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20 settembre 2014

Joe

David Gordon Green

2013 - Cast: Nicolas Cage, Ronnie Gene Blevins, Tye Sheridan, Sue Rock, Heather Kafka - Durata: 117 min. - Uscita nelle sale italiane: Ottobre 2014 - USA

 

Immaginiamo per un momento che internet non esista. Immaginiamo per un attimo che non ci siano Amazon, Ebay o tutti quei siti dove comprare home video stranieri. Poniamo per un istante che sia impossibile scaricare film (legalmente o no sta alla vostra coscienza) e che l'unico modo per vederli sia guardare la tv o andare al cinema. Bene, in un mondo del genere, il povero italiano isolato dal resto del mondo, leggendo il nome di David Gordon Green dovrebbe rabbrividire, perché sono tre i suoi film che fino a oggi sono stati distribuiti qui da noi: "Strafumati", "Sua Maestà" e "Lo spaventapassere", tre film demenziali, volgarissimi e di qualità praticamente inesistente (ma mentirei se dicessi che non mi hanno divertito). Quello che il povero italiano non saprebbe è che la carriera di Green inizia molto prima di Strafumati e inizia alla grande: nel 2000 a soli 25 anni il suo film d'esordio, "George Washington", gli vale svariati premi e fa gridare i maggiori critici americani al capolavoro. Seguono poi altri tre titoli  non altrettanto osannati, ma comunque di ottima qualità. Il successo vero però, quello economico, non arriva mai, perciò quando Hollywood chiama Green risponde e sforna i tre blockbuster comici che lo portano ben lontano dalla sua strada ma magari gli permettono di saldare il mutuo di casa. Nel 2013 riprende la «retta via» e vince il premio per la miglior regia al festival di Berlino con "Prince Avalanche", film che segna il suo ritorno alle origini, a quel cinema intimo, delicato e toccante, costruito su personaggi semplici, dialoghi credibili e una fotografia che è ormai il suo marchio di fabbrica. Neanche Prince Avalanche è stato distribuito qui, perciò il povero italiano isolato dal resto del mondo non potrebbe vederlo.

 

 E così a conti fatti di 10 film diretti da Green ad oggi in Italia ne sono stati distribuiti solo tre, facendo attenzione a farci arrivare i più brutti. E per questo è un piccolo miracolo che a ottobre qui da noi si possa finalmente vedere in sala "Joe", il suo penultimo lavoro (l'ultimo, "Mangelhorn" con Al Pacino, è stato appena presentato al festival di Venezia), con Nicolas Cage e Tye Sheridan. Siamo in Texas, in quel South che non è solo uno sfondo (e che ultimamente sembra essere ricorrente in cinema e tv, da "Mud" a "True Detective"passando per l'italiano "Stop the pounding heart") ma un vero e proprio personaggio del film, un fattore imprescindibile del racconto, quel Sud bello e crudele, proprio come la vita, in cui neanche gli alberi possono permettersi di essere deboli, figuriamoci gli uomini. Joe infatti uccide alberi per professione, avvelenando i più fragili per far spazio a specie più robuste. E' un uomo dal passato burrascoso che sta cercando di rigare dritto nonostante la sua dipendenza dall'alcol e quella rabbia e quella violenza che si porta dentro e che a stento tiene a bada. Gary ha 15 anni e una famiglia decisamente problematica e si rivolge a Joe per trovare lavoro. Tra i due nascerà un'amicizia sempre più stretta, che porterà però a conseguenze inaspettate.

 

Certo il plot non è tra i più originali (è tratto da un romanzo di Larry Brown), ma laddove manca di inventiva ci sono una regia attentissima e due interpretazioni eccellenti a compensare: Tye Sheridan, che già aveva colpito in Mud e "Tree of life",  non fa che confermare la sua bravura, ma paradossalmente qui la sorpresa è Nicolas Cage. Reduce da anni di scelte sbagliate (facendo dovute eccezioni, come il sudatissimo e allucinato cattivo tenente Herzoghiano), appesantito nel corpo e nell'anima, Cage è un Joe perfetto: un perdente dal cuore selvaggio, disilluso e scorbutico, tormentato e sofferente ma prottettivo come un padre. E' un cowboy moderno in cerca di redenzione, ma bisogna fare attenzione a ciò che si desidera perché lo si potrebbe ottenere. Perciò quando l'occasione arriva si troverà davanti a un bivio cruciale: continuare a rigare dritto o agire come farebbe il vecchio Joe, ma stavolta per una buona causa? Perchè la strada per la redenzione non può essere semplice, non può essere in discesa. Non nel Texas di Joe, non nel Sud di Green, non in questo mondo.

Yippie Kay Vale

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