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4 novembre 2018 , , ,

Mott The Hoople

Rock’n'Roll Puppets

2018

anthology                         I N T R O

 

I Mott The Hoople furono lanciati nel firmamento del rock inglese dall'esplosione e dal grosso successo del Glam Rock nei primi ‘70,  ma la loro storia iniziò negli anni ‘60, molto prima che Marc Bolan, Ziggy Stardust e i Roxy Music tracciassero la parabola di questo particolare genere musicale, molto legato alle apparenze, con costumi kitsch, scenografie spettacolari e ridondanti, la presunta ambiguità sessuale dei suoi protagonisti, ma anche con contenuti musicali rivoluzionari e con  un evidente amore di fondo per il R n' R più classico, quello di Elvis Presley ed Eddie Cochran.

 

 

 

               GLI INIZI

 

Nati nel 1966 come Doc Thomas Group, tipica mod band, il chitarrista Mick Ralphs proveniente dal blues, il vocalist Stan Tippin e il bassista Pete Owerend Watts, cooptarono il batterista Dale “Buffin” Griffin, proveniente da una band chiamata The 51L08kBT9yL._SY355_Soulents. Con questa line-up iniziarono una sfrenata attività live, che nel 1967 li portò anche in Italia dove suonarono nel circuito dei night club. Nel frattempo si era loro aggiunto il tastierista Verden Allen: con lui in formazione firmarono un contratto con una etichetta italiana, la Dischi Interrecord, con cui registrarono un album, intitolato “Rescue Me” (Dischi Interrecord 1967), ristampato poi in tempi recenti come CD, con il titolo “The Italian Jobs”. Tornati in GB, cambiato il nome in The Silence, registrarono alcuni demos presso i Rockfield Studios nel Galles e anche presso labels come la Apple, la Polydor e altre, ma con scarso successo e senza nessun riscontro.

 

CAMBIO DI IDENTITA'

 

MI0001331742Comunque, nonostante il periodo non facile (la concorrenza nel mondo rock inglese era spietata e importante) la band colpì l'attenzione del dj, producer e manager Guy Stevens, uomo in orbita Island; questi, dopo una audizione, pretese il cambio del cantante (dimostrando di essere un ottimo talent scout) e del nome del gruppo. Tippin divenne il road manager e come vocalist arrivò Ian Hunter ex Apex Group, cantante, chitarrista, pianista e soprattutto eccellente compositore, il cui apporto farà fare alla band il salto di qualità definitivo. Il nome del gruppo fu la conseguenza di un periodo in galera di Stevens per detenzione di stupefacenti, qui lesse il racconto Mott The Hoople, scritto damott Willard Manus, che narrava di un improbabile Freak Show Circus. Guy Stevens portò i Mott in sala di registrazione, il primo omonimo LP ”Mott The Hoople” (Island, 1969) conteneva composizioni Hunter/Ralphs e molte cover: Laugh at Me di Sonny Bono, You Really Got Me dei Kinks, in versione strumentale, sino a AT The Crossroad del Sir Douglas Quintet. Un buon disco di debutto, che arrivò al n.66 della UK LP chart, caratterizzato da una cover art di Escher, The Reptiles (a destra nella foto). Le composizioni di Hunter si caratterizzarono subito per le loro forti reminescenze dylaniane, che rimarranno anche sulla lunga distanza nella discografia successiva della band e nei lavori della sua carriera solista. Il seguente “Mad Shadows” (Island 70), fu un mezzo flop, ebbe critiche negative e arrivò al R-1580627-1229947380.jpegn.48 delle charts, comunque propose la song Thunderbuck Ram scritta da Ralphs, che divenne un loro cavallo di battaglia dal vivo. E la dimensione live si confermò a loro molto congeniale, i concerti dei Mott garantivano spettacolo e grande rock. Con il terzo LP “Wildlife” (Island 1971), ritrovarono una buona vena compositiva e il successo: il disco, caratterizzato da una certa intenzione semi acustica country hippie, conteneva anche l'spirata ballata lenta orchestrale hunteriana Waterlow, e si concludeva con una selvaggia Keep on Knockin di Little Richard, lunga piu di 10', registrata alla Croydon Fairfield Hall, che confermò la loro immensa forza live. Il disco conquistò il n.44 delle charts. Il successo dei Mott si MottWildlifeconsolidò, ma il bello doveva ancora arrivare. “Brain Capers” (Island 1971, foto sotto a sinistra), quarto lavoro sempre prodotto da Stevens, fu un ulteriore passo avanti, con una vena hard rock più definita; spiccarono i brani: Death May Be Your santa Claus di Ralphs e la splendida ballad di Hunter Sweet Angeline; nel disco anche Darkness Darkness, di Jesse Colin Young. Il disco ebbe un buon successo di pubblico e di critica e fu dedicato dalla band a James Dean.

 

GLAM  ROCK SUPERSTAR

 

220px-Brain_CapersI Mott tra i loro numerosi fans ne annoverarono uno particolarmente famoso, David Bowie. Nonostante i buoni successi la band visse un momento di crisi, avvicinandosi allo scioglimento, anzi dopo un concerto in Svizzera annunciarono pubblicamente lo split della band. Bowie intervenne cercando di evitare lo scioglimento del gruppo, capì le loro notevoli potenzialità, offrendo loro la cover del suo brano Suffragette City, ma i Mott rifiutarono, allora Bowie andò oltre scrivendo per loro la song. All The Young Dudes, che uscì come singolo in GB nel luglio 1972 e fu prodotto da Bowie in persona; vi fu anche il cambio di etichetta per i Mott, dalla Island alla CBS Columbia. Fu un grande successo radiofonico e arrivò al n.3 della singles chart, il brano 1200x630bbebbe la collaborazione di Mick Ronson per gli arrangiamenti d'archi e fiati. Dal vivo Tippins venne recuperato come cantante per le backing vocals, indispensabili nell'arrangiamento della song. Al 45 gg. seguì l'omonimo lp: “All the Young Dudes”  (CBS 1972). Il disco, l'ultimo con la formazione originale fu un grande successo e nella sua tracklist c'erano alcuni dei più riusciti brani dei Mott: la loro versione di Sweet Jane di Lou Reed, Sucker, Jerkin Crocus, la dylaniana One of The Boys, Sea Diver e ovviamente l'inno glam immortale All The Young Dudes. Il disco è considerato tra i migliori 500 album della storia del rock per il magazine Rolling Stone. I Mott  erano entrati nel firmamento glam e anche i loro show divennero ancora più spettacolari come i loro costumi di scena, pieni di strass e stivaloni frangiati, con Ian Hunter mott-53e8a4aed5f2eche suonava una chitarra a forma di croce tedesca della prima guerra mondiale (croce del Kaiser) e con quella tipica ambiguità sessuale che era un po' un obbligo modaiolo per i musicisti di quel periodo (pensiamo ad un improbabile, truccatissimo Johnny Winter in alcune copertine dei suoi dischi 73/74). Nel frattempo il tastierista Verden Allen lasciò la band, sostituito da Morgan Fischer. Sfruttando il momento del successo, registrarono il nuovo lp: “Mott” (CBS 1973), il disco composto per lo più da Hunter, fu un vero capolavoro, dove il loro feroce R n' R venne stemperato dalle soul ballad di Hunter: All the Way from Memphis, Honaloochie Boogie, Violence, Drivin Sister, I'm A Cadillac/El Camino Doloroso, I wish I was Your Mother, stupenda ballad Hunteriana, anche lui tra i 500 best lp di Rolling Stone.

 

DECADENZA  LENTA

 

Nel 1974 registrarono un nuovo lavoro: “The Hoople” (CBS 1974), prima della registrazione dell'album, Mick Ralphs, membro fondatore, lasciò i Mott, andando verso grossi successi con i Bad Company, soprattutto negli USA dove fece sfracelli. Al R-689057-1158011928.jpegsuo posto il chitarrista Luther Grosvenor aka Ariel Bender, proveniente dagli Spooky Tooth. Anche “The Hoople” mantenne le promesse e fu un buon album, con alcune ottime songs tutte uscite dalla creatività di Ian Hunter: la classica Golden Age of Rock n' Roll, Marionette, altra ballad riuscitissima Born Late 58 di Owerend Watts sino alla conclusiva Roll Away The Stone, l'album conquistò un ottimo 11° post nalla UK lp Chart, ma fu anche l'ultimo con Ian Hunter che scelse una carriera come solista. Ma con  in formazione  ancora Hunter, nel 1974 uscì “Mott The Hoople Live” (CBS 74), prodotto da “Buffin” Griffin, un disco che colse benissimo la forza live della band, in equilibrio precario tra un sound pacato fatto dalle ballate di Ian Hunter e un sound violento e duro permeato da un R n' R animalesco ed elettrico. Sempre nel 1974 piazzarono al n.8 della 45 UK Chart la song Roll Away The Stone registrata prima dello split di Rhalps. Nella 268x0wtracklist i principali hits e un inedito, Walkin with the Mountain, dedicato a Leslie West, feroce lead guitar dei Mountain, con cui i Mott avevano fatto uno stravolto USA Tour nel 73. A concludere il disco un selvaggio medley di oltre 16' con l'essenza del R n' R: Jerkin' Crocus / One Of The Boys / Rock & Roll Queen / Get Back/Whole Lotta Shakin Goin On/ Violence, roba tosta senza un momento di pausa, pura energia rock. In seguito anche Bender lasciò la band sostituito brevemente da Mick Ronson, poi a sua volta rimpiazzato da Ray Major, ex Hackensack. Con questa line up, con Morgan Fisher, leader e mente della band partorirono altri due lp: “Drive On” (CBS 75) e “Shouting and Pointing” (CBS 76), due lavori flop che fecero da triste ending alla storia di questa grande band inglese.

 

POST “THE HOOPLE”  -   IAN HUNTER

 

220px-All_American_Alien_Boy_album_coverDi Mick Ralphs e dei successi con i Bad Company si è già detto, in seguito partecipò a varie reincarnazioni dei Mott The Hoople  e dei Bad Company, tutt'ora attivi alla faccia dell'età avanzata. Per Ian Hunter una carriera splendida, costellata da grandi song e ottimi LP e da un sodalizio fraterno con Mick Ronson durato sino alla morte di questi avvenuta nel 1993. Dischi come “Ian Hunter”, “An American Alien Boy”, con David Sanborn  e Jaco Pastorius, “Your Never Alone with Schizophrenic”, con John Cale e alcuni membri della E Street Band di Bruce Sprigsteen, l'eccitante live “Welcome to the Club” registrato all'Agorà  Balroom di Cleveland, negli anni ‘80 fecero da antidoto alla cosiddetta new wave e ai suoni manierati e elettronici che ne furono tipica MI0002045218espressione. Hunter si mosse tra canzone d'autore, soul e r’ n' r hits come Once Bitten Twice Shy, Cleveland Rocks, Just Another Night, All American Alien Boy, che andarono in classifica sia in UK che in USA. Negli anni ‘90 e 2000 Hunter continua imperterrito ad andare in tour e registrare nuovi lavori, tra molte collaborazioni come quella con Paul Mc Cartney, Todd Rungren e Mick Jones dei Clash. Visto in concerto qualche anno fa a Milano, confermò la sua splendida forma nonostante l'età avanzata, con un concerto entusiasmante, supportato da una ottima band (Rant Band), dove alle sue meravigliose ballad pianistiche alternò rock tiratissimi tra cui alcuni classici del periodo Mott the Hoople, come All The Way From Memphis. Hunter, IanHunterultrasettantenne, è ancora un fuoriclasse tuttora attivo nel mondo del rock. L'ultimo valido disco in studio con la Rant Band, "Fingers Crossed", risale al settembre 2016, seguito degli altrettanto più che degni "When I'm President" (2012) e "Man Overboard" (2009).

Morgan Fisher e Buffin Griffin formarono con Ray Major i British Lions. Pete Overend Watts dopo numerose collaborazioni musicali è deceduto nel 2017. ----- Mott The Hoople furono una rock band con i fiocchi, potenza, capacità di fare show, qualità musicali eccellenti e una discografia di prim'ordine. Tutti i loro lavori ristampati in vari formati con molte outtakes, brani inediti e live session. Imperdibili per qualsiasi innamorato del rock anni ‘70.

 

Guido Sfondrini

Video

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