ha avuto una idea ambiziosa, ovvero un doppio album diluito nel tempo, uno, "Single Mothers" uscito il 9 settembre (Vagrant Records) bissato a Gennaio di quest'anno da"Absent Fathers". L'ascolto consecutivo dei due albums non fa registrare grosse differenze fra i due lavori, e viene naturale chiedersi il perché di una simile scelta. E non diciamo nemmeno che estrapolando il meglio dai due dischi ne sarebbe venuto fuori uno buono perché vi racconteremo una bugia. 

 

singlesJustin non ha purtroppo gli stessi cromosomi dei suoi illustri parenti  e nemmeno una voce particolarmente brillante. I pezzi scorrono uno dopo l'altro senza molte variazioni, al punto che anche mescolandoli nessuno noterebbe la differenza. Con la sua voce molto somigliante al primo Bruce Springsteen e con le sue ballate fin troppo malinconiche finisce rapidamente per sfinire anche il più paziente ascoltatore. Dal disco gemello di settembre Single Mothers sono pochi gli episodi che riescono a destarci dal torpore di queste melense ballads. L'innocuo rock'n roll di My baby driver, Time show fools e la finale Burning pictures sono piccole fiammate in mezzo a tanta tristezza e rassegnazione. E le cose non migliorano affatto col disco di quest'anno,jte "Absent Fathers", con i soliti toni ombrosi, la stessa voce malinconica, i ritmi stanchi. Un disco se possibile ancora più piatto e fermo del precedente, poco da segnalare qui. Diciamo, con grande generosità, che Round the bend, quasi Willie Nile, è passabile così come il finale lacrimoso di Looking for a place to land, che appare quasi un omaggio al Boss di metà anni settanta. Ma davvero è troppo poco per salvare una così ardita operazione dal naufragio. Justin Townes Earle con questo doppio disco dimostra una presunzione fuori dal comune. Papà Steve non avrà probabilmente gradito. A Febbraio è uscito "Terraplane", il suo nuovo disco, l'occasione giusta per impartire qualche lezione in famiglia.

 

Voto: 5 /10
Ricardo Martillos

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