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23 aprile 2012 ,

Lemmy & Motorhead

La sottile linea bianca


Lemmy MOTORHEADMotorhead live memories

E’ una serata di inizio anni 80, per la precisione il 25 marzo 1980 a Milano, location il Palalido, allora “tempio del rock” milanese, c’è un mucchio di gente, freakettoni, militanti della sinistra in riflusso, punk e rockettari con chiodo e anfibi d’ordinanza, ragazze poco vestite con lamette e lucchetti al collo: il palazzetto è strapieno, c’è un vociare tremendo e una nube di fumo azzurrastro ‘stupefacente’ si forma lentamente, prodotta dalle centinaia di joint e cylum accesi uno dopo l’altro, c’è tensione, l’occasione è di quelle da non perdere, il secondo concerto italiano (la sera prima a Bologna) di una band emergente, sono i Motorhead e hanno bucato la scena con il loro selvaggio hard rock ad alto volume, c’è molta curiosità! Ma il concerto non inizia, mezz’ora, un ora di ritardo, cominciano i primi fischi. L’audience rumoreggia sempre più spazientita, la gente comincia ad incazzarsi, poi gira una voce: ‘il pullman dei Motorhead fermato a Chiasso (confine CH) dalla Guardia di Finanza…’, io mi dico: ‘niente di più facile’, quasi nessuno sapeva che venivano da Bologna (mica c’erano Facebook e i cellulari a quel tempo).

 

Esce qualcuno (molto coraggioso) sul palco, invita alla pazienza e dice che il concerto si farà senz’altro; si becca un bel po’ di sputi, qualche lattina e molte  cicche di sigaretta, siamo a quasi 1 ora e mezza di ritardo, comincio a disperare, poi improvvisamente si spengono le luci: dal palco buio si sentono alcune imprecazioni in inglese, suspence, poi le luci si accendono di colpo e siamo travolti da un ondata di decibel spaventosa che è un cazzotto nello stomaco e una martellata sul cranio, è Overkill il brano che dà il via a quel concerto indimenticabile, la massa ondeggia, in decine pogano, succede di tutto, birra gettata sul palco e gente che vomita portata via a braccia, i Motorhed lasciano il segno a Milano con quel concerto memorabile (solo pochi giorni dopo sempre al Palalido ci saranno i Police con i Cramps – sbattuti giù dal palco senza tanti complimenti da un pubblico incompetente - come gruppo spalla e quello sarà un vero delirio!).

 

The Story

Motorhead PROFILOMotorhead nasce nel 1975 per volontà di Ian Lemmy Kilmister, bassista e vocalist dalla voce urticante, con una lunga militanza rock alle spalle, freakettone della prima ora e frequentatore della comune underground anarco/freak di Ladbroke Grove a Notting Hill Gate, quella dei Deviants e dei Pink Fairies: si fa le ossa con il r n’ r nei primissimi anni 60, poi milita nei Rocking Vikers con cui registra tre 45 gg. e va a suonare persino in Yugoslavia, poi, essendo buon amico di Noel Redding, va a fare il roadie per gli Experience di “Santo” Jimi Hendrix, nel 1968 va a suonare con il percussionista indiano Sam Gopal, con cui collabora nell’lp “Escalator”, un classico ‘della prima ora’ del rock psichedelico underground made in UK.  Presto conosce Simon King, batterista sballato come lui, formano gli Opal Butterfly  ma il progetto non ha fortuna, in seguito  frequenta  Dave Brock e Bob Calvert, anche loro sorta di dropouts ‘always amazed & forever stoned…’  del giro Ladbroke Grove;  è il 1970, ad un benefit concert in Powis Square, Lemmy sostituisce Dave Anderson che si è perso per Londra, gli frega il basso e il posto nella band, nascono gli Hawkwind, formazione space rock di enorme successo che ci accompagna con i suoi vari marks e la sua sconfinata discografia da più di 40 anni, ancora oggi nel XXI secolo.

 

Lemmy MOTORHEADNel 1975 viene cacciato dagli  Hawkwind dopo un arresto per possesso d’anfetamina in Canada; graziato dalla giustizia canadese, torna in UK, qui continua nel suo peregrinare per la GB. Lemmy è un mix tra la figura dell’homeless e quella dell’avventuriero, tra sbornie epocali di Gin, speed e allucinogeni, dune di coca, groupies e personaggi borderline: una vita “vissuta” la sua, senza compromessi con i benpensanti e il business rock ufficiale. Cerca di formare una nuova band, su input di Mick Farren, “ideologo” dell’underground londinese dell’epoca, sono The Bastards con il chitarrista Larry Wallis (ex Pink Fairies) e il batterista Lucas Fox, ma Bastards è un nome troppo “impegnativo” e poco gradito da radio, tv e case discografiche, allora Lemmy cambia il nome della band in Motorhead, che è il titolo dell’ultimo brano da lui scritto per gli Hawkwind, la sua volontà è quella di sfondare con la nuova band. E’ l’era del punk, l’hard rock di Black Sabbath e Deep Purple si è con il tempo annacquato, è ora di suoni nuovi.

 

Lemmy WINELemmy fa una semplice cosa: accelera allo spasimo dei tempi rock abbastanza tradizionali, con volumi altissimi e un ruolo preponderante della sezione ritmica, i ricami solisti della chitarra sono rari e anch’essa è utilizzata soprattutto in funzione ritmica, la minacciosa voce alla carta vetrata di Lemmy fa il resto, il risultato è un sound semplice ma micidiale e trascinante. Alla fine del 1975 registrano presso i Rockfield Studios di Dave Edmunds in Galles l’album “On Parole”, ancora imbevuto di suoni rock blues, un buon disco che però non esce sul mercato, verrà pubblicato tre anni dopo nel 1979 dalla U.A..  Il loro esordio live il 20 luglio 75 alla Roundhouse è a supporto dei Greenslade, prog band barocca e classicheggiante, uno strano connubio; ma la band non funziona e Larry Wallis lascia i Motorhead e torna con i riformati Pink Fairies, il batterista Fox va a suonare con i Warsaw Pakt.

 

Nel febbraio 76 le new entry: Philty Animal Taylor alla batteria e Fast Eddie Clarke alla chitarra, sarà la line up storica dei Motorhead; Lemmy ha trovato quelli giusti, pestano duro e non cercano troppi protagonismi, il suo ruolo di leader non corre rischi. Clarke viene dalla band di Curtis Knight, combo funky soul dove negli anni 60 in America aveva suonato Hendrix, prima di trasferirsi a Londra nel 1966. Registrano il primo lp ufficiale: “Motorhead”, quello con il logo storico disegnato da Joe Petagno e Phil  Smee, una testa mostruosa zannuta e incatenata, il logo (riconoscibilissimo) è un altro punto a loro favore, il disco raggiunge il 43° posto della UK charts, poi un tour con Hawkwind e Count Bishops sotto l’egida dell’etichetta Chiswick. In seguito nel 1979 esce “Overkill” per la Bronze, il disco sfonda, il loro sound è selvaggio e durissimo, nasce l’heavy metal, il trash metal, lo speed metal, per me è solo r n’ r sparato a velocità supersonica e con volumi pazzeschi: l’energia espressa è enorme e la voce di Lemmy fa il resto, d’altra parte la sua è una voceMotorhead SLEEP che c’entra poco o niente con i gorgheggianti lead vocalist del metal di quei tempi, Ian Gillan, Dio o Rob Halford.

 

Da qui in poi la strada del successo viene loro spianata, tours sold out e vendite importanti dei loro dischi, nel 79 esce “Bomber” e nel 1980, quello che forse rimane il loro migliore lavoro in studio, “Ace Of Spades”, prodotto da Vic Maile, che raggiunge il n.°4 dell’UK charts; il tour promozionale del disco con le Girlschool e i Vardis come opener è un successone. Passano gli anni, arriva il nuovo millennio e la vicenda-leggenda dei Motorhead è tuttora viva e vegeta, con numerosi cambi della line up e moltissimi lavori discografici, da segnalare il live “No Sleep ‘til Hammersmith”, numero 1 in classifica e summa delle loro notevoli qualità dal vivo, poi altri 20 tra lp e cd, in studio e live, sino a “The World Is Yours” del 2010. I Motorhead vantano decine di tribute band sparse per il mondo, tra le quali i Motorheadache, inglesi di Sheffield che hanno suonato anche con Eddie Clarke e le Girlschool.

 

Ho visto altre 2 volte i Motorhead dal vivo, nell’86 e nel 97 e mi hanno sempre molto divertito, anche con diverse formazioni, con l’ex Thin Lizzy Brian Robertson e Wurzel alla lead guitar, la loro energia è sempre grande e Lemmy è uno dei sopravvissuti della folle Londra 70/80, un personaggio simpaticamente inquietante che in quest’epoca di conformismo e di brutti ceffi mediatici risulta ancora più simpatico e molto meno inquietante. C’è in giro un dvd con la reunion degli MC5 di Wayne Kramer al 100 Club di Londra, nel 2007: in alcuni brani Lemmy canta e suona l’armonica, è spettacolare; e poi c’è quel video su You Tube con la cover dei Motorhead di Enter Sandman dei Metallica, guardatelo e ascoltatelo, poi sappiatemi dire chi pesta più duro.  Ma se di Lemmy volete sapere proprio tutto, senza peli sulla lingua, con compiaciuto e crudo realismo, procuratevi e leggete l’autobiografia scritta in collaborazione con Jannis Garza “La sottile linea bianca” (Tit.Or. White Line Fever”) uscita in Italia nel 2004: è molto probabile che una volta completata la bollente lettura i rockers delle ultime generazioni vi sembreranno dei ‘fenomeni-burattini’ fabbricati a tavolino da etichette ed uffici stampa zelanti! Secondo voi nei prossimi mesi i Motorhead cosa faranno? La risposta è più che scontata, saranno per la milionesima volta in tour: tra la fine di Maggio e la fine di Giugno 'The Wörld is Yours' tour toccherà anche l'Europa per poi tornare sui palchi americani. 

 

Da la “La Sottile Linea Bianca”,  “White Line Fever”, 2004, Baldini Castoldi Dalai Editore, 304 pagine, 14 euro.  

Come sono nati i Motorhead!   -  Capitolo ‘Speed Metal’, pag.103

 

Motorhead  LA SOTTILE LINEA BIANCA‘Ottenni la mia rivincita sugli Hawkwind per avermi fatto fuori. Quando fecero ritorno in Inghilterra, avevo già rubato la mia attrezzatura dal magazzino della band. In realtà non ricordo come facemmo ad entrare. Devo aver convinto qualcuno dell’ufficio a rubare la chiave per me, o qualcosa di simile. Io e Lucas Fox (fu anche il batterista dei Motorhead per i primi mesi) avevamo appena sistemato le mie cose nel furgone quando Alan Powell ci sorprese. Fu una curiosa coincidenza, visto che avevo appena fatto visita a sua moglie! Si mise a gridare "Voi due stronzi! Non penserete di fottervi la roba così?".

 

Noi ce ne andammo sghignazzando ed io gli gridai "A proposito di fottere, chiedi a tua moglie!" ma non credo che lo fece perché la rividi la settimana seguente e lei non accennò al fatto. Ero occupato anche a fare altre cose, ben più importanti. Due settimane dopo essere tornato a Londra, misi insieme la band che sarebbe diventata i Motorhead. Volevo che la band si ispirasse agli MC5, dal momento che quella band era un po’ il mito di tutto l’underground, con qualche spruzzata di Little Richard e degli Hawkwind. E il risultato fu più o meno quello. Eravamo una blues band, in realtà. Nonostante suonassimo ad una velocità supersonica, il sound era riconducibile al blues, almeno per noi; probabilmente non era così per tutti gli altri.

 

Fu piuttosto facile mettere insieme la band, troppo facile, in effetti. In un breve lasso di tempo avevo reclutato il chitarrista Larry Wallis e Lucas Fox in qualità di batterista. Conoscevo già Larry – era stato negli UFO prima che facessero un disco e aveva suonato per i Pink Fairies dopo la partenza di Paul Rudolph, il tizio che mi aveva sostituito negliMotorhead FIRST ALBUM Hawkwind. Piuttosto incestuoso no? Come se non bastasse, i Pink Fairies e gli Hawkwind suonavano spesso insieme con il nome di di Pinkwind (Hawkfairies non rendeva davvero). In un primo momento volevo chiamare la band Bastards, nome che riassumeva abbastanza bene il mio stato d’animo. Ma il tizio che ci faceva da manager, Doug Smith pensò che non fosse una buona idea. "Sarà molto difficile arrivare a Top of the Pops con un nome come Bastards" sottolineò. Pensai che probabilmente aveva ragione lui, così decisi di chiamare la band Motorhead.

 

Aveva un senso: Motorhead era  il titolo dell’ultima canzone che avevo composto per gli Hawkwind ed era l’equivalente americano del termine speedfreak (colui che fa uso smodato di anfetamine), quindi tutti i pezzi sembravano andare a posto. In più, era un nome composto da una parola sola; io credo nelle band che hanno il nome di una sola parola – sono più facili da ricordare.   Così presi i miei amplificatori dai colori psichedelici, li pitturai di nero e nacquero i Motorhead. Tutti volevano sapere cosa avessi in mente. Fu allora che me ne uscii con la famosa frase, che apparve per la prima volta su Sounds: "Sarà la più sporca rock’n’roll band del mondo. Se ci trasferissimo accanto a casa vostra, l’erba del vostro giardino morirebbe!" '.

 

Guido Sfondrini

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