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10 novembre 2016 , ,

The Steppes

Drop Of The Creature

2016 - Teen Sound Records 082 - LP Gatefold, download

steppesalbum                             I N T R O

 

Per il trentennale dell’uscita di “Drop Of The Creature, il capolavoro assoluto degli Steppes, nonché uno dei capisaldi della neo-psichedelia degli anni ‘80, la Teen Sound Records presenta un’edizione in vinile gatefold che include, oltre ai testi delle canzoni e ad una selezione di foto inedite, la versione rimasterizzata (tra Londra e Los Angeles) degli undici brani originali, più due bonus tracks alla fine del secondo lato dell’album. La ristampa su Teen Sound (release date:  20 Novembre 2016) è limitata a 500 copie, solo su vinile e download.

 

Paisley Underground e Neo Psichedelia anni ‘80

 

Sebbene spesso circoscritti alla sola corrente Paisley Underground gli Steppes sono in realtà una delle band più significative dell’intero revival neo-psichedelico che a metà degli anni ‘80 travolgeva non solo la scena indipendente americana, ma anche -e soprattutto- steppes3quella europea, spingendosi fino a lambire le coste australiane. Fiorivano locali, fanzines, programmi radio che gareggiavano nel proporre i dischi più rari. Rinasceva l’uso dell’optical art e dei colori vibranti dei Sixties, dai flyer ai pattern usati nei tessuti. Ci si ritrovava partecipi di un circuito alternativo estremamente eccitante, le cui band proponevano nuovamente melodie, chitarre cristalline suonate a tutto volume, wha wha incendiari, organi acidi e catartiche distorsioni fuzz. Gli Steppes cavalcavano questa nuova ondata, sostenuta fortemente da produttori come Greg Shaw in California, uno dei primi a credere nelle potenzialità della band dopo averli fatti suonare nel suo club, il Cavern, nei pressi di Hollywood.  Dal vivo la band si esibirà successivamente con formazioni “locali” come i Long Ryders, Dream losttrailsfanzine004Syndicate, Rain Parade, Green On Red nonché i Plan 9 dalla East Coast. Rispetto a buona parte dei loro contemporanei, gli Steppes approfondirono più degli altri un percorso filologico di ricerca e scrittura musicale calata nei Sixties, nel pop, nella psychedelia, nelle radici folk (dalla tradizione celtica alla scena di Canterbury). In Italia questo fermento venne catturato da alcuni illuminati giornalisti/produttori come Claudio Sorge, che in quegli anni fungeva da antenna ricettiva (e contemporaneamente da trampolino) per decine di band, grazie ad articoli e recensioni sulla stampa specializzata e sulla sua storica fanzine Lost Trails (uno dei numeri includerà anche un 45 giri con un brano degli Steppes) nonché grazie alla  sua etichetta Electric Eye. In Europa gli Steppes approderanno per una manciata di date live che resteranno impresse nella memora dei fortunati spettatori.

 

The Steppes

 

fallonL’avventura degli Steppes era nata qualche anno prima, attorno al 1982, quando i fratelli John (a destra nella foto) e David Fallon (a sinistra), ancora in Irlanda, avevano dato vita, assieme al batterista Eddie Gryzb, ad un gruppo power-pop chiamato The Blue Macs, stampando un EP ben recensito dallo storico Melody Maker, con riferimenti a Weller, Dylan, gli Undertones e Lennon. L’anno successivo segnò la nascita ufficiale degli Steppes con l’entrata in formazione del chitarrista Tim Gilman e la stampa di un primo album omonimo su Mystic Records nel 1984 (foto a sinistra). Di seguito ad un fortunato tour in California, la formazione si steppes2arricchì del nuovo batterista Jim Bailey, firmando per la leggendaria etichetta VOXX Records di Greg Shaw, che produrrà “Drop Of The Creature”, uscito alla fine del 1986, e buona parte della futura produzione della band. A tutt’oggi, gli Steppes sono considerati una delle band seminali del genere neo-psichedelico per aver portato una ventata nettamente lisergica in una scena musicale incentrata sul Garage-Punk da una parte, il Synth-Pop e la New Wave dall’altra. steppes9Anche l’estetica, a partire dai vestiti eduardiani che gli Steppes indossano nella foto di copertina e dall’immagine fiabesca della sagoma di un castello in rovina sul retro, è più vicina alla ricerca di quelle atmosfere antiche -spesso medievali, romantiche e vittoriane- care a tanti gruppi inglesi degli anni Sessanta. Il  desiderio di rimpossessarsi della ricchezza estetica di epoche antiche sembra un imperativo categorico al quale gli Steppes non possono sottrarsi e la loro spedizione spazio temporale giunge con successo a destinazione.

(nella foto a destra, da sinistraDavid Fallon, John Fallon, Tim Gilman, James Bailey)

 

 

Drop Of The Creature, la ristampa su vinile Teen Sound Records: Side A  

   

Apre l’album A Play On Wordsworth, un’epica cavalcata con sferzate wha-wha che ci conducono nei boschi, ma, laddove il poeta inglese si sarebbe inebriato di sensazioni romantiche, John Fallon “vede solo alberi” vinti dalla caducità delle foglie, dalla perdita della loro stessa forza. La lotta tra l’andamento intrepido della musica e lo scoraggiamento presente nel testo ci fanno presagire di quale intensità poetica è permeata l’intera opera. Somebody Waits, pur muovendosi lentamente, attraverso atmosfere medievali ricche di steppesflauti, reminiscenti degli Stones di Lady Jane, lascia il segno. E’ una ballata maestosa che sembra distillata dai titoli in oro della copertina dell’album, febbricitante come lo spirito degli alchimisti e dei cercatori del Far West diretti ad ovest del Colorado -la terra che accoglierà ben presto gli Steppes- nell’anelito di una vita che incalza, di un’iniziativa da prendere, che ci ricorda che non ci si può mai fermare. Holding Up Well spalanca letteralmente le porte della percezione. L’organo Vox, che sembra suonato da Ray Manzarek, con tocchi jazzati, veloci ed incisivi, fa da contrappeso ai fuzz breaks di chitarra. Il brano cresce e si arricchisce di cambi di tempo, innuendo e crescendo fino alla fine …when the music’s over. Nel testo ancora molta poesia, che questa volta circonda il tema della nascita di un figlio, dell’ amore che richiede la dedizione piena di due anime.

 

teenSegue uno dei brani più amati dalle platee europee all’indomani della pubblicazione di Drop Of The Creature: Sky Is Falling, un’altra ballad, lunga e travagliata come un viaggio in mare, un’epopea in cui gente pacifica si incontra e si scontra con il pregiudizio ed il razzismo. Un viaggio senza ritorno per “quelli dai capelli rossi”, in cui è facile intuire il riferimento alle origini irlandesi dei fratelli Fallon. Le chitarre tessono arazzi psichedelici, spesso soffusamente, come in un gioco di archi. Un’opera che possiamo definire classica, nel suo attingere alla Psichedelia e al primo Prog, grazie ad una miriade di piccoli tasselli che, uniti, funzionano alla perfezione.  Make Us Bleed, steppesarricchito da accordi aperti e da un solido drumming è un folk-rock potente che accompagna il tema della divisione interna, della separazione. E così a seguire Cut in two che, introdotto da una slide guitar semplice ma efficace, ci guida con andamento cavalleresco attraverso un introspettivo viaggio nel profondo, fatto di sogni, aspirazioni, segreti e dualità, di perenni aspirazioni e facili cadute. Le note finali anticipano soluzioni spettrali che troveremo sul secondo lato del disco. See You Around è il brano più Paisley Underground del lotto, ma la matrice Sixties è sempre ben presente. Echi dei Love degli esordi si fondono ad un Beat con cori quasi Mersey, ed il Pop è dietro l’angolo. Un pop mai scontato né banale, ricco di un rapido susseguirsi di battute argute al limite con il cinismo. Così il primo lato termina con un ritornello che resterà impresso a lungo nella memoria.

 

Side B

 

steppes4La side B dell’album si apre con Lazy Ol’ Son che recupera le atmosfere di Cut in two, con il suo andamento rilassato, impreziosito da chimes e da un piano essenziale ma di grande effetto. E’ l’immagine di un figlio dell’Occidente che non si riconosce nei sanguinosi giorni dei conflitti passati, ma si oppone alla crudeltà della guerre, come un bohémien o un beatnik, bevendo vino e perdendosi di notte nel riso e nell’amore. Uno dopo l’altro si susseguono assoli di chitarre incrociate: un’altra ottima prestazione dell’accoppiata Fallon/Gilman. Bigger Than Life svela, pur restando criptica nel testo, il steppes1grande amore di John Fallon per i Beatles (e in particolare Lennon) circa 1966 “Revolver-era”, con assoli di chitarre al contrario ed echi sulla voce alternate a taglienti note di fuzz, allo scandire di una inesorabile tabla. A seguire, l’unico brano strumentale, il solo ad essere stato scritto interamente dal chitarrista Tim Gilman: Black Forest Friday, spettrale, dark, perfetto per una colonna sonora, permeato dall’incanto di un alone lunare tipico degli Hammer Movies. Geniale l’uso dell’orologio a pendolo, dei riverberi (perfettamente adoperati in tutto l’album) e del delay a pedale per chitarra manovrato come fosse un theremin in grado di spostare il campo d’azione dalla musica da camera all’outer space. Un minuto e ventinove secondi di pura psichedelia oscura e cinematografica.

 

large040Chiudeva la versione originale di questo magnifico album More Than This, quasi a voler dire che più di quanto finora incluso il disco non poteva proprio proporre. E’ ancora un brano contro i conflitti, un’aspra critica alle guerre di religione e alla follia tipica dei paesi occidentali, del voler a tutti i costi esportare nel mondo il lume della ragione, la propria luce della verità. Un testo ancora molto attuale a trent’anni dalla sua scrittura. A conclusione del secondo lato troviamo le due bonus tracks History Hates No Man e Summer’s End In San Francisco, la prima registrata nel giugno del 1985 ai Mystic Studios di Hollywood, apparsa precedentemente su di un 7” large005e poi inclusa nella raccolta “Rarities” (1997); la seconda registrata su un 4 tracce nel settembre del 1989 ed inserita a nome John Fallon nell’altrettanto rara “A Psychedelic Psauna”, un doppio album compilation edito dalla Delirium nel 1991. Dalla Mystic Records alla Misty Lane Music. Il cerchio degli Steppes forse si chiude qui, ma la portata di Drop Of The Creature ci auguriamo continui nel tempo. 

 

Massimo del Pozzo

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