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17 gennaio 2019 , ,

The Necks

BODY

14 Agosto 2018 - Northern Spy Records, ReR Megacorp

Australia   #consigliatodadistorsioni     

 

necks a3079202239_16Attivi dal 1987 con più di venti album all’attivo, i Necks si sono imposti all’attenzione della critica mondiale per l’originalità del loro sound che mescola insieme jazz sperimentale e minimalismo. Il gruppo è storicamente composto da Chris Abrahams al piano, Tony Buck alla batteria/percussioni e Lloyd Swanton al basso/contrabbasso. Il ritmo, nella sua persistenza lentamente variabile nel tempo per intensità e frequenza, è sicuramente l’elemento caratterizzante della musica dei Necks, realizzata normalmente attraverso sessioni di improvvisazione. Sulla costruzione e sulla modificazione delle figure realizzate dai Necks va rilevata una certa assonanza con quanto realizzato dalla musica seriale (La Monte Young, Terry Riley, Steve Reich) ma si rilevano anche affinità con le progressioni dilatate del krautrock e con le forme reiterate degli ultimi Swans. Tra i lavori dei Necks occorre citare "Aquatic" (1994), “Hanging Gardens” (1999), "Drive By" (2003), "Silverwater" (2009), "Open" (2013), solo per limitarsi ai principali, caratterizzati da trame e movimenti sempre diversi tra loro, che spaziano dal minimalismo all’improvvisazione, dal post-jazz alla sperimentazione.

 

Body è una composizione in quattro movimenti dedicata al corpo. Vi è in ognuna delle sezioni una particolare attenzione alle figure che identificano la sostanza e la composizione delle singole parti di un organismo. La prima parte di circa quindici minuti è costituita da un intreccio di percussioni sui piatti e pianoforte, che scivola in maniera necksliquida con leggera densità e variazioni di grado, a cui segue una seconda parte di dieci minuti in cui il piano si acquieta e la batteria prosegue lenta unita ad arpeggi su corda. Nella terza parte assistiamo ad una esplosione krautrock che ricorda i movimenti persistenti di Mother Sky dei Can. Nonostante le frequentazioni sporadiche dei Necks nei territori del rock, le divagazioni ipnotiche della psichedelia minimale non sono dissimili da quanto sviluppato dalla band di Sydney nel corso degli anni. La quarta ed ultima parte rallenta progressivamente per poi riesplodere in una isteresi asimmetrica. Un lavoro sicuramente idoneo per approcciare l’ascolto della discografia trentennale del trio australiano. 

 

Voto: 7,5/10
Felice Marotta

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Northern Spy Records                                            


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