Migliora leggibilitàStampa
4 novembre 2016 , , ,

Niagara

DON’T TAKE IT PERSONALLY

8 Settembre 2014 - Monotreme Records (CD / ltd., LP in pink vinyl + CD / digital, 10 tracce, 48 minuti)

Italia   #consigliatodadistorsioni

 

cd-wallet.inddAd un anno e mezzo dal debutto a lunga durata “Otto” (già recensito su queste pagine) esce questo secondo full-length, anch’esso per l’etichetta indie britannica Monotreme Records. Don’t Take It Personally mette maggiormente a fuoco le intuizioni del precedente disco, introduce diversi elementi di novità e sposta l’asse d’interesse della ricerca musicale dei Niagara (Davide Tomat e Gabriele Ottino, in questo disco, come nel successivo, affiancati dall’ottimo batterista Paolo Scappazzoni) verso l‘elettronica, a fronte di una netta riduzione dell’uso delle chitarre. Ancora più accentuata è la componente psichedelica della loro musica, senza però l’uso di melodie sixties contenute nel primo album: il disco sembra più un tributo alla grande musica degli anni ’70 (soprattutto cosmica e kraut) senza però mai suonare retrò. I richiami al passato sono qui rielaborati in chiave moderna: componenti più “tradizionali” vengono filtrate alla luce delle sonorità più recenti dell’indie-electronic e di certe bizzarrie di scuola Warp anni ’90 (Aphex Twin su tutti). Tre i singoli qui contenuti: Currybox (una pop song dai suoni e dalle melodie krafwerkiane su ritmiche spezzate moderne), Else (tormentone epico alla Gary Numan in salsa indie-electronic) e Vanillacola (brano indie-pop-rock concepito in maniera più tradizionale rispetto al resto del disco), gli ultimi due composti in un periodo precedente a Otto (quando in formazione c’era ancora Diego Perrone dei Medusa alla voce) e opportunamente svecchiati.

 

niagaraPur non essendo un concept-album come il successivo “Hyperocean”, questo secondo full-length è un viaggio mentale di circa cinquanta minuti compatti fatto di poderose sezioni ritmiche simil hip-hop ed electro, pads alieni dalle derive kraftwerkiane, organi riverberatissimi, melodie vocali pop, accompagnate da un uso massiccio del vocoder rispetto al passato (ulteriormente esasperato nel successivo album) e sezioni di archi e fiati veri e campionati. Forse l’unico brano di discontinuità è costituito da Laes, dalle sonorità più sixties e più simili a quelle di Otto, mentre perla assoluta dell’intero disco (forse cinque minuti son troppo pochi) è la suite ambient Popeye, dedicata al famoso marinaio forzuto dei fumetti, una traccia strumentale che, anche nei concerti, riesce a trascinare in dimensioni “altre”. Don’t Take It Personally è un farmottimo album in bilico tra pop e sperimentazione, tra passato e presente, decisamente più coerente rispetto al precedente album ed EP di debutto. Un disco che suona fresco ancora oggi, anche se surclassato da quel capolavoro concettuale dal titolo Hyperocean, seguito dopo un altro anno e mezzo di sperimentazione. Questo lavoro fotografa lo stato di grazia del duo Tomat-Ottino dopo sette anni di lavoro insieme e una lunga gavetta fatta di dischi in studio e concerti dal vivo. Meno discontinuo di Otto e più pop di Hyperocean, se dovete cominciare ad ascoltare i Niagara fatelo da qui: ne consigliamo vivamente l’ascolto e l’acquisto.

Voto: 8/10
Diego Loporcaro

Audio

Video

Inizio pagina