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19 marzo 2012 , ,

Bob Dylan

“Bob Dylan” 19/3/1962 – 19/3/2012: 50 years later

1962 - Columbia/CBS

Il 19 marzo del 1962 la Columbia Records dava alle stampe il primo album di Robert Zimmerman, alias Bob Dylan, da Duluth Minnesota: all'epoca delle registrazioni, avvenute il 20 ed il 22 novembre 1961 Robert aveva solo 20 anni. Inizialmente scaricato dalle principali etichette folk dell'epoca, Vanguard, Verve Folkways, Elektra, viene ingaggiato da John Hammond Sr., famoso per essere lo scopritore di una certa Billie Holiday, che - narra la leggenda - gli offrì un contratto di cinque anni con la Columbia senza averlo mai sentito cantare (!). Hammond però ha ammesso in seguito che lo incontrò ad un audizione di Carolyn Hester e Richard Fariña, rimase colpito dal fatto che giovane com'era avesse già tante composizioni sue, in ogni caso lo fece firmare senza tante esitazioni.

 

Ricorda Hammond: ‘Bob componeva qualcosa come tre-quattro canzoni al giorno, suonava in maniera rudimentale, appena sufficiente all'armonica, però si vedeva che aveva qualcosa da dire, io da parte mia lo invitai a tirar fuori tutta la sua aggressività’. Tutta la carica del giovane Dylan in effetti non viene fuori in questo leggendario ma acerbo debutto, lo stesso Hammond, non fidandosi completamente del ragazzo, gli permette due soli pezzi scritti da lui, Talking New York e Songs to Woody dedicata ovviamente al suo idolo di sempre e spiritual guidance Woody Guthrie. In realtà le canzoni registrate nei due pomeriggi erano ben 17 contro le 13 poi presenti nel disco: le quattro outtakes vedranno la luce, due, House Carpenter He Was A Friend of Mine nelle benemerite “Bootlegs Series Volume 1-3”, insieme a un'altra bella composizione di Bob, Man on the street, mentre  (As I Go) Ramblin' Round di Woody Guthrie è ancora inedita su disco.

 

You're no good come dice Robert Shelton è ‘uno scherzo tratto dal repertorio di Jesse Fuller’, mentre In my time of dyin  al di là del titolo funereo è forse la song più movimentata delle tredici presenti, con un uso dell'acustica debitrice del grande Robert Johnson, uno dei suoi maestri. Le altre numerose cover presenti dimostrano la stupefacente conoscenza musicale di Zimmerman: abbiamo infatti traditional come Gospel Flow, Pretty Peggy-o,  Baby, Let Me Follow You Down, House of the rising sun, in largo anticipo sulla memorabile versione degli Animals e la nota  See That My Grave Is Kept Clean resa classica dal grande  Blind Lemon Jefferson.

 

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quello che si ascolta è un Dylan ancora alla ricerca della sua dimensione, il cantato è a volte insicuro, in seguito lo stesso Bob dichiarò che i cinque mesi intercorsi dalla registrazione alla messa in commercio lo avevano irritato non poco: non si riconosceva più nell'album, considerandosi, a ragione, un artista in continuo e costante mutamento e miglioramento. Disse che avrebbe rimesso volentieri mano a gran parte del materiale poi inciso, che le note di copertina erano migliori del contenuto, insomma già in giovanissima età cominciava a emergere il suo proverbiale perfezionismo, una costante della sua straordinaria carriera. Il timido ragazzino della foto di copertina non rende giustizia a quello che si ascolta una volta che la puntina scende sul vinile (!?), le sue canzoni parlano di tristezza e morte, e quelle più – diciamo - romantiche sono quasi tutte dedicate alla sua compagna del tempo, Suze Rotolo, recentemente scomparsa.

 

La Columbia Records, al cui interno molti consideravano Dylan "la follia di Hammond", riuscì a recuperare i costi di registrazione (del resto si trattava del solo Bob con chitarra acustica e stop) di 400 dollari, riuscendo a vendere solo 5000 copie del disco; in seguito saranno circa 200.000, dopo l'esplosione del menestrello di Duluth. In seno all'etichetta Bob aveva per fortuna  protettori come Hammond stesso, che a domanda-richiesta  ‘credo che dovremmo lasciar perdere quel Bob Dylan’ rispose con un eloquente ‘neanche morto’, ma soprattutto il leggendario "man in black" Johnny Cash. I due erano molto uniti, inoltre Cash aveva già preso sotto la sua ala protettrice un altro grande, Pete Seeger, dagli attacchi degli ottusi discografici, ed era sempre presente quando Zimmerman cantava, in studio o live.

 

Le recensioni all'epoca erano divise a metà, pochi avrebbero scommesso su quel ragazzo, i suoi detrattori non potevano immaginare che Bob, mentre loro lo infangavano di critiche, avesse nel frattempo già composto o aveva  in embrione capolavori immortali quali  Blowin’ in the wind, Masters of war, A Hard's rain a-gonna fall che lo avrebbero prematuramente catapultato nella leggenda. Questa però è un altra storia: anzi non lo è, è solo l'inizio di un percorso musicale, letterario ed artistico che da 50 anni  a questa parte accompagna i nostri ascolti, è parte delle nostre emozioni; insomma è uno dei pochi e validi motivi per continuare a stare ancora su questa terra, ben sapendo che il giorno che il menestrello che cantava  e canta ancora a 70 anni compiuti ‘How many roads must a man walk down before you call him a man?’  non ci sarà più ci sentiremo più soli, più vulnerabili, abbandonati a noi stessi,  con solo ad accompagnarci le sue meravigliose melodie. 

Ricardo Martillos

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