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21 ottobre 2015 , ,

Procol Harum

SINFONIA BAROCCA IN GRIGIO PALLIDO

2015

hsi-procolbook1                         I N T R O

 

Una band molto amata in Italia i Procol Harum, autrice di micidiali hit che ne hanno tracciato la storia nel rock marchiandola a fuoco. Si formano quasi per caso: Gary Brooker, dopo l’esperienza nei Paramounts, una formazione beat dedita a un intrigante rhythm and blues di matrice bianca, nel 1967 incontra Keith Reid, paroliere prolifico, e i due cercano immantinente una soluzione sonora adeguata ai tempi della rivoluzione musicale in atto. E’ uscito "Sgt. Pepper...", e  le meraviglie rock contenute nel disco, oltre alla nascente psichedelia e agli esperimenti orchestrali dei Moody Blues, accendono la fantasia dei due.

 

 

Gli inizi e la consacrazione a 45 giri

 

Procol 13Così, raggruppata una formazione di session-men in cui spicca l’organista Matthew Fisher, incidono un 45 giri costruito in parte sull’Aria Sulla Quarta Corda di J.S. Bach (se ne ricorderanno i Colosseum di lì ad un anno, nel loro primo disco) incrociando il suono malinconico del piano di Brooker e l’hammond di Fisher, con il minimo accompagnamento degli altri. A Whiter Shade Of Pale esce e ascende al numero uno nelle classifiche inglesi, conquistando anche l’Europa, l’Italia in particolare, dove verrà tradotta da Mogol col titolo di Senza Luce, e affidata ai Dik Dik.

Che le conferiranno un successo altrettanto fulgido nelle classifiche del nostro paese, superato soltanto proprio dal brano originale dei Procol, che ringrazieranno non poco la band di Pietruccio Montalbetti, inviando un telegramma di ringraziamenti per le royalties Procol 15ricevute,  e per aver aperto, paradossalmente, la strada al successo della band inglese (caso parecchio raro se si pensa che molti successi esteri tradotti in italiano non ricevettero le royalties dalla Siae). Il successo di A Whiter Shade Of Pale, divenuto nel corso degli anni un evergreen che ha ricevuto numerosi riconoscimenti (il premio Ivor Novello come miglior canzone degli ultimi 25 anni assieme a Bohemian Rhapsody dei Queen), spinge Brooker e Reid a uscire con un altro mirifico pezzo intitolato Homburg: La lamentosa ma splendida ballata in stile barocco conquista ancora le classifiche, e ancora una volta in Italia verrà ripresa nella nostra lingua dai Camaleonti con il titolo  L’Ora Dell’Amore.

 

Pop-rock, rock blues, barocco e tentazioni progressive

 

harumÈ a quel punto che Brooker, a causa delle defezioni di alcuni session-men, decide di formare un gruppo vero e proprio, richiamando alcuni sodali dei Paramounts, come il chitarrista Robin Trower, il batterista Barry James“BJ” Wilson, che assieme al bassista David Knights e a Mattew Fisher, all’hammond, vanno a comporre la line up più classica della band. Nel 1967 esce dunque “Procol Harum”, il primo Lp ufficiale, per la Regal Zonophone (sussidiaria della Decca, uscito in America e in Europa per l’etichetta MI0001904035sussidiaria, la Deram ) che non contiene i due primi successi nella edizione europea.

Se questa sia o meno una strategia azzeccata non è dato sapere, certo il disco viene realizzato con il minimo della tecnologia (in mono) e con una registrazione in presa diretta, cosicché tra i brani che più spiccano e rimarranno nell’immaginario collettivo ci sono Conquistador, un movimentato rhythm and blues dominato dall’hammond di Fisher, She Wandered Through The Garden Fence, altro esempio di barocchismo sinfonico e Salad Days (Are Here Again), uno dei gioielli nascosti. Alcuni critici lo considerano un disco incompiuto ed eterogeneo, registrato per speculare sul successo dei primi due 45 giri, ma non reputiamo siano nel giusto. Assolutamente da riscoprire. 

 

MI0002798347Rodata la formazione e finalmente raggiunto l’affiatamento (si esibirono anche al leggendario UFO club di Londra, gomito a gomito con Soft Machine e Pink Floyd), nel 1968 esce “Shine On Brightly” (Regal Zonophone in Gran Bretagna, A&M negli USA), secondo album e primo realizzato interamente dal gruppo. Il disco si apre con l’ancestrale Quite Rightly So, dove il rock finalmente occhieggia, anche grazie alla chitarra di Robin Trower, che trova spazio al fianco di piano e organo. La band inizia anche a sperimentare tentazioni prog, con la suite In Held Twas In I composta da 5 movimenti. Anche la title track troverà ottimo riscontro, brano nel tipico stile Procol ma sempre più orientato verso il rock. In quel periodo la band intraprende un tour che la porta in Italia, con date a Roma (Piper Club), Torino, Viareggio, Napoli e Milano.

Il 1969 si apre con il disco “A Salty Dog”: la title track è la più commovente ballata che la coppia Brooker/Reid scriverà, un’ode ai marinai di rara e struggente bellezza, che ha MI0001948938resistito magnificamente all’usura del tempo. Non mancano altri pezzi pregevoli, anche se non completamente noti, come The Milk Of Human Kindness, dal sapore leggermente anni ’30 e la poderosa The Devil Came From Kansas, un rock blues che lascia senza fiato, dove il batterista Barry Bj Wilson si produce in un accompagnamento al fulmicotone, mentre chitarra e pianoforte si sfidano all’ultima nota. Altresì da menzionare: il rock blues Crucification Lane, cantato dal chitarrista Robin Trower, che ancora una volta si produce in un assolo magico.

 

Cronaca di un lento ma prezioso declino

 

All’alba dei ‘70’s la band si riduce a quattro elementi: escono il bassista David Knights e l’organista Mattew Fisher e vengono rimpiazzati da Chris Copping al basso e all’hammond download(con interventi di Keith Reid che prova a cimentarsi anch’egli con la tastiera); di fatto la band ora è schierata con la stessa formazione dei Paramounts del 1963. Esce “Home”, disco più rock dei precedenti ma che non manca di elementi tipici del sound sinfonico della band: The Dead Man’s Dream, supportato da un funereo clip ante-litteram che vede Gary Brooker nelle vesti di un becchino fantasma, prova eminente di una decisa MI0001996510digressione verso il dark. Diversa sonorità per Whiskey Train, un hard blues che poi sarebbe stato ripreso anche da Leslie West, progenitore di un certo ruvido southern rock.

Il 1971 è l’anno di “Broken Barricades”, altro disco dove rock, blues e richiami sinfonici si amalgamano perfettamente nel tessuto sonoro dei Procol. È ancora il rock a far da dominus, con brani tecnici come Simple Sister, Power Failure e Song For A Dreamer

 

La direzione marcatamente rock indotta da Trower si interrompe dopo questo disco, quando il chitarrista esce dalla band e si dedica alla sua carriera solistica trovando, peraltro, ottimi riscontri con il suo power trio hendrixiano anche negli Stati Uniti. Entrano il bassista Alan Cartwright (e Chris Copping passa all’hammond) e il chitarrista Dave Ball.

Procol 12A quel punto Brooker riporta il Procol sound decisamente verso il prog sinfonico, progettando qualcosa di scopertamente ambizioso per il successivo disco. Assieme alla Edmonton Symphony Orchestra registrano un disco live che avrà ottimi consensi, riportando la band in classifica con la versione sinfonica di Conquistador. “Live With The Edmonton Symphony Orchestra” del 1972 ricalca con buon successo l’esperimento fatto dai Deep Purple nel 1970, e rilancia le quotazioni del gruppo, anche se per poco.   [G.M.]

 

Grand Hotel

 

Procol-Harum-Grand-Hotel-480475Che Gary Brooker abbia ripreso saldamente le redini della band nelle sue mani appare lapalissiano nel lavoro seguente della band, “Grand Hotel” (1973), primo album inciso per la Chrysalis:  Brooker torna a lavorare assiduamente con il geniale scrittore di testi Keith Reid e i due traggono dal cilindro nove pregevolissimi brani, nelle cui liriche trionfa uno  stile improntato ad una grandeur aristocratica e decadente fortemente impregnata di alcool (For Liquorice John, A Rum Tale) con  qualche elemento di critica sociale. 

Procol 6Gli arrangiamenti, che possono contare sulla presenza ancora una volta di un’orchestra, rinnovano i fasti dei primi album, ma è tutto meglio equilibrato, come il rapporto tra la dimensione rock  più aggressiva (Bringing Home The Bacon, Toujours L’Amour) anche se sofisticata - ottimo il chitarrista Mick Grabham, che ha rimpiazzato Robin Trower - e quella sinfonico-classica.  Brani sontuosi come Grand Hotel, T.V. Caesar  (sull’invadenza della televisione), Fires (Which Burnt Brightly), For Liquorice  John, Robert’s Box  sono un mix atemporale di gran classe di romanticismo, melodramma e sarcasmo.  [P.W.B.]

 

Uccelli esotici ed escursioni magiche

 

Nel 1974, esce “Exotic Birds And Fruits”. Oggettivamente un album deludente, per quanto  ancora di qualità dignitosa. In realtà, la band di Brooker ha virato, ormai, verso un sound Procol 9lontano dalle proprie matrici e non ancora in grado, per converso, di agganciare il treno della modernità sonora dell’epoca. Per cui il suono delude gli aficionados perché troppo “easy”, ma echeggia eccessivamente datato alle orecchie delle nuove generazioni. Tuttavia, non mancano brani di una certa suggestione, quali The Idol, in cui l’intreccio tra l’organo hammond  e la chitarra dell’impagabile Grabham, col contrappunto della voce rauca a dominare, risulta alquanto efficace; New LampsProcol 16 For Old, una nenia per voce e piano elettrico, affondata in un clima di velata malinconia; il ruvido rhythm and blues Drunk Again, con la chitarra indiavolata di Mick a recitare la parte principale. Sin da “Pandora Box” singolo che annuncia l’album successivo, 1975, “Procol’s Ninth”, e in esso contenuta, il suono pare senz’anima, le melodie stracche e deboli, con una scoperta ricerca di ammiccamenti alle hit parades. Brani come Fools Gold, Taking The Time, The Final Trust, The Pipers Tune, Eight Days A Week, rappresentano nella loro inefficacia e debolezza quasi una parodia del gruppo favoloso dei primi dischi.

 

Un album-compilation, “Rock Roots”, uscito nel 1976, che non lascia alcuna traccia nella discografia dei Procol Harum, sebbene in esso siano presenti anche alcuni inediti, e ancor MI0002903037più il successivo “Something Magic”, registrato oltreoceano e uscito nel 1977, fanno intuire come il declino dei nostri s’approssimi a grandi passi. L’album, in realtà, non è un disastro. Qua e là, si colgono alcune tracce brillanti, come l’iniziale Something Magic, lunga suite di oltre diciassette minuti, con rimandi barocchi e orchestrali sdilinquimenti, dove pure, benché di rado, brilla qualche frammento dell’antica grandezza. Intrigante anche The Worm And The Tree, articolata in tre movimenti, con parti orchestrali di quando in quando brillanti, e un senso del crepuscolo che aleggia tra i solchi. Nello stesso anno, Gary Brooker scioglie il gruppo, non ritenendo sussistano più le ragioni ispirative delle origini, e in un contesto musicale che vira sempre più verso le aspre lande del punk, relegando il suono arzigogolato dei Procol in una dimensione eminentemente museale.

 

Viaggio nel nulla e ritorno

 

Sciolta la band, Brooker si cimenta nell’avventura solistica (ben quattro album, dal 1979 al 1982) e partecipa in qualità di session-man a dischi e tournées di eminenti musicisti quali, in specie, Eric Clapton, George Harrison, Mel Collins, Phil Collins, Alan Parson. MI0001896789L’occasione per il ritorno sulle scene dei Procol Harum è data da un evento funesto e funereo: la morte del batterista e fondatore della band, B.J.Wilson, nel 1990, dopo lunga e straziante malattia. Brooker, sulla scia dell’onda emotiva per la scomparsa dell’amico, rifonda il gruppo e torna in sala d’incisione con “The Prodigal Stranger”.  La line up della band riformata vede sugli scudi, oltre allo stesso Brooker, Matthew Fisher all’organo e alle tastiere, Robin Trower alla chitarra, Dave Bonze al basso, Mark Brzezicki alla batteria, Jerry Stevenson alla chitarra e al mandolino; l’immancabile Keith Reid curatore di tutti i testi.

L’album mostra la corda in più punti. Il suono ha perso nettamente in smalto rispetto ai Procol 5lavori migliori, la struttura armonica è spesso sdolcinata, appesantita da cori in mero sdilinquimento, e qua e là brilla qualche favilla dell’antico splendore: Man With A Mission, con potenti inserti di tastiere, la voce superbamente rauca di Brooker a disegnare ghirigori graffianti nell’aria; la bella nenia armonica di (You Can’t) Turn Back The Page, che stende come un velo di malinconia su immaginari crepuscoli; The King Of Hearts, dall’ampio e convincente respiro melodico; la robusta struttura chitarristica di Learn To Fly. Tuttavia, l’album rappresenta una pervicace volontà di esserci, un meritorio conato di testimonianza, e nient’altro.

 

download (1)Vena creativa in netto regresso testimoniata dai successivi cimenti della band: “The Long Goodbye (Symphonic Music Of Procol Harum)” del 1995, rielaborazione in chiave sinfonica di brani tratti da dischi precedenti e “The Well’s On Fire” (2003), licenziato ben otto anni dopo per i tipi della Eagle Records. L’ennesima line up vede ora aggiungersi, in sostituzione dei partenti, Geoff Whitehorn, alla chitarra e Matt Pegg, al basso. Considerato che si tratta di un lavoro da tardo “crepuscolo”, il livello resta dignitoso. Brani twof-front-300ben costruiti da quel gran professionista geniale che è Brooker, corredati dagli ottimi testi di Reid, una struttura armonica che tiene discretamente, e come al solito, almeno nella seconda parte della loro carriera, alcune belle tracce degne di nota: Blink OF An Eye, Word Is Rich, con una splendida introduzione pianistica a far da preludio alla voce ispirata di Gary; la delicata trama melodica di Fellow Traveller, introdotta dalla sontuosa chitarra di Whitehead; il ruvido blues metropolitano di The Wall Street Blues; Emperor’s New Cloth, dall’incedere melanconico e dolente sottolineato da lievi note di piano. Un disco, nonostante l’appesantimento di una carriera negli ultimi anni frammentata e contraddittoria, ancora con più di un frammento di fulgida bellezza.

 

Il tempo di registrare un’incresciosa querelle di natura giudiziaria che coinvolge la band in una richiesta di attribuzione di co-titolarità per il brano A Whiter Shades Of Pale,cover_564462252009 con relativa richiesta delle royaltees afferenti, ad opera dell’organista Matthew Fisher, iniziata nel 2005 e conclusasi nel 2009 a favore di quest’ultimo. Nel 2008 a sigillo di un'epopea artistica di ormai quattro decadi, con molte luci ma anche più di un mediocre episodio, esce “Secrets Of The Hive”, una raccolta in doppio cd, in forma di greatest hits, dei classici della band britannica, consigliata naturalmente soprattutto a chi in discoteca non avesse nulla della band. 

Del 2009 invece è l'ennesimo trionfo sinfonico live su CD e DVD di "In Concert with the Danish National Concert Orchestra and Choir", registrato il 20 Agosto 2006 nel Ledreborg Castle in Danimarca. Sempre live 51wHjOb9zDL._SS280è il più recente (al momento) documento discografico del terzo millennio dei Procol Harum, "Some Long Road" (2014, Union Square Music), che comprende registrazioni risalenti in gran parte al 2012. Ciò che riserverà il futuro ai Nostri non è dato sapere, fatto sta che tra lampi di splendore supremo e cadute di creatività, i Procol Harum rappresentano in sommo grado la leggenda stessa della musica contemporanea, quel marchio di fuoco dorato impresso indelebilmente nei cieli abbacinati del cuore e della mente. [R.S.] 

 

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 Videografia, Raccolte, Bibliografia  di  P.W.B.

 

MI0002375077Per quanto riguarda la non folta Videografia dei Procol Harum si consiglia prima di tutto l'ottimo DVD di tarda stagione artistica "Live at the Union Chapel" (2004, Eagle Vision), 22 brani (tra cui tutti i classici della band) per 2 ore 20 minuti di durata, suonati e registrati in una solenne e mistica cornice architettonica. 

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Realizzato a Londra il 12 Dicembre 2003, all'indomani dell'uscita dell'album The Well’s On Fire, in occasione dell'ultima data del tour mondiale finalizzato a promuoverloCon Gary Brooker e Matthew Fisher unici membri superstiti della primigenia formazione originale della band. 

 

Un altro bel documento della maturità inoltrata della band (capelli ormai tutti bianchi per Gary Brooker!) è il DVD del 2009 "In Concert with the Danish National Concert Orchestra and Choir".

 

Videografia 

 

 

Procol-Harum-Rock-Roots-132230cover_611122292009Sono numerose (qualche decina) le raccolte, i 'Best Of' ed i box celebrativi del gruppo di Brooker-Reid-Fisher pubblicati dal 1967 ad oggi. Vi consigliamo qui, in rigoroso ordine cronologico di uscita, quelli che ci sembrano più significativi.

 

Oltre a Rock Roots (1976) e alla doppia e definitiva compilation della band terzo millennio Secrets Of The Hive (2008), titoli già citati nell'articolo, tra le raccolte vale la pena citare "Chrysalis Years 1973-1977" (1989, Chrysalis Records) con brani tratti dai lavori incisi per l'etichetta (Grand Hotel, Exotic Birds and FruitProcol's Ninth, Something Magic). "The Best of Procol Harum-Alcyon Daze (1997, Music Club/Music Collection International) è invece una compilation di15 brani risalenti essenzialmente ai primi tre album in studio, con belle note interne del critico Henry Scott-Irvine.

 

Procol 19Henry Scott-Irvine è l'autore anche dell'unica, corposa biografia (340 pagine) sui Procol Harum, dai primissimi giorni degli anni '60 al 2012,  "The Ghosts Of A Wither Shade Of Pale" (vedi foto n°1 di questo articolo), pubblicata da Omnibus Press nel Giugno 2013. Con l'apporto tra l'altro di due registi, Martin Scorsese per la prefazione ed Alan Parker per l'introduzione. Biografia purtroppo a tutt'oggi non ancora tradotta in italiano.

 

Sontuoso "The Singles A&B" (2002, Repertoire), box di tre CD con rarità e B-Sides mai prima pubblicate su album. 57 brani per tre ore e 45 minuti di durata complessiva, "per i fans irriducibili della band un vero ben di dio (annota William Ruhlmann nel sito Procol 8AllMusic), probabilmente ridondante per gli altri". 

 

"The First Four" (2003, Metro Doubles) è un doppio CD che contiene i primi quattro lavori integrali della band, orfano però stranamente dei primi due grandi successi internazionali, A Whiter procoll box MI0002467027Shade Of Pale ed Homburg. 

 

Infine "Then & Now: The Best of Procol Harum"  (2011, Salvo): una eclettica compilation di 17 brani che oltre ai soliti titoli attinge anche alle tracklist di Broken Barricades e The Well's on Fire.  ---  Buon ascolto.

 

Raccolte 

Rocco Sapuppo - Gianluca Merlin - Pasquale Wally Boffoli

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Social     

 

Guarda    A whiter shade of pale    Quite rightly so    The Dead man’s dream   

                 Simple sister    Power failure   Conquistador (Symphonic version) 

 

 

Discografia

Album

  • 1967 - Procol Harum (Regal Zonophone Records nel Regno Unito e Deram Records in USA)
  • 1968 - Shine on Brightly (Regal Zonophone Records nel Regno Unito e A&M in USA)
  • 1969 - A Salty Dog (Regal Zonophone Records / A&M)
  • 1970 - Home (Regal Zonophone Records / A&M)
  • 1971 - Broken Barricades (Island Records nel Regno Unito e Chrysalis in USA)
  • 1972 - Procol Harum Live with the Edmonton Symphony Orchestra (Island / Chrysalis)
  • 1973 - Grand Hotel (Chrysalis)
  • 1974 - Exotic Birds and Fruit (Chrysalis)
  • 1975 - Procol's Ninth (Chrysalis)
  • 1976 - Rock roots (Cube Records)
  • 1977 - Something Magic (Chrysalis)
  • 1991 - The Prodigal Stranger
  • 1995 - The Long Goodbye
  • 2003 - The Well's on Fire 
  • 2008 - Secrets of the Hive (2CD-Compilation/Greatest Hits) 
  • 2009 - In Concert with the Danish National Concert Orchestra and Choir
  • 2014  - Some  Long Road (2014, Union Square Music)

Singoli

  • 1967 - A Whiter Shade of Pale/Lime Street Blues (Deram, DM)
  • 1967 - Homburg/Good Captain Clack (IL, NIL)
  • 1968 - Il tuo diamante/Fortuna (IL, NIL)
  • 1968 - Quite Rightly So/In the Wee Small Hours of Sixpence (IL,  NIL)
  • 1969 - A Salty Dog/Long Gone Geek (IL, NIL)
  • 1972 - A Whiter Shade of Pale/A Salty Dog (Cube Records)
  • 1974 - Repent Valpurgis/Kaleidoscope (Cube Records)
  • 1977 - A Whiter Shade of Pale/Homburg (Cube Records)

Video

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