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22 ottobre 2014 ,

Electromantic Music

Frank Polacchi 4tet – Performart

2014 - Electromantic Music

Performart          L'etichetta di Beppe Crovella

 

Esiste in questo caso un motivo ben preciso per accomunare due dischi e due musiche, che pur facendo entrambi riferimento al jazz, non potrebbero essere più diverse e distanti tra loro. Il motivo comune si chiama Electromantic Music, la casa di produzione torinese gestita da Beppe Crovella, magico tastierista degli storici Arti & Mestieri, illuminato produttore e instancabile divulgatore del jazz(rock) concepito nel capoluogo piemontese. A voler essere pignoli di motivo ce ne sarebbe un altro: il funambolico contrabbassista Claudio Nicola che da decenni calca le scene italiche cavando dal suo strumento suoni e rumori di ogni tipo e che si ritrova a suonare in entrambi questi recenti album. E a dimostrare l’eclettismo dell’etichetta Electromantic Music se il quartetto di Frank Polacchi esibisce in “Whisper” un jazz easy listening pur di grande qualità, non altrettanto si può dire del duo Performart formato da Andrea Guariso alle chitarre (loop e percussioni) e il già citato Claudio Nicola, qui anche al basso elettrico (loop e percussioni) che si producono in una musica difficile, ostica e sperimentale.

 

Frank Polacchi 4tet: "Whisper" (Electromantic Music, uscita:  8 gennaio 2014)

 

frank polacchiFrank Polacchi è un ottimo cantante, tastierista e bravo compositore che firma otto degli undici brani di un album che propone un divertissement che si muove tra lo swing dei Manhattan Transfert e l’acid jazz del James Taylor Quartet, con punte a là Brian Auger quando i tasti del piano sono sostituiti da quelli dell’organo, senza dimenticare certa “croonerie” propria del jazz cantato degli anni quaranta. Formato da musicisti navigati del “giro torinese” quali il batterista Raffaele Fontana, che firma anche il breve brano percussivo Dindalo, profumato di etnie meridionali, Claudio Nicola al contrabbasso acustico e Paolo Testa alla tromba e flicorno, il 4tet di Polacchi ci regala cinquanta minuti abbondanti di jazz di grande classe, di estrema piacevolezza, che dimostra l’estro poliedrico del gruppo anche con le cover di The fool on the hill dei Beatles e la meno sospettabile Black hole sun dei grungers  Soundgarden.

 

Performart: "The art of falling in and out the circle of the time" (Electromantic Music, uscita: 1 Luglio 2014)

 

Discorso diverso per “The art of falling in and out the circle of time” dove il duo Performart esprime  il frutto di quattordici ore di improvvisazioni in studio diventate dodici brani per un’ora di musica rarefatta e soprattutto creativa, nell’accezione che si dava a certo jazz sperimentale degli anni settanta. Svisi di chitarre elettriche e acustiche si accavallano, si sovrappongono, si intrecciano, si lasciano e si riuniscono ai tocchi del contrabbasso, a Performart on stagevolte suonato con l’archetto, o del più tempestoso basso elettrico. Piccoli rumori, loops, effetti sonori e percussioni minimali fanno da sfondo ai due protagonisti che si inseguono sul terreno della creatività più onirica e surreale, realizzando un teatro sonoro che richiede un’attenzione partecipata e libera da preconcetti da parte dello spettatore/ascoltatore, che si ritrova calato in un gorgo sonico che ricorda le labirintiche improvvisazioni di certo jazz, soprattutto americano, di diversi anni fa. Vengono in mente gli Art Ensemble of Chicago (e l’AACM di Chicago, Association for the Advancement of Creative Musicians,  “Associazione per l'Avanzamento dei Musicisti Creativi”) o certe cose del Sam Rivers più astrale e arduo in questa musica senza compromessi e libera da pastoie, che in alcuni brani (i dieci minuti di Grand Funk O Sole) sfocia persino in un simil minimalismo alla Philip Glass. Il deus ex machina Beppe Crovella si ritaglia lo spazio dell’editor avendo tagliato e smussato gli angoli per ottimizzare al meglio questo prodotto discografico di grande levatura, di non facile ascolto, dedicato ai palati più fini tra gli ascoltatori di un jazz che trascende la tradizione, e con illustri ascendenti si muove in nuovi e inesplorati territori.

Voto: 7.5/10
Maurizio Pupi Bracali

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