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1 gennaio 2012

Johnny Cash

At San Quentin (1969, Columbia)

1969

Dopo il clamoroso successo di "At Folsom Prison" del 1968 che aveva permesso a Johnny Cash di ritornare in auge a fronte di anni duri passati tra droga (anfetamine soprattutto) e nottate in prigione (arrestato 7 volte se l’è sempre cavata con una notte in guardina), il produttore Bob Johnston vuole bissare il successo e decide di registrare un live nel penitenziario di San Quentin in California, prigione che Cash conosce benissimo in quanto si era già esibito lì nel 1958 (e precisamente nel suo cortile) prima che l’amplificatore del suo chitarrista Luther Perkins venisse a contatto con la pioggia torrenziale e finisse per esplodere. Nel 1969 Luther Perkins non fa più parte del gruppo di Cash, é morto l’anno prima per droga e forse questo spinge Johnny a dire basta con quella robaccia.

Il matrimonio con June Carter, la donna che lo aveva amato al tal punto da aiutarlo ad uscire dalla tossicodipendenza sopportando molto, lo ha reso più sereno ma non meno combattivo. I concerti nelle prigioni fanno parte della routine per la formazione di Johnny Cash, al punto che Folsom Prison Blues era divenuto l’inno per tutti i carcerati americani. San Quentin ha la fama di carcere durissimo, il più vecchio degli States, quello dove esiste ancora la camera a gas e dove sono rinchiusi i peggiori delinquenti d’America. Il resto si chiama storia: la recente riedizione integrale di "Johnny Cash at San Quentin" uscita nel 2006 in 'Legacy Edition' (due cd e dvd), con qualità audio ottima, restituisce un’atmosfera elettrica da brividi e un repertorio assolutamente di prim’ordine che parte con brani quali I Walk the line (richiesta dai carcerati) e un duetto con June Carter su Darlin’ Companion. Terminato il set applauditissimo su brani tradizionali country inizia la fase più ribelle di Johnny Cash, quella in cui si trasforma in un autentico teppista che gioca con il fuoco. Chiede un po’ di acqua e alla fine schiaccia il pentolino offerto da una guardia carceraria, salutato dall’applauso della folla, per poi intonare Starkville City Jail. Poi è la volta del brano San Quentin, scritto su ispirazione di una domanda fatta da un detenuto a Cash sulle sue sensazioni di fronte ad un simile inferno. La risposta non si fa attendere e i primi versi letteralmente fanno esplodere in un boato i galeotti: “San Quintino, che tu possa bruciare all’inferno … signor politico , che cosa vuoi fare di buono per questa cosa?". Il delirio é tale che, trasportato dall’entusiasmo, riparte di nuovo a cantarla. Alla fine tutti i detenuti si alzarono in piedi sui tavoli; fu allora che il produttore Bob Johnston pensò “Dannazione, chi me lo ha fatto fare di portare qui Johnny Cash?” e in quel momento chiuse la porta dello stanzino dove era collocato assieme ai fonici. Le stesse guardie caricarono i fucili e chiusero tutte le uscite di sicurezza. Cash di quel momento ricorda: “Avevo un pubblico a cui avrei potuto dire: Ribellatevi! . L’avrebbero fatto" . La potenza e il carisma di un simile artista fa venire la pelle d’oca pensando a questo momento e fotografa più di una istantanea il carattere fuori dagli schemi e dalle regole del rude musicista dell’Arizona, un vero alternativo ante litteram. Il repertorio era stato monitorato dalla tv britannica (che filmò l’evento per un speciale montato davvero male) e dalle guardie carcerarie, per disegnare un percorso di redenzione del detenuto. Nonostante Cash dica di fregarsene delle disposizioni, le ultime canzoni aprono alla speranza e alla felicità, dopo l’inferno dei sentimenti: He turned the water into wine è stata scritta da Cash dopo il viaggio di nozze con la moglie in Israele e parla del miracolo delle nozze di Cana e Peace in the Valley trasmette un senso di ritorno alla normalità. Il medley di chiusura vede tutto il carrozzone esibirsi assieme con la leggenda del rock’n’roll Carl Perkins e la Carter Family per un finale ad effetto assicurato. Un album davvero leggendario da riscoprire (o forse già riscoperto), non solo per il valore storico: ma, curiosamente, nell’epoca di Woodstock e del rock giovane al potere raggiunse il primo posto e vi rimase per moltissimo tempo.

Gianluca Merlin

(originale pubblicato su Distorsioni blog, 8 novembre 2010)


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