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6 luglio 2017 , ,

The Maggie’s Marshmallows

MAGGIE’S MARSHMALLOWS

Uscita: 30 Settembre 2016 - Get Hip Recordings

Repubblica Ceca

 

maggies marshmallows coverIl primo omonimo full lenght del trio ceco The Maggie’s Marshmallows riporta al centro della musica “mitteleuropea” appeal che erano andati pian piano perduti nel vecchio continente, complice il tocco sapiente del famoso produttore Jim Diamond (White Strypes, Fleshtones, Cynics, Dirtbombs…) per un gustoso meltin’ pot. Uscito per la label americana di nicchia Get Hip Recordings (Pittsburgh), “The Maggie’s Marshmallows” è un concentrato di 12 tracce veloci e urgenti, dalla colorazione volutamente lo-fi, in cui al fil rouge principale, il garage-punk, si aggiunge un intelligente gusto ‘60s che conferisce all’album gradevolissime atmosfere vintage. Alla chitarra caricata di delay, fuzz e altri effetti acidissimi si sovrappone la graffiante voce di Meg Janderova (nemmeno troppo vago il richiamo a Brody Dalle dei Distillers), che conferisce a tutto il disco il senso di un lavoro volutamente e (per i devoti del genere) piacevolmente grezzo e approssimativo.

maggieIl grande merito di questo ancora giovane e promettente trio praghese è di essere riusciti a tenere insieme influenze simili ma non sempre convergenti senza dare l’impressione di un lavoro scollato e dispersivo. Il sound ruvido e deciso di The Maggie’s Marshmallow’s passa da temi che richiamano le colonne sonore delle telenovelas sudamericane degli anni ’80-’90 e di certi film d’azione (Waiting for the Dawn, Illusions, I Don’t Care, Monkeyman) a episodi dal chiaro rimando surf (Chubby Bunny). Il punto di approdo, sempre ben rimarcato in tutto l’album maggies marshmallows foto bandda riff di chitarra rudi e primitivi resta però il nudo e crudo garage-sound: Spanish Song, Incredible Beauty, Kids of Kokpit, Why, e la cover della classica garage-song degli Sparkles No Friend of Mine (1967). L’intervento infine in prima persona di Jim Diamond all’organo è una palese citazione del revivalismo beat/psichedelico inglese (Makin’ Time) di fine anni ’70 (Illusion, Many Miles, Come On). Poco più di mezz’ora di musica in cui stili diversi trovano un trait d’union assolutamente non scontato. Un disco caldamente consigliato a chi vuole avvicinarsi a un genere “in medias res”, senza filtri o approcci morbidi.

 

Voto: 7/10
Riccardo Resta

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