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8 Novembre 2014 ,

Franco Battiato POLLUTION

1972 - Bla Bla Records

battiato_pollutionUn ventisettenne Franco Battiato al secondo album da solista e sempre più alle prese con l’uso delle sonorità assorbite dalle frequentazioni con Tangerine Dream (Klauss Schulze), Brian Eno e il maestro Karlheinz Stockheausen, questo in parte è “Pollution”, ma è molto di più. Siamo nel 1972, e se le cornici sonore rappresentano un ottimo germoglio nostrano a quel che saranno la Kosmische Musik e l’Ambient di lì in divenire  ad opera di Schulze ed Eno (oltre a subire l’enorme influenza del Krautrock di Neu e Faust), l’album ambisce e riesce nella creazione di un concept che ruota attorno alle visioni de “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley e l’inquinamento. L’inizio è affidato a un valzer sul quale la voce di Battiato azzarda la similitudine tra l’uomo e gli ingranaggi di una macchina: Il silenzio del rumore, la cui cinica  filastrocca termina con una sibillina questione volutamente  tenuta aperta come “ti sei mai chiesto quale funzione  hai?”, termina in uno slancio di progressive rock e organo lasciando il posto alle deflagrazioni di 31 dicembre 1999 - ore 9, un ipotetico scenario atomico futuro non ancora avveratosi. Ma non è questa la risposta alla domanda, sebbene in Areknames, uno dei primi esempi di testo pronunciato al contrario (insieme ad alcuni partiture suonate anch’esse al contrario), le visioni psichedeliche  e arabeggianti create da una composizione degna del miglior Barrett, unite ad un ben riuscito intreccio col progressive rock, causino lo stordimento necessario per tuffarsi in Beta, dipinto d’avanguardia e angoscia in cui torna l’ingranaggio-uomo nei panni di un immaginario abitante di seconda classe tratto dal romanzo di Huxley.

 

Franco Battiato - Pollution - BackTra atmosfere sintetiche non c’è spazio per l’emozione, e l’unica consolazione sembra rappresentata dall’esistenza di Gamma e Delta da poter comandare. Ancora una volta il cambio di scenario è repentino, e il quadro viene arricchito con una melodia rassicurante fornita da un piano con sullo sfondo cori e voci cosmiche. Quel poco di composizione progressive che si può trovare si dissolve per lasciar spazio ad un nuovo quesito che suona come una risposta: Io, a quale corpo appartengo?. Il formato canzone è frantumato e il richiamo agli affreschi dei Faust in “Faust I” è molto forte. Plancton non cambia questa attitudine, ennesima suite di momenti, strutture, stili: dopo una solitaria e ancora una volta cosmica intro in cui chitarra e synth creano il tappeto sonoro, subentra una visione futura in cui gli oceani hanno invaso la terraferma da secoli, rendendo necessari cambiamenti evoluzionistici come le branchie. Tornano nel finale gli arrangiamenti arabeggianti proposti in Areknames. Pollution dove lisergiche spiagge bagnano la riva a la mente dell’ascoltatore,  è forse il pezzo dell’opera più vicino al formato classico pop, con la sua melodia e il suo ritmo facilmente fruibili.

 

Franco_Battiato_con_il_suo_gruppo_nel_1972Non perde l’occasione per ripeterci il concetto come fosse un mantra sotto la sintetica definizione per calcolare la pressione di un condotto: unico scrupolo per l’uomo che non si sofferma sulla quantità di sostanze tossiche che immette nell’ambiente, ignorando totalmente quale sia la sua funzione nel corpo-pianeta. Si vira nuovamente verso la Kosmische Musik per un attimo prima di un più rassicurante, ma chirurgico, finale del messaggio allegramente accompagnato da una chitarra che richiamabattiato-al-piper-nel-1972 gli inizi della traccia. Il tutto si chiude su echi di rumori oceanici, vivi e non: da qui parte e termina Ti sei mai chiesto quale funzione hai? in cui, in un’ambientazione apocalittica tra missili in cielo e distruzione, il pianto di un uomo segna il giungere della consapevolezza. La domanda ha una risposta, ma viene compresa troppo tardi. Argomenti quanto mai d’attualità o addirittura fuori dalla collocazione temporale, espressi sia a parole che in musica in maniera ammirevole. Sperimentazione  per alcuni dell’epoca, psych-progressive-kraut a posteriori, rimane uno dei lavori più lucidi e meglio riusciti di uno dei più grandi artisti del panorama italiano e mondiale . Elementi così importanti da rendere “Pollution” senz’altro una pietra miliare.

Davide De Marzi

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