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18 dicembre 2012 ,

Vintage Rock: Iron Butterfly

LA LEGGENDA DELLA FARFALLA D’ACCIAIO

1965-1975

iron butterflyLEE DORMAN (1942-2012)

Lee Dorman, bassista storico degli Iron Butterfly, celeberrima band heavy-psichedelica nata a San Diego, California meridionale nel 1965,  è stato ritrovato il 21 Dicembre 2012 privo di vita nella sua auto, nei pressi di Los Angeles. Aveva 70 anni: questa volta si tratta di morte naturale. Quando nel 1968 uscì “In-A-Gadda-Da-Vida”,  il leggendario album per cui la band è  soprattutto ricordata  ancor oggi, Lee Dorman era già entrato a far parte della line-up della ‘farfalla di acciaio’, e vi resterà – a fasi alterne - fino al terzo millennio, attraversando tutti i numerosi cambiamenti di formazione della band. Durante il periodo di rottura degli I.B., tra il 1971 ed il 1974  Dorman ed il chitarrista Larry Reinhardt formarono i Captain Beyond insieme a Rod Evans, lead-singer fondatore dei Deep Purple nel 1968, poi rimpiazzato da Ian Gillan. Dorman rientrò poi negli I.B. nel 1998 per non uscirne più. Ne approfittiamo per rinnovare una leggenda forse un po’ sopita, e tracciare un profilo degli Iron Butterfly, riprendendo e rielaborando un vecchio articolo del 1993 uscito sulla mia fanzine cartacea My Own Desire, elaborato da un mio valido collaboratore dell’epoca, Silvio Ricci, che aveva scritto e pubblicato nel 1986 per Gammalibri-RockBooks una valida “Hard Rock Story”. (P.W.B.)

 

1967-1968: HARD ROCK, IMPROVVISAZIONE, MUTAZIONI DEL SUONO

La storia del rock è costellata di formazioni che, pur avendo lasciato un contributo primario, si ritrovano oggi semi dimenticati nel corso degli anni, travolti dalle nuove tendenze. Tipico è il caso dei californiani Iron Butterfly, un gruppo che nella seconda metà degli anni ’60 è stato protagonista attivo di alcune cruciali mutazioni sonore del linguaggio rock, per poi scomparire nel nulla. Non è facile sintetizzare l’importanza degli Iron Butterfly, ma possiamo cominciare ricordando che il loro nome è da menzionare lee dormanobbligatoriamente quando si vogliono citare i pochi gruppi che ‘giocando’ con la distorsione sonora e con la dilatazione temporale delle ‘canzoni’,  hanno dato il via al genere dell’Hard Rock. In più, sono stati loro – insieme ai Vanilla Fudge – ad inventare un impasto sonoro basato sul contrasto fra chitarra e tastiere sullo stesso livello, e tale originalissima formula nel rock duro sarebbe stata ripresa e sviluppata solo dai Deep Purple di lì a qualche mese, e dagli Uriah Heep di lì a qualche anno. Gli anni ’67-’68 furono caratterizzati da vere e proprie rivoluzioni, musicali e non, e nel giro di qualche mese si affacciarono come dal nulla, per andare a modificare in profondità il tessuto sonoro della musica Rock. 

 

Il rapido susseguirsi di veri e propri caposcuola rendeva i generi estremamente vitali e variegati; basti pensare che nel 1968 il Rock Duro era stato letteralmente inventato e portato al successo da gruppi diversissimi fra loro come Cream, Jimi Hendrix Experience, Vanilla Fudge, Iron Butterfly, Deep Purple, Jeff Beck Group, Led Zeppelin, Steppenwolf, MC5 e Blue Cheer. A quell’epoca il concetto stesso di genere specifico stava stretto alla musica proposta, data l’immensa apertura stilistica delle formazioni che sapevano fondere ironbutterflycon naturalezza le influenze più disparate. Una delle caratteristiche basilari di quel nascente – e mai più uguagliato – primo Hard Rock era la capacità di improvvisare soli strumentali che spezzassero le catene alle canzoni per tramutarle in veri e propri ‘viaggi’ musicali, senza limiti sonori e temporali. Tale abbandono improvvisativo, che rendeva ogni concerto di una band diverso dal precedente, secondo una prassi mutuata dal jazz, avveniva essenzialmente dal vivo, dove la spinta dell’audience rendeva fluido e naturale il discorso: in studio i musicisti tendevano a contenere i loro spunti a favore di strutture più compatte.

 

LA PSICHEDELIA DELLA FARFALLA D’ACCIAIO: "IN-A-GADDA-DA-VIDA" E GLI ALTRI DISCHI

Il secondo album degli Iron Butterfly, “In-A-Gadda-Da-Vida”, uscito nel 1968, ha rappresentato il primo tentativo in assoluto di trasferire in studio lo stesso abbandono improvvisativo dei concerti, trascinando la durata della title-track oltre i diciassette minuti ed occupando quindi un’intera facciata con un solo brano. Anche le maratone dei Cream di pari durata dal contemporaneo doppio album “Wheels Of Fire”  erano registrate dal vivo. In-A-Gadda-Da-Vida è stata quindi l’antesignana di tutte le suite solistiche che tanta diffusione ebbero in quegli anni. Giova ricordare a questo punto come l’influenza degli Iron Butterfly non si sia limitata all’Hard Rock, in quanto il loro particolare uso dell’organo all’interno de brani riprendeva l’approccio allucinato dei Doors per poi ritrovarsi dieci anni dopo fra le maglie deliranti del sound degli Stranglers, in piena epoca punk anglosassone.heavy La band era immersa completamente nell’atmosfera psichedelica californiana, ed era
quindi facile trovare il loro nome in cartellone al Fillmore West di Bill Graham in compagnia di altre vecchie glorie dell’epoca. 

 

La formazione era capitanata dal cantante tastierista Doug Ingle, che provenendo dalla musica liturgica conferiva una dimensione solenne ed evocativa all’intero suono del gruppo; in contrasto, il giovanissimo chitarrista Erik Brann aveva un approccio acido e distorto. Le fila dei due solisti erano tessute da una solidissima sezione ritmica composta dal bassista Lee Dorman e dal batterista Ron Bushy. Il nucleo primario della band, che conobbe comunque vari avvicendamenti di line-up, realizzò cinque albums fra il 1968 ed il 1971. Il primo lavoro, intitolato significativamente “Heavy”, fu uno dei primissimi dischi della storia del rock ad essere indirizzato verso un suono massiccio e saturo. Lo strumentale Iron Butterfly Theme costituisce un esempio magistrale di Hard Rock già definito sul nascere, un riff devastante ed implacabile, con la chitarra che squarcia inesorabilmente i solchi.

 

L’iniziale Possession è un brano sofferto ed angosciato, con l’organo ‘tremolante’ a sottolineare un’atmosfera di disarmante drammaticità. Get Out of My Life, Woman invece  un classico rhythm'n'blues 'psichedelicizzato' con una classe immensa. La fama degli I.B. conobbe una rapida ascesa nel corso del 1968, e l’album d’esordio prese a ironballvendere bene grazie anche all’esposizione che il gruppo ebbe nel suonare da supporter a gruppi del calibro di Doors e Jefferson Airplane. A conclusione di un anno di trionfi arrivò il già più volte citato “In-A-Gadda-Da-Vida”, che divenne presto disco di platino. La famosa suite che dava il titolo all’album divenne subito un classico, ed il nuovo suono che ne scaturiva si rivelò estremamente influente sulla scena mondiale. Purtroppo con l’avvento del nuovo anno, l’ultimo dei sixties, la Farfalla d’Acciaio cominciò subito a perdere colpi. Il terzo album,“Ball”, fu un buon lavoro, ma non possedeva già più la magia e la carica innovativa degli altri. La realtà del rock duro era in rapida evoluzione, e gli I.B. si ritrovarono incapaci di tenere il passo con nuovi, agguerritissimi gruppi quali Led Zeppelin, Deep Purple, Grand Funk Railroad e Mountain.

 

Tristemente emblematico il tal senso il concerto al Fillmore East di New York del 30 Gennaio 1969: gli Iron Butterfly erano l’attrazione della serata ed ebbero la malaugurata idea di avere i Led Zeppelin come supporter. Il manager della band inglese, Peter Grant, grande conoscitore delle strategie dello show business e pronto a tutto pur di far esplodere il suo gruppo, consigliò a Jimmy Page e compagni di trasformare la serata nel trionfo degli Zeppelin e di impedire materialmente ai Butterfly di salire sul palco. Dopo che la brillante performance di Plant e c. era stata prolungata di un’ora abbondante rispetto alla scaletta concordata, gli I.Butterfly, amareggiati e sconfitti nei loro camericni, capirono dalle grida di invocazione del pubblico, soggiogato dalla potenza schiacciante del ‘dirigibile’, che per loro non era rimasto nulla.

 

ironbutterflyliveLa storia del rock è fatta anche di questi tristi episodi, che inducono a riflettere sul cinismo e sulla crudeltà che a volte si celano nelle parabole artistiche dei gruppi.  Gli Iron Butterfly rimasero comunque un nome di un certo rilievo per tutto il 1070 e 1971: gli ultimi due lavori, “Live” e “Metamorphosis”, chiusero il primo capitolo della loro storia con grande dignità. Nel 1975 Erick Brann proverà a rilanciare il progetto con altri musicisti ed inciderà a nome Iron Butterfly die albums, “Scorching Beauty” e “Sun and Steel”, due lavori onesti e sinceri, ma del tutto privi di quella carica innovativa del primo ciclo e dei primi due lavori, cui tanto aveva contribuito l’approccio particolare di Doug Ingle. Oggi il nome degli Iron Butterfly, per nulla attuale, è destinato a rievocare il passato tra i più esaltanti della storia del rock, quello legato all’espansione della suono, della mente e del cuore.  

 

P.S.: In tempi recenti vecchi membri degli Iron Butterfly, con altri dei Bullet Boys e dei Regulators hanno dato vita agli Highway Ryders

 

 

Discografiaironsynsteel

 

ALBUM STUDIO 

  • 1968 - Heavy  (ATCO  Records)
  • 1968 - In-A-Gadda-Da-Vida  (ATCO  R.)
  • 1969 - Ball   (ATCO)
  • 1970 - Metamorphosis  (ATCO)
  • 1974 - Scorching Beauty (MCA Records)
  • 1975 - Sun and Steel      (MCA Records

 

COMPILATIONS

  • 1971 - Evolution: The Best of Iron Butterfly (ATCO)
  • 1973 - Star Collection  (Midi)
  • 1988 - Rare Flight
  • 1993 - Light & Heavy: The Best of Iron Butterfly (Rhino)
  • 2011 - Fillmore East 1968  (Rhino Handmade, ATCO Records)

 

LIVE

  • 1969 - Live  (ATCO  R.)

 

Silvio Ricci

 

Nella foto n.2: il bassista storico degli Iron Butterfly LEE DORMAN

 

Iron Butterfly Official Site  


Video

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