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15 marzo 2013

The Old Man And The Sea

THE OLD MAN AND THE SEA

Uscita: Febbraio 2013 - Shadocks Music

the old man and the seaAppassionati retromani e del vinile ecco un’occasione da non farsi scappare, finalmente in vinile, edizione limitata di 500 copie, esce uno dei piccoli capolavori della psichedelia europea. Gli Old Man And The Sea vengono dalla Danimarca e questo album omonimo del 1972 è il loro unico lavoro sulla lunga distanza. La loro musica è una miscela riuscita di psichedelia, chitarre ruggenti, anima blues, hammond barocco fra Jon Lord e Rick Wakeman; un album energico, pulsante, dai riff trascinanti ispirato ad analoghe esperienze inglesi, soprattutto di marca Vertigo, non siamo troppo lontani dal vero nell' accostarli agli Atomic Rooster o agli Uriah Heep o ai conterranei Blast Furnace. Ma è vero che la band danese sfugge ad un’etichettatura troppo precisa e netta: Thomas Hansen, tastierista e compositore del gruppo, in una recente intervista al sito Psychedelic Baby ha dichiarato, riferendosi alla sua attuale attività di produttore di band metal, fra le altre i tedeschi Helloween: «Oggi ho molte buone relazioni con chi suona Progmetal, e questo sembra essere in linea con quello che facevamo con The Old Man And The Sea».

 

L’album fu stampato dalla Sunset in sole 500 copie ed oggi sul mercato del collezionismo supera i 1.000 dollari, ma se a voi importa soltanto ascoltare grande rock, allora questa edizione molto curata in vinile della Shadocks è quello che fa per voi, oppure potrete ripiegare sulle edizioni in cd che forse si trovano ancora in giro. Dopo l’uscita dell’album i nostri continueranno l’attività live, sono stati spalla di Led Zeppelin e Ten Years After, e si sono orientati sempre più verso un prog sinfonico alla Yes, sia pure senza dimenticare la loro attitudine hard blues, come è testimoniato dal cd “!972-1975” edito dalla daneseold man and the sea Karma, raccolta che ci dà conto degli ultimi tre anni di vita del gruppo. Protagonisti assoluti del disco sono l’hammond di Hansen, più orientato verso sonorità prog e dark e la chitarra di Benny Stanley dallo stile hard blues che alterna fraseggi limpidi e precisi a lancinanti distorsioni.

 

Si ascoltino in particolare i mirabolanti 10 minuti della conclusiva Going Blind con un fantastico assolo centrale di chitarra (una curiosità, la melodia iniziale ricorda quella di Ma chi ha detto che non c’è di Gianfranco Manfredi) o Jingoism con lo strepitoso finale che vede il botta e risposta fra il wah-wah della chitarra e la voce di Ole Wedel, o la frenetica Living Dead folle rincorsa psichedelica fra hammond e chitarra; decisamente orientate verso il prog, sia per l’arrangiamento lirico e sinfonico che per l’aria fiabesca Princess, il brano più vicino agli Yes. Per il resto la breve Prelude è un solo sinfonico dell’hammond, e atmosfere dark prog fra Atomic Rooster e Jethro Tull risuonano in The Monk Song, più decisamente Deep Purple nella seconda parte. Ma il disco ha forte carattere unitario, le diverse influenze e i generi attraversati trovano ottima sintesi e originalità in un'opera che concilia magnificamente il suono energico del blues e dell’hard rock con il lirismo del prog, con forti venature oscure e con lampi di grande psichedelia.

 

Ignazio Gulotta

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