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Volume Sick + Ultimarata

VOLUME SICK + ULTIMARATA

1 Aprile 2015 - Pippola Music - mini LP + Digital Download - 8 tracce - 30 minuti

Italia

 

coverChi di voi si ricorda quei gioielli su Contempo Records intitolati “Six Razorblades” (LP - 1990) e “Ghetto Ghetto” (EP - 1992)? I Volume Sick, cocktail di sonorità rock ed elettroniche post-wave, nacquero dalle ceneri dei Rinf, quando nel 1988 Alessandro Neri (basso e drum machine), Francesco Catanea (sax) e Michele Santini (voce) si unirono a Simone Beccaluva (chitarre e sequencer, proveniente dal combo italo-disco Indianapolis) e a Lorenzo Santi e Ugo Bravi (rispettivamente tastierista e batterista della metal band Wyxmer). La band fiorentina però durò pochi anni, dividendosi dopo il collasso di Contempo e l’album “Night Raider” (registrato nel 1993) vide la luce solo nel 2011 grazie all’etichetta Oltrelanebbiailmare, affiliata a Silentes.

Dopo l’esperienza techno con il nome Volume (1998-2002 circa), Neri e Beccaluva tornano insieme nel 2005, ricompattando tutta la line-up originale ad eccezione di Santini, rientrato in pianta stabile nei Rinf. L’incontro con il fiorentino Ultimarata, alias Alessio Colosi, avviene nel 2013 al Kapow Vintage Studio di Lorenzo Santi, dove i Volume Sick stavano registrando alcuni brani strumentali. Nasce così un sodalizio che dà vita nell’ottobre 2013 a La Capra, ipnotico brano dove la base ritmica granitica si fonde a una sequenza elettronica semplice ma efficace, all’hammond di Santi e alle melodie malinconiche del sax di Catanea, su cui si staglia in primo piano la sensuale voce maschile di Ultimarata, più vicina ad uno spoken-word da crooner che al canto. Il video del brano raggiunge un numero enorme di visualizzazioni su youtube, invogliando il cantante e la band a realizzare un album insieme, che esce (un anno e mezzo dopo quel video) su Pippola Music prodotto dal boss della Pippola Paolo Favati (ex-Pankow).

 

Liquidare questo come un “buon disco di rock italiano” significherebbe sminuirne l’essenza, visto che nella scena rock del nostro paese non si ascoltano frequentemente sickdischi prodotti, arrangiati e scritti con una qualità così alta come questa. Però è anche vero che dopo circa dieci anni dalla reunion del 2005 non tutto è all’altezza del passato e ci si poteva attendere qualcosa di più da un nome come Volume Sick (nella foto a destra): più canzoni e una maggiore omogeneità stilistica, nonostante la maestria tecnica della band sia fuori discussione.

I sei musicisti fiorentini riescono bene negli episodi più notturni dell’album: La Capra, Dead Dog (sulla scia dei Litfiba post-wave), Matanga - Il Viaggio (terzo singolo dalle atmosfere post-punk), Scintille (dalle atmosfere jazz-rock noir), Sunset Boulevard (white funk psichedelico e secondo singolo estratto) e la conclusiva Parte Del Buio. Meno convincenti sono invece gli episodi più solari: Gravità Zero (un brano reggae con un bello spoken word ultimaratadi Ultimarata - nella foto a sinistra- e bei dub effects di Favati, in cui però è irriconoscibile lo stile della band) e Carpazzi My Love (rock italiano con accenti ska). 

Alla fine ne vien fuori un buon mini-album che apre la strada ad una collaborazione che può e deve continuare: Ultimarata ha una bella voce da crooner (in alcune inflessioni vocali ricorda Alex Spalck dei Pankow) e, alternando l’italiano all’inglese (ove necessario alla funzionalità dei brani), si può riuscire a dare un taglio più internazionale alla produzione, emergendo dal calderone del rock italiano. Il ritorno discografico dei Volume Sick però non può mancare negli scaffali di tutti gli appassionati di rock italiano di ispirazione wave. 

 

 

Voto: 7/10
Diego Loporcaro

Video

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