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8 dicembre 2014 , ,

Le Forbici di Manitù

TRIVELOGUE

1996 - STAALPLAAT

leforbicidi_trivelogueLe Forbici di Manitù è un progetto artistico/musicale legato alla sound art e alla mail art fondato nel 1983 dal tastierista Manitù Rossi e dal chitarrista Satana Cianciulli. Dopo la pubblicazione della loro seconda cassetta nel 1991, Cianciulli lascia il posto ad Enrico Marani (chitarrista esperto di campionatori, all’epoca anche con la seconda incarnazione dei T.A.C. di Simon Balestrazzi) e al critico musicale/mail artist Vittore Baroni, impegnato negli anni ‘80 con il progetto di audio collage Liutenant Murnau e con il gruppo artistico/etichetta/movimento Trax. “Trivelogue” pur essendo il terzo album de Le Forbici pubblicato in ordine cronologico è in verità il primo album composto dalla seconda formazione del gruppo. Annunciato sin da luglio 1995, data di pubblicazione dell’album gemello “Quadrivelogue” (CD-Disturbance/Minus Habens), dopo un anno di ritardi dovuti a complicazioni sorte nella realizzazione dell’elaborata confezione, che comprende anche un gioco di società (completo di dado, segnalini, etc…), esce finalmente “Trivelogue” per la label olandese sperimentale Staalplaat. Come anche per “Quadrivelogue”, “il viaggio” è il tema principale delle tre suite, di quasi venticinque minuti ciascuna, che compongono questo album.

 

La prima traccia Magellano è a sua volta divisa in tre parti (Trinidad, Todos Los Santos e Mactan). La band consiglia di ascoltare il brano in cuffia e di leggere contemporaneamente il testo riferito a Magellano incluso nel libricino del CD: la musica farà così da accompagnamento alla lettura e, con questo metodo di fruizione, il lettore/ascoltatore potrà cogliere corrispondenze tra le parole dei tre racconti che costituiscono il testo (in inglese) e i suoni disposti in maniera strategica all’interno di questa lunga suite ambient-concreta. In Trinidad possiamo udire registrazioni di campo di forbici di manitùacqua, remi nel mare e rumori metallici che ci danno l’impressione di essere ancore levate; il flauto distante di Gabriella Marconi improvvisa su un arpeggio di synth e un accompagnamento di timpani: il racconto corrispondente narra la storia di un mozzo imbarcato su una nave di Magellano nella famosa spedizione del 1519 che portò alla prima circumnavigazione del globo terrestre. Todos Los Santos racconta invece di uno scrittore di guide turistiche relegato su una sedia a rotelle che nel ’69 compie il suo più sconcertante “viaggio” a base di LSD: su suoni concreti di cartacce stropicciate si dispiegano droni bassi, arpeggi evanescenti di piano rhodes, suoni lontani, percussioni tribali ed improvvisazioni di flauto e di chitarra distorta (suonata e “trattata” dal già citato Balestrazzi dei T.A.C.), sonorità assai care a Brian Eno e colleghi (Jon Hassel, Larajii…).  Infine Mactan riprende i primi due temi di Magellano su ritmiche tribali in crescendo e su un tappeto di campionamenti di rumori concreti: la corrispondente novella racconta di un discendente del navigatore Pigafetta che nel 1994, ripercorrendo le orme del suo antenato, finisce sequestrato da una feroce banda di malviventi nell’isola di Mactan.

 

La seconda traccia del CD è Master Audio Minimax ed è anch’essa divisa in tre parti, dette manche: non si tratta di un brano vero e proprio, bensì è la documentazione audio legata ad un “audio gioco” inventato da Le Forbici di Manitù nel 1991, il “Master Audio Minimax” per l’appunto: le regole ed i dettagli di questo gioco sono ampiamente spiegati nel booklet del CD. Compiendo un “viaggio” attraverso rumori, melodie e voci, l’ascoltatore può tentare di indovinare il “tema segreto” che accomuna i diversi campioni sonori contenuti in ciascuna delle tre manche, aggiudicandosi uno dei trenta premi speciali messi in palio dal gruppo all’epoca. Solo nella prima manche l’ascoltatore viene aiutato dalforbici di manitù gruppo con una lista di ciascun evento sonoro contenuto in tale manche (guardare all’interno del booklet) e una documentazione audio della prima partita giocata direttamente da Le Forbici. Il progetto “Master Audio Minimax” fu anche presentato dall’1 al 31 agosto 1996 in una installazione sonora interattiva nell’ambito dello Staalplaat Festival, organizzato dall’etichetta olandese in diversi padiglioni del Prater di Berlino. Il CD si chiude con Marconiplein, l’unico brano che, se non fosse per la sua lunga durata di ventiquattro minuti, potremmo definire “canzone” con tanto di linea vocale e ritmo kraftwerkiano (alla maniera del singolo de Le Forbici Let’s Network Together) e con la presenza di improvvisazioni strumentali del violoncello di Matteo Malagoli e del flauto di Gabriella Marconi. Citando le parole della band, il brano è “basato sul modello ripetitivo del viaggio pendolare” e il suo testo parla dei tragitti percorsi ogni giorno da milioni di lavoratori pendolari in tutto il mondo. Alla base di questo lavoro, durato tre anni (insieme all’album di rework “Quadrivelogue”), ci sono evidentemente le idee sempre originali e bizzarre di Vittore Baroni, ideatore delle diverse strategie del trio, e la competenza musicale di Rossi e Marani, attivi entrambi sin dai primi anni ’80. Un disco fondamentale per una band fondamentale della scena sperimentale italica. Caldamente consigliato nella sua edizione completa con gioco da tavola.

 

 

Diego Loporcaro

Recensione scritta nel 1996, pubblicata nell’aprile 1997 su D.L.K. ‘zine cartacea  

 

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