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21 novembre 2013 ,

John Foxx And The Maths

RHAPSODY

Uscita: 6 Maggio 2013 - Metamatic Records

rhapsodyL’impressione è che dietro a questi suoni stia un muro. Il live in presa diretta at Meme Tune Studios, registrato nel novembre 2011 da John Foxx And The Maths (oggi disponibile), è un rimbombo che picchia di sponda, nudo e crudo, implacabile senza orpelli e piaggerie romantiche, “Rhapsody” casca poderoso e asciutto come la wave elettronica più rigorosa. John Foxx and The Maths sono un duo. Il secondo componente dei quali,  meglio noto come Benge, è executive manager di sintetizzatori analogici, autentiche bestie al servizio di un affilato figuro di nome Foxx (già primi Ultravox), vocalist traslatosi nel presente per increspare il futuro. No acclamazioni, no arricchimenti da post produzione. In questo album studio/live si estraggono rocce di un trascorso fatto di album di coppia (“Interplay” e “The Shape Of Things” del 2011; da lì a poco uscirà il terzo titolo “Evidence”, 2012 ). E’ un concentrato (39 min.) di scorie anche personali per il celebrato Foxx (“Metamatic”, 1980, con omaggi agli stessi Ultravox). Reinterpretazioni con l’ausilio di collaboratori, che di seguito analizziamo.

 

The Good Shadow, strumentale che oscilla tra diorami cibernetici e percussioni elettroniche, introduce scientemente un andamento motorik ; Shatterproof parte costipata e ritmica come da sempiterni Clock DVA (per non dire millanta altri: l’elettronica può essere clone) soltanto che qui Foxx , rileva quanto la dirompenza umana (la voce), possa dominare ogni tipo di macchina; He’s A Liquid amplia di tastiere e di suggestioni metamatiche un plafond espressivo del cantato mai così classico; The Running Man robotica e austera trascina nella voglia di ondeggiare sia busto sia braccia come solo la dance degli 80’, gran pezzo; in The Shadows Of His Former Self,  ammicca il Foxx ed intrigano le basse frequenze  programmate, quando il violino (elettrico) ruba la scena lasciando un retrogusto di corteccia e di silicio; Hiroshima Mon Amour classico ultravoxiano che tutti conosciamo, viene qui eseguito con didascalico rispetto; Interplay, evocativo, nasce con linea rallentata di basso di cui cogliamo l’umano attrito sulle corde (meglio se non lo ascoltassimo solo in mp3); Burning Car, sigla di apertura di un serial tv retrofuturistico ancora da ideare, protagonista un eroe cyberpunk; Catwalk sigla di coda e share assicurato; infine Just For A Moment, evergreen per multivac sentimentali, chiosa con la maestà di un solenne addio. Un  muro che cade a filo, che rifrange addosso ondate di suono. Sintetizzatori che sebbene dal vivo in una stanza, non sono mai vivi ma possono apparirci fraterni, il che può non risultare sano. Uomini alle prese con macchine, macchine che riescono a dare emozioni. John Foxx And The Maths live in studio.

 

Marco Prina

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