Migliora leggibilitàStampa
4 settembre 2014

Mud

Jeff Nichols

2012 - USA - Cast: Matthew McConaughey, Tye Sheridan, Sam Shepard, Reese Witherspoon, Jacob Lofland - Durata: 130 min. - Uscita italiana: 28 agosto 2014

 

"Mud", terza prova registica di Jeff Nichols, arriva finalmente nelle sale italiane (con un paio d'anni di ritardo, e distribuito dalla benemerita Movies Inspired). Trascinato probabilmente dalle recenti prove d'attore (con relativa pioggia di premi) del suo protagonista Mattew McConaughey, il film raggiunge anche il nostro paese, pur con un'uscita tardo-estiva un po' in sordina; ma tant'è, bisogna accontentarsi. Non ci pare un'esagerazione affermare che Jeff Nichols (classe 1978) sia uno dei registi più dotati ed interessanti del cinema americano contemporaneo. Con soli tre film, il duro e tesissimo Shotgun Stories, Take Shelter (per chi scrive uno dei capolavori del cinema statunitense degli ultimi anni) e ora con Mud Nichols ha imposto il proprio nome tra quelli dei registi più talentuosi della sua (giovane) generazione. Tutti i suoi film hanno un fondo comune, una connotazione spaziale, geografica quasi, che li rende riconoscibili ed inquadrabili (pur con le loro differenze, a volte anche grandi) in un unico filone. Questa connotazione spaziale è necessariamente anche e soprattutto culturale: quel Sud profondo (l'Arkansas), duro e inospitale, diventa il teatro della sofferenza e della difficoltà, lo sfondo della crisi (individuale e collettiva) che il cinema di Jeff Nichols racconta con grande maestria, ma senza mai essere didascalico.

 

Anche Mud cammina su questa via: una storia d'amore, di crimine e di vendetta che scivola lenta come il fondo fangoso e l'acqua torbida d'un Mississippi per nulla da cartolina; che scandisce la vita dei personaggi, immersi in un ambiente inospitale, un'America dura e rurale, legata ancora a mezzi di sostentamento e produzione primari e ad un rapporto di incontro-scontro con la Natura (il fiume, la terra). In questo paesaggio si muove un'umanità orgogliosa, come in un romanzo di Steinbeck o di Faulkner, e questo ambiente rimane, per sua stessa natura, spettrale ed inquietante come una foto di Clarence John Laughlin. Un'America di provincia, lontana dalla grande città, isolata e chiusa, e forse per questo vera: Nichols con Mud mette in scena una sorta di La morte corre sul fiume contemporaneo, aggornato all'incertezza dell'oggi: un ulteriore momento d'una crisi ormai duratura. La metafora acquatica, nella sua lenta e melmosa consistenza accompagna una vicenda che s'intorbidisce sempre più, che scivola inevitabilmente verso la tragedia, ma la metafora s'allarga al di là del privato delle vicende narrate, che diventano specchio d'un mondo intero.  McConaughey è perfetto nel ruolo di un antieroe romantico, il cui destino è già scritto dalla prima inquadratura; i giovani coprotagonisti (Tye Sheridan in particolare, che offre una interpretazione "gemella" in Joe di David Gordon Green) sono personaggi che sembrano scritti da un Mark Twain dei nostri giorni. Sam Shepard e Reese Witherspoon sono comprimari d'eccezione.

 

Le connotazioni politiche, sempre presenti nel cinema di Jeff  Nichols, hanno il pregio di non essere ostentate, ma emergono autonome (crisi economica, sociale, personale: politica, in una parola), e proprio per questo hanno una forza maggiore. Lo stile del regista è ormai riconoscibile, e fortemente caratterizzato: figlia del miglior Malick, l'immagine di Nichols è sempre cristallina, la luce disegna sullo schermo un paesaggio che inevitabilmente si carica d'altro, d'un segno iconico, eppure fortemente corporeo. Il suo è un cinema di luce e di spazi, i luoghi dipingono i personaggi, li influenzano inevitabilmente (e per questo il suo è un realismo duro e secco), quasi li guidano. Questo spirito southern (gothic), comune a tutti i suoi film, rende i personaggi di Mud letterari, costruiti e sinceri allo stesso tempo: l'ambiente è il personaggio, e il personaggio incarna l'ambiente. Se Take Shelter, ad oggi, resta il capolavoro del regista, Mud aggiunge un importante tassello alla sua filmografia: ribadisce punti chiave della poetica di un autore che ha ormai un'impronta ben marcata. Jeff Nichols è figlio del grande cinema americano, e sta contribuendo a tenerlo in vita, se non a farlo rinascere.

Luca Verrelli

Video

Inizio pagina