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19 luglio 2015

Instant Flight, Todd Terje, The Willows, Lewis & Clarke

Speciale

2013-2014

aroundInstant Flight: AROUND THE GATES OF MORNING

 

Italia-Cecoslovacchia-Inghilterra  

#consigliatodadistorsioni

Uscita: 10 Dicembre 2013 - Rock'n Rave Records 

Genere: Folk, Psychedelic - Voto: 8

 

Il percorso musicale di Marco Magnani è stato un crescendo continuo. Da noi in Italia molti lo ricordano nella seconda formazione degli Avvoltoi di Moreno Spirogi, quella che dette alle stampe il magnifico "Quando verrà il giorno" (1990), manifesto psych-prog dal fascino unico e ricco di splendide canzoni pur lontano dal sound beat degli esordi. Magnani era conosciuto come "Il Principe" dal modo di porsi e vestire elegante, che lo facevano assomigliare a qualche sopravvissuto dell'età psichedelica sixties londinese, con camicie ed abiti reperiti a Carnaby Street. Ed è proprio nella capitale inglese che Marco decise di emigrare, alla ricerca di quell'atmosfera magica e di compagni d'avventure che condividessero la sua stessa torbida passione. Era il 1992. Vista la grande quantità 

istant flight d'artisti presenti a Londra non deve essere stato difficile per lui trovare musicisti in sintonia con le sue idee ed il suo way of life. Nel 1999 forma allora gli splendidi Instant Flight che debuttano con un primo ep nel 2001 seguito ben 3 anni dopo dal bel disco d'esordio, "Colours & light" prodotto da Gary Ramon dei Sun Dial, dove è presente pure il leggendario Arthur Brown in due pezzi. Questa formazione è mista, italiana-ceca-inglese. Insieme a Magnani voce e chitarra troviamo infatti Lucie Rejchrtova, tastiere e voci, ed i due londinesi, Andrew Browning al basso e James Owens alla batteria. Il bis arriva nel 2008 con un nuovo avvincente capitolo musicale chiamato "Endless Journey", altro disco killer, insieme al debutto fra le cose migliori della neo psichedelia di fine istant flight secolo. Il suono qui è ancora più pieno e potente grazie anche all'organo di Charlie Bennett e con l'inserimento del nuovo bassista John O'Sullivan, molto bravo anche come corista. Due dischi molto belli che però sembrano decretare la fine di questa avvincente formazione. Ma ci pensa Marco Magnani a tenerla in vita pubblicando a fine 2013 questo bellissimo"Around the gates of morning", sorta di capitolo finale di una formazione troppo in fretta confinata ai margini dell'underground. Un disco che,  al pari degli altri due album, presenta una coloratissima copertina colorata, perfetta veste per il caleidoscopico contenuto musicale. 

 

17 pezzi per 1 ora di puro distillato psichedelico sixties, da inguaribili amanti di sonorità di quasi mezzo secolo prima. Marco per questo terzo capitolo ha recuperato un pò di canzoni che non avevano trovato spazio nei precedenti lavori. I pezzi sono stati registrati durante vari anni, con Marco troviamo la solita Lucie Rejchrtova, tastiere, Ai Niikura, batteria, Tommy Kanai, basso e Ramon Fontecilla alle tastiere in alcuni brani. Brani rispolverati dagli archivi ma qui non si tratta certo di scarti o outtakes di seconda mano, è tutto materiale di prim'ordine. L'inizio è da brividi lungo la schiena. La favolosa Around the gates of morning è un opener da paura, vocalmente perfetta, un brano che non avrebbe sfigurato in uno dei tanti Rubble della Bam-Caruso, un gioiello out of time. Il resto del disco istant flight non è a quei livelli ma contiene tante belle cose di cui parlare. Come la psichedelia con profumi d'oriente di Top of the mountain, recuperata da Colours & light ed una delizia acida come She shines, molto piena strumentalmente. From the ocean e Hate sono altri slow da paura, beatlesiani nelle voci, ma Tears we didn't try e Will you think of me non sono da meno e se non fosse che sono cantate in inglese parrebbero outtakes del secondo lp degli Avvoltoi prima citato. Ma ci sono anche i vapori lisergici di Drifting into wonderland e lo strumentale surf di Go ahead & don't look back che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la maestria tecnica di Magnani e della sua sei corde. Parallelamente a questo album Marco ha trovato il tempo di fare uscire il primo disco dei bravi Mark & The Clouds, suo nuovo progetto, di cui vi abbiamo narrato su queste pagine. Magnani però è intenzionato a tenere in vita la creatura chiamata Instant Flight, possibile una reunion ed un nuovo avvincente capitolo discografico per questi splendidi londinesi.  

 

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Guarda   Around the gates of morning

 

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todd_1396189977Todd Terje:  IT'S ABOUT TIME 

 

Norvegia  

Uscita: 8 Aprile 2014 - Olsen Records 

Genere: Dance, Elettronica, Lounge - Voto: 5

 

Terje Olsen ha trovato la ricetta magica. Con l'ormai abusata tecnica del remix sta trasformando vecchi pezzi,  che il tempo aveva lasciato abbandonati, in composizioni nuove di zecca che spaccia come proprie, con preferenza per la disco music dei settanta e ottanta. Questo "It's about time" rappresenta il suo esordio in assoluto ed esce per l'etichetta Olsen, della madrepatria Norvegia. Facendo uso dell'Arp 2600, il Dj nordico riesce facilmente a ricreare le vecchie atmosfere della musica da ballo trasportandole al presente, grazie alle nuove tecnologie digitali, e calandole in un contesto vagamente lounge. Un pò quello che faceva, con molti meno mezzi ma con una fantasia ben superiore Giorgio Moroder, quello che ebbe l'ardire di donare un soundtrack al capolavoro di Fritz Lang, Metropolis. Un'operazione quella di Terje Olsen che ha riscosso molto successo presso il todd-terje-studio2pubblico della musica dance. Anche se il norvegese ha composto tutte le tracce qui presenti (eccetto una) la sua opera appare poco più di una furbata per accattivarsi facili consensi. La cover della nota Johnny and Mary di Robert Palmer, uscita ruffianamente come singolo, è di certo l'unica canzone ascoltabile qui dentro ma è assolutamente trascurabile. Anche l'aggiungere ritmi caraibici ad alcune tracce, Alfonso Muskedunder e Preben goes to Acapulco, poco aggiunge all'insieme generale. Un album che farà la felicità dei maniaci del sabato sera, per loro sarà il disco ideale da infilare nel lettore cd avviandosi verso la mezzanotte ai templi dance-floor. Musicalmente parlando invece è la monotonia che qui regna sovrana, che la fa da padrone lungo pezzi che finiscono quasi sempre alla stesso modo con cui erano iniziati.   

 

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amiThe Willows: AMIDST FIERY SKIES

 

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni

Uscita: 6 Ottobre 2014 - ELK Records 

Genere: Folk, Americana - Voto: 8

 

The Willows vengono da Cambridge e sono i perfetti eredi della tradizione folk inglese degli anni settanta. Si presentano con una formazione a cinque, due donne, la deliziosa cantante Jade Rhiannon, Prue Ward al violino e voci, Cliff Ward al banjo e chitarra, Ben Savage, chitarra e doro e Evan Carson al bodhran ed alle percussioni. Si sono formati nel 2010 per opera di Jade e Cliff, moglie e marito e dalla sorella di quest'ultimo, Prue. Dopo varie fortunate apparizioni live hanno esordito nel 2013 con "Beneath our humble soil" , bella opera prima e  nominato come miglior debutto nello Spiral Earth Awards. Per il nuovo disco The Willows si sono affidati alle sapienti mani di Sean Lakeman, tra i migliori esponenti del nuovo rinascimento folk inglese e che nel 2014 ha inciso il suo nuovo album con la splendida Kathryn Roberts. "Amidst fiery skies" conferma tutte le buone impressioni dell'esordio e si rivela fra i migliori dischi folk usciti di recente in terra d'Inghilterra.

 

Willows2Il perfetto intreccio fra tradizione musicale d'Albione e quella d'oltreoceano fa sì da avere un disco vario e ben bilanciato nelle sue undici tracce. Gran parte del merito va alle perfette armonie vocali tracciate da Jade  che si avvale però di ottimi compagni d'avventure. Red Sands e Roseville fair subito all'inizio sono canzoni di una dolcezza e malinconia unica, la voce della Rhiannon rincorre i fantasmi delle migliori singer del passato, Sandy Denny ma non solo, mentre i violini ed il banjo rendono irresistibili le due tracce. Johnny Robson, Our Road e Maid of Culmore  a seguire sono altri tre gioiellini folk che rendono perfetto l'inizio di questo secondo lavoro dei Willows. Il resto del disco non si mantiene a quei livelli ma le belle cose non sono certo finite. Shores e Goodnight loving trail  sono le tracce che più deviano sul versante 'americana', per terminare infine con altre due slow song di grande fascino come Outward bound e Wave dove al solito Jade Rhiannion si conferma fra le più brave cantanti in circolazione. The Willows rinverdiscono la migliore  tradizione del folk revival inglese e fanno di nuovo vibrare le corde del cuore, Amidst fiery skies è un disco magnifico che tutti gli appassionati del genere, presente e passato, dovrebbero possedere.

 

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Ascolta AMIDST FIERY SKIES 

Guarda Johnny Robson Goodnight loving trail    

 

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Triumvirate coverLewis & Clarke: TRIUMVIRATE

 

Stati Uniti  

Uscita: 7 Ottobre 2014 - La Societè Expeditionnaire

Genere: Chamber pop, Post Baroque, Astro Folk - Voto: 7

 

Sempre più frequentemente artisti che operano in solitario scelgono di nascondersi dietro strane sigle o moniker. Lou Rogai, di Delaware, Pennsylvania, ha scelto di identificarsi con i nomi di due scrittori come Lewis & Clarke, e la lettera E finale del secondo chiarisce che non hanno niente a che vedere  con i due esploratori che raggiunsero la costa pacifica per primi e che furono omaggiati da una nota song dei Long Ryders. Nel 2003 esce il suo primo album, "Bare bones and branche", un debutto convincente per la Delboy, etichetta belga. Non da meno il secondo disco, "Blasts of holy birth", altro centro pieno uscito nel 2007 per La Societè Expeditionnaire, una label stavolta della casa madre Pennsylvania. Per la stessa etichetta indipendente esce ora il terzo sospirato lavoro, questo imponente "Triumvirate", 12 canzoni per ben 75 minuti di musica. Un disco atteso 7 anni ma ben ripagati, si può lc1tranquillamente considerare il vertice dell'opera solistica di Lou Rogai, ricco a tratti di splendide intuizioni. Canzoni ricche d'arrangiamenti finissimi ed una voce che avrebbe riscosso molti ammiratori anche nel periodo aureo della new wave degli ottanta. Il disco di Lewis & Clarke si potrebbe definire rock da camera e Lou Rogai l'ultimo dei sognatori romantici, ma chiamatelo come volete, fatto sta che qui abbiamo un artista da tenere d'occhio, sempre che le sue uscite discografiche non continuino ad essere così diradate. Forse l'American Music Club rimane un paragone credibile, più ancora che un Damien Rice dilatato all'inverosimile, come certe songs del suo ultimo disco. 

 

Un lavoro questo che si presenta con uno splendido disegno di copertina, opera di Erika Somogyi. Il cantato di Lou è al limite del reading, sullo stile del Leonard Cohen più raffinato. I pezzi poi si dilatano all'inverosimile, qui ne abbiamo ben 5 che superano i 7 minuti lc1ed uno, Eve's wing subito in apertura, oltre i 10. Una lentezza incredibile pervade tutte le canzoni qui presenti, sorta di ballate narcolettiche, fin troppo malinconiche e desolate, spesso al limite del soporifero. Insomma la delicatezza e grazia delle composizioni, che inizialmente può essere un pregio del disco, infine risulta essere anche il suo limite, ed arrivare in fondo al disco non appare impresa molto agevole. Significative appaiono le tre tracce poste a chiusura di quest'opera mastodontica, The ride,LC2 Ascensionist e Sojourn Sam, che meglio di tutte danno l'esatta dimensione del disco di Lewis & Clarke: interminabili ballate con atmosfere sospese da fare invidia al Mark Eitzel più ispirato. Triumvirate è un disco che inizialmente avvince, che dopo qualche ascolto mantiene intatto il suo fascino ma che magari a lungo andare non metterete tanto spesso nel vostro lettore cd. Lou Rogai è sempre un gran bel personaggio e questo album ve lo consigliamo spassionatamente anche se la sensazione che stavolta abbia esagerato non ce la toglierà nessuno.  

 

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Ricardo Martillos

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