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Robbie Basho

Vagabondo del karma (1940-1986)

2017 - Takoma Records - Vanguard R. - Windham Hill R.

                   

                 6552     I  N  T  R  O

 

Shizuka sa ya
iwa ni shimi iru
semi no koe

Il silenzio
 penetra nella roccia
 un canto di cicale

(Matsuo Bashō, Haiku)

 

Dopo aver trascorso una notte su una montagna e l'ingestione di una grande quantità di peyote, Daniel Robinson si convince di essere la reincarnazione del poeta giapponese Matsuo Bashō, pertanto cambia il suo nome in Robbie Basho” (John Fahey, note album “Bashovia”, 2001)

 

Robbie Basho (Daniel Robinson) é stato il più enigmatico tra i chitarristibasho_sm sperimentatori, il suo universo sonoro contiene musica bianca, nera, latina (flamenco), orientale (indiana, persiana, giapponese).  Eccentrico della chitarra acustica contemporanea (con altri nomi illustri come John Fahey, Sandy Bull, Davy Graham) ha avuto come obiettivo creare una musica classica per la steel string guitar.

 

 

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Ricerca, raga e spiritualità

 

Robbie Basho nasce a Baltimora nel 1940, orfano viene adottato dalla famiglia Robinson. Cominciò a interessarsi alla chitarra negli anni dell’adolescenza e del liceo, in precedenza aveva cantato nel coro della scuola e suonato la tromba. Il suo studio artistico era una cantina, dove 61v2j91ioIL.jpg SEALsuonava, scriveva poesie e dipingeva. Studia all’Università del Maryland (1958-1962) conoscendo tra gli altri Eugene “Ed” Denson, che piu tardi insieme a John Fahey fonderà la Takoma Records. Incontrerà anche il chitarrista Max Ochs, da cui è introdotto al folk e al fingerstyle. Dopo aver ascoltato dischi dell’etichetta Folkways e registrazioni dell’etnomusicologo Alan Lomax Basho inizia a costruire un suo repertorio fatto di blues tradizionale e canzoni di protestaNel 1962 scopre Ravi Shankar rimanendo affascinato dai suoi raga. Lasciato il college si sposta a Washington dove conosce John Fahey, e divengono amici. Quando la scena folk inizia il suo declino lascia la città per isolarsi sulle montagne ed iniziare un viaggio fisico e spirituale che avrebbe prodotto il suo stile musicale originale. La sua idea era riprodurre i suoni indiani del sitar con la sua chitarra acustica, in definitiva voleva suonare un raga americano. Le sue improvvisazioni erano eseguite con accordature aperte e tecnica Robbie_Basho_-_The_Grail_&_the_Lotus"modale", non basata sul sistema di accordi e tonalità della musica occidentale, bensì su scale e accordature non convenzionali.

 

L'artista associa le accordature a colori, stati d’animo, simboli, luoghi geografici, elementi religiosi: questa ricerca era indirizzata alla ricerca e riproduzione di emozioni e sensazioni piuttosto che all'ostentazione di una tecnica virtuosisistica fine a se stessa. In un certo senso Robbie Basho aveva un approccio quasi punk, istintivo, che lo ha portato fuori da schemi convenzionali, a differenza di John Fahey che si rifaceva a radici blues, old times and bluegrass. Proprio Fahey con la sua etichetta, la Takoma Records, pubblica il primo lavoro del chitarrista, “Seal Of The Blue Lotus” (1965-Fantasy, 1996), 6 lunghi brani di MI0000085099improvvisazione per chitarra acustica, e “The Grail And the Lotus”, registrato nel febbraio 1966, con le stupende Golden ShamrockDharma Prince. I due album appariranno poi appaiati su “Guitar Soli” (Takoma, 1996). Come un fiume in piena, a seguire, “Basho Sings” (Takoma, 1967) con Basho che canta: a molti non piacerà quel suo vocione da tenore che a volte ricorda il timbro del grande Tim Buckley (Black mare moan); un disco a detta di molta critica inferiore ai precedenti. 

 

American Primitive Guitar

 

DSCF5591La Tacoma Records si autopromuove con l’uscita di una raccolta di artisti “Contemporary Guitar” (1967), Robbie Basho non può mancare con un lungo eccezionale brano di 16 minuti, The Thousand Incarnations of the Rose. Con “The Falconer's Arm I” e “The Falconer's Arm II” (1967, Takoma) il chitarrista continu incessantemente la sua ricerca musicale muovendosi come sempre nelle direzioni etniche più disparate: i raga a ritmo scozzese (Falconer's Arm), il flamenco di Pasha, l'indianeggiante Song Of God e addirittura una sinfonia chitarristica in quattro movimenti, Lost Lagoon Suite, ispirata a leggende popolari. “Venus in Cancer” (Blue Thumb, 1969/ Tompkins Square, 2006) e “Song Of The Stallion” (Takoma, 1971) aggiungono in questo calderone di influenze il country americano, trasportando alla fine l’ascoltatore in un 'oltre' senza fine.

 

Robbie_Basho_-_The_Falconer's_Arm_IIQueste due ultime gemme vanno necessariamente catalogate sotto la voce American Primitive Guitar, genere cui John Fahey diede origine tra la fine degli anni ‘50 e gli inizi dei ’60, componendo e registrando musiche neoclassiche, utilizzando country blues tradizionali e fingerpicking, che fino ad allora erano impiegati principalmente per accompagnare la voce. Durante i ‘60 e ‘70 Basho farà parte del cerchio magico dell'American Primitive Guitar insieme a nomi altrettanto illustri come John FaheyLeo Kottke, Bob Hadley, Peter Lang. Le sue opere successive nei '70 ed '80 sono ugualmente belle, ma rappresentano il passaggio ad un genere che poco più tardi muterà nella New Age, una fase molto più MI0000726076tranquillizzante per gli amanti del genere strumentale folk. Dopo 2 LP registrati per  la Vanguard (1972, 1974) passano quattro anni per ritrovare una casa discografica e incidere altri due lavori: si tratta della Windham Hill, l'etichetta fondata da William Ackerman, che lo indica come una delle sue principali influenze, organizzandogli tour fuori dagli USA. Ackerman dichiara quanto sia stata importante l’influenza di Basho nel suo modo di suonare la chitarra, soprattutto agli inizi quando rimane affascinato da una specie di rondò himalayano in 4/4. Il look e il feeling della Windham Hill sono stati influenzati dalla visione del chitarrista di Baltimora.

 

Vagabondo del karma

 

220px-Robbie_Basho_-_Song_of_the_StallionBasho, passato a miglior vita nel 1986 all'età di 45 anni, ha avuto molte incarnazioni musicali. Ha sempre cercato di scoprire chi fosse attraverso la musica. Forse è per questo che è passato attraverso tante fasi artistiche. Nei suoi album Robbie Basho spazia tra musica classica europea fino alle canzoni del vecchio West attraverso suoni indù, cinesi, giapponesi,  persiani e arabi. E' stato a volte criticato per prendere troppo sul serio i raga: “Se lo fai con riverenza, non può essere considerato un insulto alle divinità indù” (intervista a Guitar Player) ---

Il Super-io non è soddisfatto con musica da consumo come hamburger e patatine, ma vuole di più…il meglio ... La musica deve comunicare  qualcosa, la musica dovrebbe fare qualcosa” (1974, intervista alla radio  KPFA).

A Berkeley Basho ha creato un suono personalissimo che era distintivo e inconfondibile, la voce del Nord America. Ha avuto un percorso di vita intensa, è stata una persona molto spirituale, ma difficile. Alcuni dicono che non era di questa terra. Altri che sia stato un tipo difficile, pignolo, lunatico, egocentrico, un ipocondriaco, o addirittura che la sua ricerca spirituale era un pò una messa in scena.

 

basho_poster_smallInvece, al contrario, qualcuno ha scritto “Quando le sue ceneri sono stato sparse in mare si è formato un cerchio: un animo sensibile, Robbie Basho è arrivato da non si sa dove per cantare canzoni del mondo di amore e pace, ed è ritornato lì da dove è arrivato” (Jerome Burdi, giornalista della South Florida).

 

Steffen Basho-Junghans, un chitarrista tedesco che ha assunto il nome di Basho nel 1994 ha fatto un pellegrinaggio a Berkeley per incontrare il maestro: "Quando sono arrivato a Berkeley alla fine di settembre del 1994, ho scoperto della morte di Robbie Basho avvenuta nell'estate del 1986. Quindi io non sono venuto per incontrare il maestro, ma forse per 'incontrare' il suo spirito” (SBJ). Quello spirito che tutti possono incontrare quando si ascolta la sua magica musica. Segnaliamo infine, a completamento dell’universo cognitivo sull’artista, l’imperdibile film documentario del regista Liam BarkerVoice of the Eagle: “The Enigma of Robbie Basho” (2015). Vi sono comprese tra le altre testimonianze sul chitarrista di Pete Townshend, Country Joe McDonald, William Ackerman, Alex de Grassi, Glenn Jones, Richard Osborn, Henry Kaiser.

 

 

Ascolta gli album  Seal Of The Blue Lotus   ---   The Grail and The Lotus 

Ascolta i brani  Black mare moan   ---  The Thousand Incarnations of the Rose 

 

Ambrogio Palmisano

Video

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