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31 gennaio 2012 ,

Sixties Connection: Quicksilver Messenger Service

HAPPY TRAILS (1969, Capitol)

1969

Quicksilver Messenger Service sono il gruppo meno noto della santa trinità del cosiddetto San Francisco sound, gli altri ovviamente sono i Grateful Dead ed i Jefferson Airplane, ma con il loro secondo disco, questo formidabile "Happy Trails" (1969) hanno inciso probabilmente il miglior disco di acid-rock di un epoca straordinaria. Dopo un eccellente album d'esordio il favoloso sound chitarristico dei QMS esplode letteralmente in questo secondo disco con una formazione tecnicamente strepitosa, formata dal bassista David Freiberg, anche voce solista, Greg Elmore alla batteria e dalle due sensazionali chitarre soliste di Gary Duncan, ex Brogues, e John Cipollina. "Happy Trails" si presenta con una copertina, opera di George Hunter, che strizza l'occhio al country & western, tanto di moda al tempo, ma in questi solchi non troverete nulla che assomigli alla 'reazionaria' musica di Nashville e dintorni. Il primo lato dell'album è interamente occupato dai 25 e passa minuti della suite Who do you love, in origine pare ne durasse quasi 27, ma venne poi ridotto da i tipi della Capitol per farlo rientrare nei solchi del vinile. Il noto brano di Bo Diddley viene squartato, dilatato, stravolto dalle incredibili evoluzioni sonore dei quattro, con largo spazio alle improvvisazioni di stampo jazzistico, gran merito anche della duttilità batteristica del bravo Greg Elmore mentre da ricordare é che il tutto è registrato live ai Fillmore East and West dove i QMS erano di stanza frequentemente.

 

L'inizio della suite vede una grintosa rendition del brano di Ellis McDaniel in stile blues con la bella voce di Freiberg, a seguire le intricate deviazioni jazzistiche di Duncan nel secondo frammento, Where you love aiutato anche dal pubblico; in How you love prende il comando la lead di John Cipollina e si sente, mentre nella seguente Which do you love è addirittura il basso di Freiberg a lanciarsi in equilibrismi fuori dalle righe sfociando nel finale Who Do You Love? (Part 2) che porta a naturale conclusione questo estenuante excursus sonoro. Se qualcuno pensa che il meglio del disco si sia concluso con il primo lato si sbaglia e di grosso:  girando il vinile infatti sono in arrivo altre sorprese di una qualità addirittura superiore.  La seconda facciata è composta in pratica da un altro live medley di 3 brani, le note del disco citano come location i  Golden State Recorders:  il primo è sempre di Bo Diddley ed è il suo classicissimo  Mona reso da i QMS in sette minuti pazzeschi con i wah wah impazziti di Cipollina, mixato perfettamente con i due sensazionali brani che seguono, entrambi composti da Gary Duncan, Maiden of the Cancer Moon, tre minuti tra i più intensi a livello chitarristico che io abbia mai ascoltato e le claustrofobiche contorsioni sonore dell'apocattica CalvaryQuesti due pezzi meritano una narrazione più estesa, essendo la struttura portante dell'intero lavoro; nella prima le due chitarre crepitano, esplodono, si rincorrono in vortici inarrestabili, Cipollina conduce le danze ma Duncan gli è degno comprimario.

 

Calvary invece, con i suoi tredici minuti di durata, viene anche definita  "the thing" dal gruppo ed è facile capire il perché:  un inizio in sordina poi dopo quattro minuti dall'inizio irrompono di nuovo le twin-guitars dei nostri due eroi in un fantasmagorico assolo dal vago sapore psichedelico-latineggiante, con forti richiami alla epicità delle  composizioni di Ennio Morricone  per gli  western  del grande Sergio Leone.  Ma anche pianoforti impazziti, tam tam e rintocchi di campane che sembrano presagire l'arrivo del giorno del giudizio. All'uscita del disco la stampa del tempo si sbizzarrì a trovargli una definizione precisa, si parlò pure di flamenco rock, ma nessun termine, nessuna definizione  renderà mai giustizia a questo autentico monumento al suono chitarristico. La pace dopo la tempesta ha nome Happy Trails, una curiosa cover di un brano di Dale Evans, e sigla del telefilm western Roy Rogers,  un breve motivo che riporta tutti sulla terra, con la voce stavolta di Greg Elmore che fischietta nel finale e che si ricollega idealmente alla immagine di copertina. Purtroppo dopo questo inarrivabile capolavoro Gary Duncan per insorgenti problemi legati alle droghe deve abbandonare la navicella QMS, con grande scoramento totale di tutti.  Il disco che seguirà "Shady Grove", penalizzato anche da una registrazione deficitaria e pur degnissimo, non lascerà il segno come Happy Trails e questo spiega a posteriori ll minor riscontro di pubblico del gruppo rispetto agli altri grandi dell'epoca citati in precedenza, senza dimenticare  Country Joe & The Fish e Big Brother & the Holding Company sempre per restare nella Bay Area. Voglio dedicare questo articolo con tutto il cuore  alla memoria del grande John Cipollina, scomparso tragicamente il 29 maggio 1989 per un enfisema polmonare ad appena 45 anni di età, che il suo spirito e la sua Gibson SG volino sempre in alto.

 

 

 

 

Ricardo Martillos
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