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18 giugno 2012

Sixties Connection - The Rokes

ENGLISH/ITALIAN BEAT: CAPELLI LUNGHI, STIVALETTI A PUNTA, CHITARRE A CODA DI RONDINE


rokes volume 2The Rokes li conoscete tutti, a meno che non abbiate meno di 38 anni: furono i Beatles italiani, nel senso che fu il complesso ‘beat’ di maggior successo in Italia nei magici anni ‘60, insieme all’Equipe 84, Caterina Caselli e molti altri. Ma loro avevano quel qualcosa, e non era solo l’esperienza che li vide nascere nel 1963 come Shel Carson Combo, per poi approdare in Italia e rimanerci per un caso della buona sorte. Shel Shapiro, Bob Posner, John Charlton e Mike Shepstone erano 4 ragazzi a cui piaceva suonare il rock’n’roll, e per questo disposti a fare sacrifici, soprattutto agli inizi.  Vi rimando al loro sito web ufficiale (in calce a questo articolo), vi consiglio di visitarlo: è mio sito sui Rokes, il il più completo di informazioni sulla band che possiate mai trovare, oltre ad essere stato ufficializzato da loro stessi. Mai come oggi i loro fans sono attivi in tutto il mondo, Bob e Mike sono stati di recente ospitati in Italia per incontrare i fans. Shel Shapiro è sempre stato ed è ancora attivo musicalmente ed in altri ambiti artistici. Johnny è un pittore dei più apprezzati attualmente. Signore e Signori ...The Rokes !!!

 

THE ROKES: LA BIOGRAFIA

Fra le sue prime esperienze come musicista, Norman David Shapiro, aka Shel, ha suonato come membro di Rob Storm & The Whispers ed in vari altri gruppetti blues che cominciavano a girare nel circuito dei locali londinesi alla fine degli anni ‘50. Nel 1959 Shel fa parte per un breve periodo dei Blue Caps, la band che accompagnava Gene Vincent. Dopo di che forma lo Shel Carson Combo, il suo primo vero gruppo, insieme a Vic Briggs alla chitarra, Mike Shepstone alla batteria e Bobby Posner al basso. Cominciano col suonare a party privati per pochi amici a Londra, ma presto si esibiscono nei pub fumosirokes che pullulano intorno a Carnaby Street, come il Roaring 20s: il loro set iniziale consiste in un repertorio di standard del blues. Nel gennaio del 1963 si recano ad Amburgo, dove vengono ingaggiati per una residenza sul palco del Top Ten Club (i Beatles erano dietro l’angolo allo Star Club). Fu durante uno show davanti al pubblico tedesco che si presenta l’occasione per il gruppo di fare una tournée in Italia. A questo punto Johnny Charlton aveva già rimpiazzato Vic Briggs alla chitarra (Vic si unirà prima a Dusty Springfield e subito dopo agli Animals).

 

Con Johnny nella nuova lineup, lo Shel Carson Combo approda in Italia l’8 maggio del 1963 per accompagnare il cantante solista Colin Hicks, fratello minore della star inglese Tommy Steele (il cui successo Giddy up a ding dong faceva parte della colonna sonora del film italiano “Europa di notte”). Il gruppo firma un contratto dove si precisa che oltre a suonare le canzoni di Hicks devono anche adottare il nome di Cabin Boys. E così si parte a suonare al Teatro Alcione di Milano, dove ottengono un buon riscontro di pubblico.  Ma prima di uno spettacolo che si deve tenere a Torino succede che Hicks si ammala e perde completamente la voce, ma i Cabin Boys si esibiscono ugualmente proponendo il loro repertorio personale, ed il pubblico presente sembra apprezzare molto il loro sound impregnato di fervente R&B tanto in voga tra le band inglesi!! Non se li fa sfuggire Ferruccio Ricordi, alias Teddy Reno, che li vede suonare al Teatro Ambra-Jovinelli di Roma e li scrittura subito per accompagnare Rita Pavone nella sua tournée italiana. 

 

rokesÈ a questo punto che i ragazzi decidono di cambiare nome (di Johnny è la paternità) e così nascono i Rokes!  Iniziano col fare delle pubblicità in TV per l’Algida, e registrano il loro primo singolo, prodotto da Teddy Reno, per la ARC (sussidiaria della RCA): Shake, rattle and roll. Capelli lunghi, stivaletti a punta e soprattutto il loro nuovo sound fanno guadagnare ai Rokes uno spazio fisso al famoso Piper Club di Roma, dove riscuotono grosso successo ed ammirazione tra i numerosi teenagers italiani. La stampa specializzata li definisce i Beatles italiani, o ancora i rivali dei Beatles, ed in effetti i Rokes ottengono un successo sempre più grande con i loro singoli, sempre ai primi posti delle classifiche dei dischi tra il 1965 ed il 1969, il maggior periodo di diffusione della musica beat in Italia. Canzoni come Ascolta nel vento, C’è una strana espressione nei tuoi occhi, La mia città, Grazie a te, Proprio niente… sono di una freschezza immediata all’interno del panorama musicale italiano. Il suono della chitarra 12 corde elettrica si adatta molto bene alla voce di Shel, che canta in italiano con accento inglesizzato (ancora oggi!), mentre il resto della band esegue musica e cori ineccepibili. Con il singolo Che colpa abbiamo noi i Rokes raggiungono la più alta vetta delle classifiche in Italia, consacrandosi come il complesso musicale più amato dai giovani beatnik italiani. Il testo della canzone rispecchia benissimo il momento di protesta giovanile per questa ballata dai toni folk beat.

 

rokes la pioggia che va singleNon è da meno il retro Piangi con me, che diventerà presto un hit per i Grassroots in Inghilterra con il titolo Let’s live for today (la incideranno negli anni ’80 anche  The Lords Of New Church, la band di Stiv Bators). È la pioggia che va è solo un’altra delle canzoni vincenti dei Rokes con un testo molto pacifista, tema molto caro ai giovani degli anni ’60. Tra gli eventi più notevoli ai quali i Rokes parteciparono vi è il Cantagiro ’66 (con Che colpa abbiamo noi), il Cantastampa dello stesso anno (con Che mondo strano), il Festival di Sanremo del 1967 (con Bisogna saper perdere), l’International Show di Venezia (con Ricordo quando ero bambino), il Festival di Sanremo 1968 (con Le opere di Bartolomeo). Molte sono anche le apparizioni televisive a spettacoli di successo come Studio Uno, Cordialmente, Aria Condizionata ed alcuni film italiani del periodo (“Rita la figlia americana” con Rita Pavone e Totò, “Altissima Pressione”).  Con l’avvento del flower power i Rokes registrano un singolo dal titolo Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi, la cui copertina è intrisa di essenze floreali! Finchè c’è musica mi tengo su è il loro contributo alla musica psichedelica nascente e la canzone è costellata dal suono jangle del sitar presente su tutto il brano. I Rokes continuano tra alti e bassi fino al 1970, dopo aver pubblicato quattro album, più di una dozzina di singoli e centinaia di concerti in giro per l’Italia che li hanno resi strafamosi.

 

Sull’ultimo singolo Ombre blu, appesantito da un ricco arrangiamento orchestrale, Johnny Charlton non prende parte alla registrazione. Il loro ultimo concerto insieme in Italia si tiene a Roma l’8 agosto del 1970, di fronte a 12000 persone!! Shel Shapiro dopo aver inciso rokes che colpa abbiamo noi 45 giridue album solisti ha fatto il produttore di artisti come Mina, Patty Pravo, Gianni Morandi, Loredana Bertè ed ha scritto molti brani di successo per loro. Vive tra Roma e Milano. Nel 1971 Johnny Charlton ha aperto il suo laboratorio elettronico, vive a Roma, dove possiede una galleria d’arte. Mike Shepstone ha formato nel 1971 una band dal nome PAX, durata pochissimo. Insieme a Bobby Posner sono tornati in Inghilterra nel giugno 1974. Sono entrambi sposati, Mike ha un figlio, Bobby due. Bobby Posner attualmente è possessore di un disco-pub in Hastings, è ancora attivo nella scena musicale, ed ha suonato e cantato gli ultimi 14 anni in una band di successo, Grundy. Mike vive a Bournemouth e ‘traffica’ in antichità.

 

LA BIOGRAFIA  English Version 

 

 

INTERVISTA a  BOBBY POSNER

Nel lontano millenovecentonovantotto cominciai a mettere su il sito web dedicato ai Rokes. Questa è l’intervista che mi rilasciò Bob Posner una volta che lo ebbi conosciuto in carne ed ossa a Londra a Natale del 1999.

The Rokes Bobby Posner intervista

 

FRANCESCO FICCO - Bobby dicci dello Shel Carson Combo, era questo il nome band prima di arrivare in Italia. Avete suonato ad Amburgo vero? 

BOBBY POSNER - Avevo risposto ad un annuncio su un quotidiano locale, e dopo un paio di giorni mi chiamò Shel. Mi chiese se potevamo vederci per fare due chiacchiere e suonare qualcosa insieme. Quando lo vidi pensai, ‘Dio com’è alto!,’ ma sembrava simpatico, guidava una Ford Anglia. Discutemmo un pò ed io suonai qualcosa, cosi disse ‘Ok, vieni che proviamo insieme agli altri’, che erano Vic Briggs e Mike Shepstone. Questo fu l’inizio dello Shel Carson Combo e facemmo un tour in Inghilterra e Scozia, poi ad Amburgo e Hannover in Germania. Fu li’ che ricevemmo un telegramma dal nostro agente che era a Londra, il quale ci chiedeva se eravamo disposti a fare un giro di quattro settimane in Italia per accompagnare Colin Hicks. Dicemmo di sì, ma all’epoca andavano per la maggiore i cantanti solisti accompagnati dai gruppi, tipo Cliff Richard and the Shadows , o gruppi vocali come i Drifters. Ma soprattutto cantanti solisti come Elvis, Ray Charles, Buddy Holly and the Crickets.

 

Quali erano i gruppi famosi all’epoca in UK?                                                  

In Italia c’erano Peppino Di Capri, Modugno, Rita Pavone, Gianni Morandi. Quando andammo in Germania i gruppi erano appena all’inizio. Beatles, Rolling Stones, Merseybeats, Searchers…

 

Hai suonato anche tu con Gene Vincent insieme a Shel?                                                Shel fu l’unico di noi a suonare con Gene…

 

Come usci’ fuori il nome Cabin Boys?            

Il nome era un prerequisito del contratto in quanto il gruppo che accompagnava Colin Hicks aveva quel nome, e quel nome era sul contratto. Dopo il tour non sentimmo mai più parlare di lui. Il repertorio che facevamo comprendeva brani di Jerry Lee Lewis (High School confidential, Great balls of fire, At the Hop), Chuck Berry (Memphis Tennessee), Ray Charles (Hit the road Jack), Isley Brothers (Shout), qualcosa di Elvis, ed un pò di R&B.

 

Come e quando avete conosciuto Teddy Reno?                                                    Incontrammo Teddy Reno alcune settimane dopo che fini’ il tour con Colin (per la cronaca una settimana a Milano, poi Torino, Genova ed infine Roma). Teddy ci ingaggiò per accompagnare Rita Pavone in giro per l’Italia, e fu un successo per lei e per noi! Mi pare di ricordare che registrammo negli studi della RCA, ma non sono sicuro di questo.

 

Quali altri gruppi inglesi c’erano in Italia oltre a voi?                                                  

Ad un certo punto c’erano molti gruppi stranieri, ma l’unico nome che mi viene in mente è quello di Mal e i Primitives.

 

Perchè decideste di chiamarvi The Rokes?                                                           

RokesE’ una storia molto banale, eravamo in macchina, e stavamo girando intorno ad una fontana, e Johnny disse ‘that fountain is straight as a roke’…. Ma voleva dire ‘rake’ (fa parte di un vecchio detto). Lo prendemmo in giro un pò, e poi quando arrivò il momento di scegliere un nome per il gruppo pensammo a The Rokes, al plurale perchè eravamo 4 Rokes.

 

Di chi è stata l’idea di usare le famose chitarre a forma di freccia?                               

Mi sembra che fu sempre Johnny ad avere l’idea delle chitarre a coda di rondine o freccia. Stavamo cercando qualcosa di nuovo ed originale nel design, e con l’aiuto dei nostri amici che lavoravano alla Eko finimmo col creare i modelli Eko Rokes chitarra e basso, illustrati anche sul libro Guitars of the World.

 

Eravate consapevoli di essere la band più famosa in Italia dopo i Beatles?             

A volte ci sembrava di essere più famosi degli stessi Beatles, o almeno quanto loro, ma in Italia naturalmente.

 

Chi erano gli autori dei vostri brani originali?                                                    

Shel e Mike, almeno per un pò, andavano alla grande con i brani nuovi, poi penso che abbiamo preso una direzione sbagliata... ma non possiamo cambiare il passato.

 


rokes volume2Parlaci della vostra collaborazione con Lucio Battisti. 

Lucio era davvero un tipo in gamba. Naturalmente era un compositore, cantante ed esecutore eccezionale. La nostra collaborazione nacque per caso: avevamo bisogno di un nuovo brano e lui ci diede Io vivrò senza te, che aveva il testo di Mogol. Il resto è storia.

 

Perchè When the wind arises fu pubblicata solo per il mercato inglese, e perchè non l’avete fatta in italiano?

Devo recuperare i miei singoli dei Rokes ed ascoltarli per stuzzicare un pò la memoria … al momento non me lo ricordo … hahaha!

 

C’erano gruppi italiani con i quali eravate amici?                                           

Certo! Eravamo molto amici con l’Equipe 84, così come eravamo rivali sul palco. Abbiamo suonato molto spesso agli stessi festival, e dopo si usciva insieme a cena. Conoscevamo anche i Dik Dik e molti altri.

 

Bob, com’era la reazione dei fans?                                                                            Avevamo un bel rapporto con i nostri fans, ci fermavamo spesso per fare gli autografi, quando non c’erano problemi di sicurezza, e mettemmo su anche il Rokes Fan Club per leggere direttamente i loro commenti. Tuttavia alcune volte i locali che ci ospitavano erano cosi’ pieni che sarebbe stato pericoloso fermarsi anche per un solo istante. Dovevamo passare per un corridoio di fans, e loro cercavano di aggrapparsi a qualsiasi cosa avevamo addosso, anelli, vestiti, catenine e capelli (si veda il testo di No, no, no ndi), per tenerseli come ricordo…. Diventando famosi ci siamo resi conto che questa adorazione da parte dei nostri fans cominciava ad alienarci un pò e ci impediva di stare più a contatto con loro come ci sarebbe piaciuto.

 

rokesAvete suonato al Cantagiro, Sanremo, Festival degli Sconosciuti… eravate i più gettonati al Piper insieme all’Equipe 84.      

L’idea del Cantagiro era bellissima e ci siamo divertiti molto. La colonna di automobili con tutti gli artisti che salutavano quando si passava in mezzo alla gente, poi ci fermavamo per le strette di mano e gli autografi sulle cartoline. Il Cantagiro era molto pubblicizzato da radio, tv e giornali, e questo era molto importante per noi. Gli artisti erano molto gentili col pubblico, che doveva stabilire chi doveva vincere con i propri voti. Ogni show aveva un vincitore ed era fondamentale nel far salire le vendite dei dischi. Ci furono anche un pò di imbrogli, non tutti gli artisti o gli impresari erano onesti, ma questa è un’altra storia. Si suonava all’aperto davanti ad una marea di persone. Sanremo era un tipo di evento diverso, molto rivolto al mercato del disco. Nelle prime file sedevano le grandi star televisive, i promoter famosi e le vecchie nobiltà, baroni, contesse, principi. Chi vinceva spesso non era poi cosi’ famoso, ma alla fine i veri vincitori erano quelli che vendevano di più i dischi delle canzoni del Festival.

 

Avete preso parte a diversi film italiani: Rita la figlia americana, Altissima pressione, ed avete anche recitato con Totò!                                                      

E’ stato molto divertente fare quel film insieme a Rita e gli altri, abbiamo avuto l’onore di conoscere e recitare con Totò, un vero gentleman ed un professionista nel vero senso della parola. Se avessi tenuto un diario adesso saprei con precisione quanti film, show televisivi e pubblicità abbiamo fatto… ma non li ricordo tutti. La pubblicità Algida è stata senza dubbio la migliore, andavamo in onda su Carosello la sera. A volte il nostro manager, principe Altieri, ci mandava a Milano in aereo per prendere parte ad un nuovo show:  noi andavamo e tornavamo senza neanche sapere il nome del programma televisivo! Non ci capitava di vederli tutti.

 

Avete mai pensato di riunirvi o vi è mai stato chiesto?                                          

RockesSi, ci avevano chiesto di suonare come The Rokes nel 1993, ed eravamo tutti d’accordo tranne Shel che non era interessato. Cosi’ ci siamo ritrovati a Roma io, Johnny e Mike per discutere con l’impresario. Avremmo dovuto fare un disco ed alcune apparizioni televisive, oltre ad una quarantina di date i tutta Italia. Avremmo cantato io e Mike, con me al basso e Johnny alla chitarra. Cosi’ abbiamo iniziato a provare io e Mike in Inghilterra, dove viviamo, e Johnny, che era in Italia, avrebbe dovuto trovare un batterista, un altro chitarrista ed un tastierista. Era tutto pronto compreso il contratto, ma alla fine Johnny non ha voluto firmarlo. Ancora oggi non capisco perché.

 

Come si comportava la gente ai concerti che facevate al sud?                 

Certamente l’accoglienza che ricevemmo a Cosenza ed in tutto il sud, inclusa la Sicilia, era straordinario. La reazione dei fans era così forte che era impossibile stringere la mano a tutti.

 

Qual è stato il singolo di maggior successo per i Rokes?                                                Credo che quello sia proprio Che colpa abbiamo noi, non tanto per le vendite ma soprattutto perchè uscì al momento giusto della nostra carriera, culminata in un gran successo che contribuì a spalancare le porte a molti altri gruppi beat. Perché fino ad allora in Italia le classifiche erano dominate dai cantanti solisti. Gli unici a non conoscere la scena musicale erano quelli della RAI,  era davvero scoraggiante. Davvero non avevano idea di quello che succedeva in quei giorni.

 

Com’era il vostro rapporto con la RCA?                                                               

rokesAlla RCA andava tutto bene finchè avevamo successo, all’epoca capivamo poco l’italiano ed alcune cose non ci furono spiegate molto chiaramente. Non ci fecero capire che ogni session di registrazione, ogni mixaggio, ogni volta che registravamo di notte a tariffa maggiorata, dovevamo pagare tutto noi! Così ci addebitarono cifre enormi che venivano trattenute dai proventi della vendita dei dischi, di cui avevamo diritto ad una percentuale minima. Loro detenevano anche i diritti di pubblicazione dei dischi, e quando ci sciogliemmo, dopo un po’ di tempo ci furono dati dei proventi: quaranta milioni di lire come anticipo sulle vendite di "These were the Rokes” pubblicato dalla RCA. Dopo di ciò non abbiamo mai avuto altro, pur sapendo delle continue uscite di antologie su cd e video. I nostri avvocati in Italia stanno cercando di farci ottenere tutto quello che ancora ci spetta, ma ci vogliono anni!

 

Chi è l’autore di No, no, no tratta dal secondo Lp “Volume 2” ?                        

Questa canzone l’abbiamo scritta tutti insieme, sviluppando questo tempo alla Bo Diddley, o tipo Not fade away di Buddy Holly. Quella è una chiara influenza. Naturalmente solo Shel fu sui credits per quanto riguarda la musica, e non capisco come Sergio Bardotti possa essere stato accreditato per il testo in inglese.

 

Come mai non chiamarono anche voi quando suonarono i Beatles in Italia?       

rokes Non ci fu chiesto all’epoca, ricordo che avremmo voluto vederli ma fu impossibile perchè eravamo sempre in giro a suonare. Li abbiamo visti in teatro a Londra, suonavano secondi dopo Tommy Roe. Erano molto bravi, e questo prima dell’inizio della Beatlemania con tutte le urla. Suonavano proprio come sui loro dischi.

 

Avete mai avuto problemi in Italia per i capelli lunghi?                                    

Avevo diciotto anni quando sono venuto in Italia ed avevo i capelli un pò lunghi. All’inizio ci prendevano in giro per via del nostro aspetto. Ma poi è diventata una moda avere i capelli lunghi: ma dopo un po’ abbiamo cominciato a farci crescere baffi e barba.

 

Cosa ricordi del teatro Ambra-Jovinelli di Roma?                                                  

Un bellissimo teatro pieno di soldati che facevano un gran chiasso, ma ci apprezzavano. E’ stata la nostra prima tappa romana insieme a Colin Hicks come gruppo d’accompagnamento. Poi ci abbiamo suonato con Rita Pavone ed infine come The Rokes.

 

rokes bisogna saper perdereRaccontaci delle serate al Roaring Twenties a Carnaby Street, Londra                           

E’ stato nel periodo dello Shel Carson Combo, Vic Briggs suonava con noi prima di entrare negli Animals. Il Roaring Twenties è stato uno dei primi club di R&B di Londra ed era frequentato da gente di colore americana, tra cui molti musicisti. Quando scendevi le scale c’era un odore fortissimo di erba. La band fissa erano gli All Stars di Cyril Davis. Cyril cantava e suonava l’armonica, era il migliore di tutti. Un altro ospite fisso era Long John Baldry che si univa spesso alle jam con gli All Stars.

 

Siete stati i primi in Italia a suonare con una chitarra elettrica a 12 corde?     

Questo è vero! Anche grazie alla Eko che le costruiva appositamente per noi con modelli Rokes special custom.

 

Perché le canzoni che scrivevate voi uscivano sempre come lato B?                   

La RCA stabiliva quale brano doveva uscire sul lato A, a noi era permesso usare il lato B.

 

Cosa successe con la versione di Let’s live for today dei Grassroots?                  

rokes live todayVic Lewis, il nostro agente inglese, ci fece un brutto tiro, portando con sé un acetato del nostro brano in Inghilterra. Una cosa molto scorretta. E’ molto strano come il disco dei Grassroots sia uscito prima di Piangi con me: siamo sicuri che usò il nostro brano.

 

Chi ha scritto La mia città / Watch the children play

Mike e Shel hanno scritto la musica ed il testo di La mia città liberamente in italiano, poi Bardotti ha completato l’ultima strofa. Il testo inglese è di Mike.

 

Vivevate tutti insieme all’epoca, e dove?                                                                     

Si, per i primi due o tre anni abbiamo abitato tutti insieme a Roma. Ci piaceva fare spesso dei party a casa e, inutile dirlo, non si dormiva molto allora! Poi mi sono spostato in una villa sulla via Cassia, al Villaggio dei Cronisti. Shel abitava in via Cortina d’Ampezzo e Mike anche lui sulla via Cassia. Abitavamo tutti vicini.

 

Qual è stato il vero motivo del vostro scioglimento?

Il nostro compenso come gruppo cresceva di anno in anno, ed eravamo arrivati ad un diminuivano e suonavamo una volta ogni due mesi. Dividevamo in cinque con il nostro manager, e dopo aver pagato i tecnici, roadies ed il nostro autista Lino, non rimaneva molto per noi. Io e Johnny volevamo cambiare alcune cose, come poter suonare in posti più piccoli per molto meno, perché le richieste non ci mancavano. Ma Shel e Mike rokes shake rattle and rolldecisero di smettere mentre eravamo al top. Cosi’ i Rokes si sono sciolti. Dopo un pò Mike mi disse di essersi pentito di questa decisione, ma ormai era troppo tardi!

 

Ti sei mai pentito di aver lasciato l’Italia?

Adoro il vostro paese, e non vorrei mai essere tornato in UK. Nel 1974 io e Jenny (moglie di Bob all’epoca, ndi) abbiamo deciso di ritornare in Inghilterra con nostra figlia Jayne che è nata a Roma, per cominciare una nuova vita.

 

Sei sempre in contatto con gli altri Rokes?

Ho parlato con Johnny nel ‘99, lui vive sempre a Roma. Con Mike ci sentiamo più spesso. Invece con Shel non ci sentiamo da anni. Ma siamo sempre tutti amici e mi mancano i bei tempi insieme.

 

 

 INTERVISTA a  BOBBY POSNER   English Version   

 

Francesco Ficco

The Rokes (Sito Web Ufficiale a cura di Francesco Ficco)

The Rokes Discografia

Shel Shapiro  

 


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