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13 febbraio 2015 ,

Inspiral Carpets

INSPIRAL CARPETS

2014, Uscita: 20 Ottobre - Cherry Red Records

Inghilterra  # Consigliato Distorsioni

 

inspiral carpets folderEra la fine degli anni ’80 quando dalla fredda, almeno apparentemente, Manchester cominciarono ad arrivare anche da noi gli echi di un nuovo fenomeno musicale. Qualcosa in cui convivevano senza problemi il rock, la psichedelia, il soul, la dance. Qualcosa che usciva dai possenti diffusori dell’Hacienda, il club più alla moda della città. Qualcosa che travalicava i semplici confini musicali, per influenzare la moda (i “baggy jeans” fuori misura e il cappello da pescatore di Reni, il batterista degli Stone Roses diventarono una specie di uniforme) e addirittura, in modo assai meno innocuo, il consumo di droghe, con il boom dell’ecstasy. Dalla prima ora, vessilliferi del genere, oltre ai già citati Stone Roses, furono Happy Mondays, Charlatans e, appunto, Inspiral Carpets, che si distinguevano per il peculiare utilizzo dell’organo, ad opera di Clint Boon. L’epopea di “Madchester”, come venne ribattezzata la città del nord dell’Inghilterra, durò fino a metà del decennio seguente, poi la musica prese altre direzioni, affatto meno interessanti, di cui curiosamente diventò protagonista un allora oscuro tecnico delle chitarre proprio degli Inspiral Carpets, un certo Noel Gallagher. Inspiral Carpets” è il primo album dei nostri “Tappeti Ispiratori” in vent’anni. Sì, perché questi mancuniani, dopo quattro LP pubblicati tra il 1990 e il 1994, dal successo altalenante, ma comunque notevole (il primo “Life” salì fino al secondo posto nelle classifiche britanniche, i seguenti riscossero consensi meno eclatanti, ma sempre entro la “top ten”), vennero licenziati dalla Mute, per la quale incidevano all’epoca, e si sciolsero, per proseguire carriere soliste e attività musicali non particolarmente illuminate dalle luci della ribalta.

 

capertsNel 2003 si riunirono per editare un singolo, Come Back Tomorrow, rimasto nel cassetto dal 1995, una compilation e una raccolta di singoli su ITunes, e per un paio di tour da “tutto esaurito”. Quando, nel 2011, il cantante Tom Hingley annunciò di abbandonare il gruppo, i membri superstiti non si arresero e, richiamato il buon Stephen Holt, vocalist degli esordi del gruppo, dotato, tra l’altro, di una tonalità estremamente simile a quella del transfuga, si misero al lavoro, di cui questo omonimo album è il frutto. Tra le band che abbiamo ampiamente citato in precedenza, gli Inspiral Carpets erano quella con la maggior connotazione punk, o meglio sarebbe dire garage, proprio per l’onnipresente Farfisa, e anche per la tonalità piuttosto ottusa e monocorde del cantato. Questa caratteristica resta indiscutibile, il suono del gruppo pesca a piene mani nei buoni vecchi sixties, ben sostenuto dai riffs appiccicosi del chitarrista Graham Lambert e dal potente groove generato dal basso di Martyn Walsh e dalla batteria di Craig Gill. Ilcarpets materiale registrato, tolte un paio di cadute di tono (A To Z Of My Heart, insipida e mal cantata, la ballata poco ispirata Flying Like A Bird), si mantiene su un livello più che dignitoso, con qualche momento davvero notevole (Calling Out To You, l’opener Monochrome, il singolo Spitfire, la psichedelica Changes e Our Time, un salto indietro nel tempo). Per la cronaca Let You Down ospita a sorpresa l'ormai attempato dicitore mancuniano John Cooper Clarke in uno (breve) dei suoi talking caratteristici. Tutti buoni motivi per consigliare l’ascolto di questo piacevole lavoro.   

Voto: 7/10
Luca Sanna

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