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9 marzo 2014 ,

Gap Dream

SHINE YOUR LIGHT

Uscita: 12 Settembre 2013 - Burger Records

gap-dream-shine-your-light-cover-artDopo un discreto esordio in ambito indie di poco più di un anno fa, con un lavoro a metà tra il lo-fi e il dark più melodico, Gabriel Fulvimar torna con la sua band Gap Dream, con“Shine your light”, a prima vista un prodotto più solare, allegro e ottimista nel suono; complice di questo cambiamento è presumibilmente il trasferimento che il leader ha compiuto spostando la sua residenza dalla gelida Cleveland alla più calda California, un cambio radicale che si ripercuote, senza snaturarla, anche nella sua musica. Se si dovesse dare con una frase una definizione riassuntiva dell’ultima fatica dei Gap Dream, ‘nani sulle spalle dei giganti’ sarebbe l’unica espressione adottabile. Questa spiegazione esprime bene il costante citazionismo che percorre l’intero cd, e che comprende schegge sonore che spaziano dai Velvet Underground ai Beach Boys, dai Pink Floyd a Giorgio Moroder, tutti buttati in un unico calderone e mescolati da uno stregone a dir poco eccentrico che si diverte da matti a proporre al mondo le sue bizzarre alchimie. La prima pozione che il mago offre all’ascoltatore appare all’inizio del cd sotto forma di un’ipnotizzante sequenza di synth: gira attorno ad una spirale armonica che richiama i migliori viaggi spaziali dipinti dai Tangerine Dream nei loro lavori di metà anni 70.

 

L’avvio dura però pochi secondi, interrotto bruscamente dall’entrata della sezione ritmica che, solida ma imprevedibile, spezza l’incipit ambient per trasformarlo in un grezzo, ma ancora spaziale, garage rock nello stile dei primi Pavement. Affine dinamica troviamo anche in Love is not allowed, dove però all’aggressività ritmica dei Pavement, subentra una drum machine dal suono molto simile a quelle usate dai primi album di Jean Michel Jarre, che con un classico sei ottavi non spezza, ma arricchisce i tessuti psichedelicigap-dream intrecciati dai sintetizzatori, accompagnando la canzone con una raffinata cadenza da ballata elettronica. Il motivo che canta la voce ha molti punti di contatto con Here it comes di Brian Eno: ambedue infatti contrappongono il fluido movimento degli accordi ad una linea melodica piuttosto statica e minimalista, creando un effetto di sospensione tipico dello space rock. Infine le voci armonizzate in coretti eterei e trasognati concludono il quadro dando un tocco di “Beach-Boys-versione-LSD” alla composizione. L’album, dopo questa pausa riflessiva, riporta alla realtà l’ascoltatore con il kraut rock di Fantastic Sam, un’ammaliante canzone che riprende le sperimentazioni di band tedesche come i Faust contaminandole con le melodie “freak” presenti nel ritornello. A seguire Immediate life sentence, costruita sugli stessi bpm e strutture ritmiche di Fantastic Sam: conduce come un mantra una melodia di stampo beatlesiano su un tappeto di chitarre imbevute di riverbero.

 

L’atmosfera del disco cambia direzione con There’s blood on the stone, la canzone più veloce dell’album; un incedere surf rock crea un conflitto sonoro con la canzone più malinconica dell’lp, che ben rappresenta il suo testo visionario, oggetto la paura di restare soli e la confusione mentale che porta all’alienazione. Questa parentesi d’inquieta nostalgia viene immediatamente chiusa dai trionfali e sicuri fiati sintetizzati di Shine your love, che risollevano il morale del lavoro verso le vette più alte. La melodia gapdream_lgclassicheggiante delle tastiere e i suoni vintage usati da Gabriel Fulvimar ricordano le composizioni di Keith Emerson, il tastierista degli ELP, e vengono accompagnate da un ritmo tipicamente usato nella disco anni 70, ma rallentato di diversi bpm. Il disco conclude il suo trip cosmico attraverso asteroidi di synth analogici, scie di voci espanse dall’eco generoso e limpide chitarre incorporee con Come home, un ritorno a casa stanco e triste che riprende la canzone di apertura del disco diminuendone drasticamente la velocità. Shine your light è un cd coinvolgente, ma allo stesso tempo rassegnato e indolente, che guarda alla vita con un tranquillo sorriso malinconico, con la testa piena di dubbi e senza la pretesa di dare alcuna risposta, un’escursione mentale attraverso paesaggi onirici fuori dal mondo.

Voto: 7/10
Lorenzo Berretti

Foto 3: Gabriel Fulvimar

 

Burger Records 


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