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19 maggio 2015

Cobain – Montage of Heck

Brett Morgen

2015 - USA

USCITA: 28 Aprile 2015 - SCENEGGIATURA: Brett Morgen - FOTOGRAFIA: Nicole Hirsch Whitaker, Jim Whitaker - MONTAGGIO: Brett Morgen - MUSICHE: Jeff Danna -DURATA: 135 Min. - PRODUZIONE: HBO Documentary Films, Public Road Productions - DISTRIBUZIONE: Universal Pictures - GENERE: Biografico, Documentario, Musicale

 

locandinapg1Una decina di anni fa, Gus Van Sant raccontò l’epilogo della vicenda di Kurt Cobain in “Last Days”. Il protagonista non si chiamava Kurt Cobain, i riferimenti ai Nirvana – dei quali non si ascoltava alcuna canzone- e a tutto ciò che li circondava erano vaghi ed ellittici, ma in qualche strano modo il tributo, se così si può chiamare, al musicista di Aberdeen risultava sincero. Paradossalmente credibile, persino. In “Montage of Heck”, il documentario di Brett Morgen prodotto (particolare tutt’altro che secondario) da Courtney Love e “benedetto” dalla figlia Frances Bean, si sentono canzoni dei Nirvana dall’inizio alla fine, Cobain appare attraverso la lente più trasparente e meno deformante immaginabile (i filmini casalinghi), vengono intervistate le persone a lui più vicine; eppure, alla fine il senso di mistificazione e di fiction “a posteriori” è superiore a quello trasmesso dal film di Van Sant. Difficile dire cosa sia davvero Montage of Heck. Da un lato, è il classico documentario biografico racchiuso prudentemente nei canoni del genere (la vita del protagonista raccontata in modo cronologicamente lineare, le interviste, la voce fuori campo, le sequenze dal vivo, le immagini di repertorio); dall’altro un tentativo di sperimentazione narrativa basata su una antinomia fin troppo esplicita, quella tra le parti animate e “cartoon” – finzione pop e ri-costruzione per eccellenza – e il Kurt Cobain così-com’era-davvero (?) degli home tape. 

 

cobainAlcuni di questi mettono genuinamente a disagio: assistere ai tentativi di una coppia di eroinomani di comportarsi come normali genitori con la figlia neonata può essere tanto commovente quanto disturbante, e qui nella maggior parte dei casi prevale la seconda emozione. Altrettanto inquietanti le “testimonianze” di chi Cobain lo ha conosciuto da vicino. Dalla Love ai genitori, dalla prima fidanzata alla matrigna, assistiamo a una galleria di mostri, tipicamente e angosciosamente americana, che tutto sommato spiega molte cose. L’unico a mostrare ancora oggi un sincero turbamento è Krist Novoselic, laddove invece Dave Grohl brilla per lKurt-Cobaina sua assenza. La storia dei Nirvana è riassunta in modo fin troppo sommario, ma probabilmente l’intento del film era tutt’altro che storiografico. Il punto è che l’intento del film, in definitiva, non si capisce. Non è tanto una agiografia, come si sarebbe potuto temere. Le debolezze di Cobain sono fin troppo esposte, a tratti in maniera quasi pornografica. È un’operazione più subdola e consolatoria, quella di Morgen: rinforzare il mito attraverso la realtà. Una realtà che nel suo insieme – i filmini, i ricordi degli altri, le parole di Cobain estratte dai suoi diari ed esibite banalmente come profezie auto-Kurt Cobain On 'MTV Unplugged'avveratesi, benché con sequenze animate anche pregevoli – viene piegata all’esigenza di mantenere il santino dell’artista perseguitato dai demoni, il Jim Morrison del grunge morto inevitabilmente a ventisette anni. Tutto quello che vediamo in Montage of Heck è funzionale alla dimostrazione di questa inevitabilità. Ma è la più classica delle dimostrazioni ex-post. Con la quale la musica non c’entra nulla. E forse neanche Cobain.

Carlo Bordone

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