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2 gennaio 2019

Suspiria

Luca Guadagnino

Nelle sale: 1 Gennaio 2019 - Stati Uniti - Italia

Genere: Horror - Cast: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Lutz Ebersdorf, Jessica Harper - Durata: 152 minuti - Distribuzione: Videa - Anno: 2018 

 

 

suspiria-posterE’ un cinema liquido, quello di Luca Guadagnino: non tanto per la duttilità che imprime nella materia di cui tratta, e neanche per l’estrema facilità con cui riesce a sgusciare nei generi: impossibile da dimenticare il teen drama di “Melissa P.”, suo esordio, il dramma familiare di “Io Sono L’Amore”, il thriller di “A Bigger Splash”, il melò di “Call Me By Your Name”. Liquido perché è immerso nel liquido: acqua, sangue, lacrime. Per un ritorno al liquido amniotico, perché si parla qui e sempre di maternità e sensi di colpa, i numi tutelari del suo cinema, del suo universo ricco, emotivo, oscuro, drappeggiante. Che Guadagnino sia un fenomeno è ormai assodato: ma con “Suspiria dimostra di “avere le palle”, di essere definitivamente un autore che per sfogare tutto il subbuglio che gli gioca dentro non bada a mode, a fandom, ma urla in faccia al suo pubblico le sue urgenze e le sue ossessioni. Che sono solo sue, come solo suo è questo “Suspiria”, solo nella sinossi apparentato con il capolavoro di Dario Argento, due film che hanno in comune il freddo teutonico degli orrori che contengono, e neanche la stessa città.

 

Parlavamo di maternità e madri: qua ce ne sono due. Per non cadere nella trappola spoiler, si passa sopra la Mater Suspiriorum e si arriva subito alle muse di Luca: da una parte Tilda Swinton, presente nei film del regista da “Io Sono L’Amore”, dall’altra Dakota Jhonson. Una davanti all’altra, una contro l’altra, una insieme all’altra. Se una madre innesca il processo della mutazione del corpo -la nascita, la crescita, la morte-, in Suspiria SUSPIRIAle madri suonano la sinfonia mortale della mutazione, costruita su orrori improvvisi, flash rivelatori, flussi onirici. E ancora la banda Baader-Meinhof, l’aereo dirottato e la Berlino del muro: echi di realtà che risuonano in una trama che ad ogni sequenza sembra voler cambiare, crescere, prendere altre forme e distrarre, condurre altrove, spiazzare in continuazione lo sguardo attonito dello spettatore. E’ un lavoro costante sulla musica, sull’immagine, sul suono, sui colori e sulle inquadrature, e per ultimo sul cinema, quello che compie Guadagnino nella frenesia di inserire un nuovo tassello nel quadro di cui è impossibile prevedere la forma finale.

 

È un film di ossa e sangue, di carne e lacrime, di paura e di amore, Suspiria: e se l’accademia di danza dove Susie Bannon vuole entrare a tutti i costi è l’utero materno, a guardarlo bene questo oggetto informe e bellissimo diventa un lucido melodramma sul valore del ricordo. Anche se dentro c’è l’horror, c’è la sofferenza dell’arte e della creazione, suspiria-720x475c’è la politica e c’è il presente (che si fonda sul sangue versato nel passato): c’è la pallida madre di Brecht, le dee sublimi di De Quincey, e la Magna Mater con la Mater Terribilis. Ma proprio nel concatenarsi delle arti e discipline emerge l’importanza del ricordo. A guardarlo bene, Suspiria inizia in uno studio polveroso di un medico ammuffito; e si chiude nella camera da letto dolorosamente antica dello stesso uomo. Nell’incipit iniziale, il dottore riceve i ricordi di Patricia Hingle; nello straripante finale (anzi, nel finale più silenzioso) i ricordi li perde. Nel mezzo, le streghe giocano con le sue memorie. E l’ultima immagine lo conferma: il valore della memoria e il dolore dell’’oblio. Davanti a noi un cuore intagliato, due lettere e il ricordo di un amore. Svanito, forse, come quelle due iniziali.    [G.F.]  

 

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SUSPIRIA-LOCANDINA-POSTER-2017Quando si tocca "materia sacra", come quella prodotta dal miglior Dario Argento nei '70 (i primi gialli e i primi due capitoli della trilogia delle tre madri), sbagliare o farsi nemici è facile. "Suspiria" di Luca Guadagnino è un film che ha diviso pubblico e critica: lo si capisce dalle numerose recensioni tra loro contrastanti apparse in giro sul web negli ultimi due mesi, divise tra chi lo ha esaltato e chi lo ha letteralmente distrutto, senza una via di mezzo: ed è proprio in quella “via di mezzo” che invece collochiamo la pellicola di Guadagnino. Il regista è sicuramente riuscito nell'operazione di realizzare un nuovo film, vagamento horror (sarebbe più esatto definirlo “di tensione”), ispirato alla storia delle tre streghe-madri, scritta da Argento più di quattro decadi fa e ispirato all’opera “Suspiria de Profundis” scritta nel 1945 dall’inglese Thomas De Quincey. Sorprendente è l’utilizzo dei colori delle pellicole utilizzate, la fotografia e le ambientazioni, davvero anni '70 e davvero curate nei minimi dettagli. La lunghezza dei piani sequenza (tipico dei film anni ’60-’70) dà la sensazione di vedere una pellicola suspiria-poster-635x635girata nei '70, mentre il film originale, per il ritmo serrato del montaggio, i colori accesissimi e la sequenza di avvenimenti che si succedono in scarsi 100 minuti sembra essere stato prodotto almeno 10-15 anni dopo. Concordiamo con le critiche rivolte dagli americani riguardo l'inserimento nella storia di elementi di cronaca contemporanea legate alle azioni terroristiche della Banda Baader-Meinhof (gruppo tedesco di terroristi di estrema sinistra) e di ricordi del periodo della seconda guerra mondiale che poco o niente c'entrano con la storia originale (ambientata a Friburgo, nella Foresta Nera, e non a Berlino) che non fanno altro che allungare inutilmente il film.

 

Definito da alcuni critici un film "pretenzioso", riteniamo invece che il regista si sia approcciato alla storia con quel timore reverenziale che si dovrebbe avere in casi come questo, realizzando un ottimo e raffinato prodotto artistico, forse non proprio spaventoso e suspiria-1feroce come l’originale. Il film ha un cast ottimo, una fotografia ottima, una regia con i fiocchi, mentre la sceneggiatura parte fedele, per poi discostarsi dall’originale e prendere una linea del tutto autonoma. Incredibile la performance attoriale di Tilda Swinton che interpreta ben tre personaggi della storia: Madame Blanc (la nota coreografa-strega che finisce per andare in contrasto con la fondatrice dell’accademia di danza), Helena Markos (la fondatrice dell’accademia, che compare nel finale del film come una creatura in decomposizione in cerca di un nuovo corpo in cui reincarnarsi) e il Dottor Klemperer (lo psichiatra co-protagonista del film). La colonna sonora, affidata a Thom Yorke, è interessante, triste e malinconica in alcuni punti, ipnotica e psichedelica suspiria-thom-yorke-cover-ts1540517192in altri momenti, inquietante in altri momenti ancora: è moderna e funzionale al film, ma non è possibile paragonarla a quella (che ancora oggi mette i brividi ed è assolutamente immortale) dei Goblin. Non privo di colpi di scena inaspettati (soprattutto nel finale), "Suspiria 2018" è un film a sè, che trae ispirazione dal vecchio "Suspiria", ma non è un remake pedissequo dell'opera argentiana.    [D.L.]

 

 

PS: non andate via ai titoli di coda, c'è una scena finale nascosta!

 

GianLorenzo Franzì - Diego Loporcaro

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