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31 maggio 2015 ,

Babes In Toyland

La grazia e la violenza

2015

babes reunion_2015                          I N T R O

 

L’annuncio è stato divulgato a inizio anno: Babes in Toyland una delle formazioni cult del periodo d’oro del rock alternative degli anni ’90 ha letteralmente messo insieme i pezzi, e torna in tour. Il periodo sembra essere quello propizio, perché ritornano tante formazioni di quel decennio, soprattutto quelle a organico femminile (L7, Sleater-Kinney, Jack Of Jill). Kat Bjelland (voce e chitarra), Lori Barbero (batteria) e Maureen Herman (basso) hanno prima ricementato la loro amicizia, messa in stand-by per 15 anni, poi messo mano al repertorio. Gradualmente, avvicinandosi ai social network (non particolarmente amati da tutte e tre) hanno scoperto che l’amore e la nostalgia dei fan nei loro confronti era ancora bruciante, e allora 1+1 fa reunion. In occasione della loro apparizione (30 maggio) al Primavera Sound Festival di Barcellona, e di due date italiane di inizio Giugno (3 giugno Beaches Brew Festival, Marina di Ravenna, 4 giugno LoFi Club, Milano) questo è un loro profilo, buona lettura.

 

Gli inizi

 

bit_babesQuesta band, che si è incontrata a Minneapolis ed è cresciuta in giro per gli USA sul finire degli anni’80, è stata portatrice di un suono e un’estetica uniche, che hanno influenzato decine di band a venire, direttamente e indirettamente. Più che seminale è il caso dire che le BiT sono un gruppo matrice. Non un gruppo imitato, ma un gruppo che con la sua autenticità, la nudità, la crudezza dei suoni, e l’atteggiamento lirico dei testi ha fornito babesmateriale di ispirazione per generazioni di ascoltatori futuri. Dopo che i riflettori si sono spenti sulla scena grunge, le loro canzoni hanno continuato a girare, in una sorta di passaparola segreto, nella sacra triade dove si associavano i nomi di Hole-Babes In Toyland-L7. Chi crede al destino troverà significativo questo dato: a metà degli anni ’80 Courtney Love, Kat Bjelland e Jennifer Finch (basso nelle L7) diedero vita a una formazione che passa alla storia come Sugar Baby Doll. Troppe energie per una sola stanza. La cellula si frammenta e inizia a dividersi, creando altre cellule.

 

Spanking Machine e To Mother

 

babes in toylandNel 1986 Bjelland incontra a Minneapolis Lori Barbero, così nascono le Babes in Toyland, dapprima con la bassista Michelle Leon. Sin dal loro primo album “Spanking Machine” uscito su Twin/Tone Records nel 1990, il loro suono risulta contraddistinto da una base punk su cui vengono innestati richiami blues, sixties, psychobilly e no wave, suggellati da liriche dirette, non limate, con tratti visionari. La catarsi attraverso il rumore è la loro cifra. Provengono tutte da passati poco tranquilli, come testimonia l’EP seguente, “To Mother” (1991), dove viene evocata nel titolo la madre assente della Bjelland, assieme a storie e immagini che colpiscono con forza. Vedendo Kat Bjelland dal vivo, si potevano cogliere To_Motherle stesse espressioni, le stesse smorfie immaginate ascoltandola su disco. E si capisce che è tutto vero, in un meccanismo taumaturgico che viene scagliato sull’ascoltatore, come Kat canta in Catatonic: “I see you are me”. E’ tutto questo immaginario radicato nell’esperienza femminile ma non volutamente “di genere” ispira altre cellule. Le Babes in Toyland non sono riot-grrrl, sono la forza che aiuta a generare il movimento. Kathleen Hanna delle Bikini Kill, dopo aver visto la band live in un appartamento, viene folgorata sulla via del punk rock, e dà il via al movimento politico e musicale riot-grrrl.

 

Fontanelle

 

FontanelleIl 1992 è l’anno della consacrazione, con l’album “Fontanelle”, con la produzione di Lee Ranaldo dei Sonic Youth per Reprise Records. Il disco finalmente esalta la chitarra di Bjelland in tutta la sua grazia e violenza. E' un incastro di riff dalla base blues imbastardite da un ventennio di punk, linee di basso battenti e istintive e batteria tribale, che cesellano pezzi di rock psichedelico in pillole compresse. Il lavoro sulle voci ci restituisce nella maggioranza dei brani la voce di Bjelland sdoppiata, effettata. In un orecchio dice una cosa con una vocina infantile, nell’altro l’esatto opposto, con un urlo viscerale, come in Bluebell, Right Now, Jungle Train. E’ il modo naturale di esorcizzare una sua lieve tendenza schizofrenica che le verrà diagnosticata solo negli anni seguenti. Il disco dà tregua a metà con la ballata strumentale Quiet Room, che ricorda molto da vicino King Volcano dei Bauhaus, poi si riparte con un viaggio nei bassifondi spirituali e a volte anche fisici, con Pearl ad esempio, una ragazza con la babes bit_lavinesessmente attraversata da immagini violente, che fa il pari con Handsome and Gretel, una prostituta di quartiere, vera o così percepita. Il viaggio termina con una terzina di canzoni che sono la quintessenza della poetica Babes in Toyland. Real Eyes parla di un amore finito, amanti separati da tre mari (nell’interpretazione lirica) o semplicemente dalla prossima corsa dell’autobus (nella realtà), anche se la verità non necessita di particolari interpretazioni. Poi Mother ci riporta ai fantasmi infantili della Bjelland: “Questa è la mia vita /Madre-Sorella/ vieni a prendere la mia vita/ Sei oscena e lo sai”. Questo groviglio di sentimenti repressi, violenza e necessità di riscatto vengono esorcizzati come in un rito con Gone, un duetto chitarra-voce e cocci rotti.

 

Nemesisters

 

NemesistersA Fontanelle segue nel 1995 “Nemesisters”, un disco differente, meno nudo e più spensierato (i fantasmi sembrano momentaneamente evaporati) con meno omogeneità dal punto di vista formale, ma più aperto allo sperimentalismo strumentale, vocale e di scrittura dei testi. Le filastrocche mortali dei dischi precedenti si trasformano in divertissement linguistici come testimoniano bene Hello, Driving, 22, Ariel, e l’ottimo singolo Sweet 69. Le Babes si divertono anche in qualche cover, come We Are Family delle Sister Sledge e nel fare a pezzi All by Myself di Eric Carmen. E’ l’ultimo disco in studio che firmano insieme.

 

Uscite postume e reunion

 

6a0133f3b98a81970b01a3fbb74e4d970bNel 2.000 esce postuma una trilogia, “Lived", "Viled", "Devil", con tracce dal vivo e rarità, come le Babes che interpretano le streghe del Macbeth, e un live ufficiale, “Minneapolism: Live - The Last Tour" (2001). Poi rimangono impigliate nelle classiche dinamiche di quando il talento viene messo in mano a persona sbagliate. Un manager fraudolento che cura gli affari di Bjelland mette su in piedi una reunion delle Babes in Toyland nel Regno Unito senza Barbero: è la frattura che le terrà separate per 15 anni. Nel frattempo hanno dovuto combattere ognuna con i propri demoni personali, ma come ha annunciato Tom Morello presentandole sul palco in una delle prime  date della reunion, le 'Dee del Grunge' sono tornate. E la loro autenticità è ancora in grado di sconvolgere qualcuno.

 

Rachele Cinarelli

Official   Social

 

LINE-UP

Kat Bjelland – voce e chitarra

Lori Barbero – batteria

Michelle Leon – basso (1987-1992)

Maureen Herman – basso (dal 1992)

 

DISCOGRAFIA

1990 – Spanking Machine, Album, Twin Tone Records

1991- To Mother, EP, Southern Records

1992 – Fontanelle, album, Reprise Records

1993 – Painkillers, rarità e live, Southern Records

1995 – Nemesisters, album, Reprise Records 

2000 -  Lived - Viled - Devil, trilogia con rarità e live

2001 – Minneapolism: Live -The Last Tour, Cherry Red Records

2004 – The Best of Babes in Toyland and Kat Bjelland, Warner Music Records


Video

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