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14 maggio 2012

Tribes

Baby

2012 - Island

Tribes_Baby_300-564x564Tribes: “Baby”  (Island, 16/01/2012]

 

Rispolverare le vicende musicali più incisive degli anni 90, grunge &  brit–pop in particolare, comporta una rivisitazione melodica e compositiva, un rischio, una sfida da raccogliere sempre con la massima attenzione:  fin troppo labile il confine tra il risultato brillante o l’effetto deleterio.  Ci vuole dunque qualità e talento per mettersi in gioco, originalità nel saper reinterpretare.  I Tribes da Camden si inseriscono esattamente in questo contesto con  un’innata incapacità di essere originali. Se ascoltate il loro disco d’esordio  sarete  catapultati in un compendio di somiglianze, raffiche di citazionismo, retromania , deja-vu melodico, sonorità ed influenze musicali trite e ritrite.  Ricetta sicuramente efficace per aver successo  e  ricevere  superficiali ed affrettati  giudizi positivi dalla sempre compiacente critica britannica. Elogi che di fatto stanno lanciando i Tribes come  il nuovo riferimento, trasversale e popolare, del guitar pop britannico e poco importa se dal grunge meno ruvido al brit-pop  da inno, tutto diviene analogia melodica e scopiazzamento compositivo.  Ciò che sembra importare è il piglio fresco e smaccatamente orecchiabile, il ritornello allegro e romantico, la ballad da stadio: il giusto connubio tra gradimento giovanile ed essenza mainstream.

 

È necessario ascoltare l’album opener   Whenever  per  comprendere il trend che dona forma a queste canzoni:  si tratta di un riff strappato ai Pixies ad aprire le danze di ”Baby”, poco importa se il resto del brano  è snocciolato tra chitarre pop–rock e un mood quanto meno scontato.  We were children  prosegue l’opera  rifacendosi  a  Where is my mind  sempre dei Pixies, con un feedback Britpop. Stesso copione per le successive ballads  Corner of an English Field, Half way home, Nightdriving , incastonate tra chitarre  grunge iniziali e ritornello/cori scontati. Sappho ammicca direttamente ai Nirvana, seppur con la formula  “grunge and choruses", mentre Himalaya  è senza dubbio la prima traccia interessante dell’album:  piglio energetico, chitarre stratificate, voce grintosa, un ottimo episodio. Sensazioni di piacevolezza subito vanificate dalle successive  When my day comes,  Walking in the Street, anthem da teenager  carichi di rimandi neanche troppo velati ai Killers. Chiudono il disco Alone or with Friends, variazione zuccherosa  e ‘gallagheriana ‘ di  Fake Plastic Trees dei Radiohead  e  Bad Apple,  altra citazione soft- rock, poco affascinante, da  Thom Yorke e soci.  Senza pretese e privo di spina dorsale, il debutto dei Tribes reclama uno spazio non meritato nel rock dei grandi. 

 

Matteo Giobbi

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