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8 aprile 2017 ,

Giovanni Sollima

SONATE DI TERRA E DI MARE

2016 - Almendra Music

Per usare una metafora darwiniana, la musica di Giovanni Sollima è l’anello di congiunzione tra il rigore accademico della musica classica e la sperimentazione intesa nel suo approccio più anarchico. La musica del violoncellista palermitano è come una camera dello scirocco, un luogo irreale in cui venti di diversa provenienza si incrociano in modo del tutto naturale. Tutto questo è il frutto di una mente aperta agli scambi ed idiosincratica agli scompartimenti angusti in cui l’ossigeno della creatività è destinato a bruciare troppo in fretta. Con “Sonate di Terra e di Mare” Sollima conferma la generosità di musicista avvezzo ad immergersi in progetti sempre diversi come questo album, scritto e suonato insieme a Luca Rinaudo, Giacomo Cuticchio, Marcello Bonanno, Pietro Bonanno, Stefano Iannuzzo, Giovanni Giannone e Gianluca Cangemi. In ogni traccia si percepisce l’apporto di Sollima, discreto ma determinante nel cucire i lembi di un dualismo collocato tra minimalismo ed elettronica.

 

La cifra dell’album consiste nel volersi proporre come prodotto corale di cui Sollima diviene la parte forse meno visibile di un ensemble in cui i protagonisti sono i singoli musicisti, intenti a liberare la forza propulsiva del linguaggio che più gli è congeniale. Mentre l’iniziale Scherzo è una corsa a perdifiato tra il piano di Cuticchio e le corde di Sollima in un pezzo dal retrogusto cameristico, la successiva Bauci srotola un inquieto tappeto di drone ambient. Variationes Super Ave Maris Stella è una mini suite il cui moto parte da una sorta di lentezza inesorabile per descrivere una parabola ascendente fatta di note taglienti e di balli antichi a cui si contrappone la semantica futurista prodotta dalle pulsazioni di Armilla, vicine a certe sonorità di scuola Morr, allo stesso modo di Ottavia. Pregevole la finitura emotiva in Vag Mut Al Nua in cui piano e violoncello si completano come fossero due diverse parti di uno stesso guscio. Dopo i droni di Cecilia si arriva alla conclusiva Sonata Cangiante, il brano probabilmente dal maggiore tasso di complessità e ricerca. “Sonate di Terra e di Mare” è un album che combina varie anime in una musica frastagliata e carica di pathos, dalla valenza cinematica e colta senza cadere in inutili sofismi. Più semplicemente, l’ennesima prova di come Sollima riesca sempre a rovesciare sul piano dell’arte i concetti di “classico” e “avanguardia”, dando vita a risultati di alto livello. 

 

Voto: 7/10
Giuseppe Rapisarda

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