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3 gennaio 2014 , ,

Twin Guns

SWEET DREAMS

2012 - Autoproduzione

twin gunsLe “Pistole Gemelle”, nome quanto mai appropriato per questo duo di New York, ci trascinano in un vortice musicale fatto di sano e robusto rock’n’roll urbano, sparato con lucida spietatezza sui nostri neuroni. Ma partiamo dall’inizio: Twin Guns è un duo composto da Andrea Sicco e ‘Jungle’ Jim Chandler, il primo suona la chitarra e canta, il secondo, che ha avuto precedenti esperienze con i Cramps - in particolare nel loro tour del 2004 - suona la batteria, entrambi sono gli autori di tutte le canzoni contenute in questo “Sweet Dreams”. I due sono insieme dal 2011, hanno già pubblicato un album, un ep e alcuni singoli, tutto in proprio (infatti non hanno un’etichetta alle spalle), e le cose sembrano ben funzionare, l’assenza di un bassista è stata voluta per non sottostare a quelle che sono le leggi non scritte dell’establishment musicale e cercare strade nuove. La definizione che loro stessi danno della loro musica, «an engaging journey into the heart of garage-punk darkness» rende perfettamente l’idea della musica dei nostri.

 

Ma a dire il vero dentro la loro musica c’è molto di più, in particolare l’abilità di giocare con un distillato di influenze diverse per ricavarne un suono che, se si inserisce nel filone garage con gusto e sonorità vintage, raggiunge un risultato decisamente personale. Chitarre fuzz, riverberi, delay, distorsioni elettroniche stravolgono e travolgono il suono con un impatto sonoro corrosivo e vigoroso che subito ci introduce alle coordinate di questo lavoro, sin dall’incipit di Witches, un trionfo di tamburi martellanti e chitarre distorte, con un tono epico e dark accentuato dal coro che trascolora nel rabbioso urlo finale. Atmosfereguns spaghetti western evocativi e suoni morriconiani si agitano inquieti nelle profondità nebbiose di The Creeper;  Cramps e Echo And The Bunnymen (!?) trovano equilibrio in The Eternal War Between Good & Evil e nella furia punk di Bloodline; in Carry On  i demoni che agitano i nostri trovano un po’ di requie in una ballata impreziosita dal suono bluesy dell’armonica. Teenage Boredom, il brano più bello, per le atmosfere sulfuree di angoscia esistenziale può parzialmente giustificare il paragone da qualcuno tentato con i Suicide, demoni e incubi vi si rincorrono in un suono scuro, plumbeo memore di notturni bagliori della new wave più sporca e disperata. Motorcity (N.Y.C.) potrebbe essere una rabbiosa outtake di “No New York” e manifesto della parte sotterranea della città, conclude l’album Wild Years che sembra, col suo andamento lento alla Gun Club, voler almeno parzialmente placare i rabbiosi furori dark.

 

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

Uscita: 19 Dicembre 2012


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