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27 gennaio 2015 , ,

Edgar Froese

Suoni da altre galassie


froese                       1944 –  2015

 

Un destino se non benevolo quantomeno comprensivo ha voluto che Edgar Froese se ne andasse dopo avere raggiunto il traguardo agognato dei cinquant’anni di una carriera sfolgorante di molte luci e offuscata da qualche ombra come naturalmente accade a chi si mette in gioco assiduamente e costantemente. Il musicista tedesco nato a Tilsit nel 1944 che ci ha lasciato il 20 gennaio di quest’anno ci consegna in eredità una discografia sterminata di quasi duecento album, il ricordo di un’intelligenza vivissima e creativa e il ruolo centrale e indiscutibile che la sua figura ha rappresentato per la musica giovanile tedesca ed europea, in particolare negli anni settanta e ottanta del secolo scorso.

 

Gli inizi: tutta colpa di Dalì

 

220px-Electronic_MeditationE’ il 1965 infatti quando il ventunenne Edgar Froese, all’epoca suonatore di chitarra, a Berlino forma il suo primo gruppo. Si chiama The Ones, è una semplice cover band e suona classici rock’n’roll e rhythm’n’blues con qualche sbandata psichedelica dovuta all’aria che tira. Discretamente conosciuti in patria nei loro due brevi anni di vita (si sciolsero nel ’67) The Ones fecero in tempo, prima della dissoluzione, a incidere un singolo:Tangerine-Dream-Alpha-Centauri Lady Greengrass/Love of mine e a fare un tour in Spagna che si rivelò fondamentale per l’influenza che ebbe per il giovane Edgar la conoscenza di Salvador Dalì per il quale il gruppo si ritrovò a suonare ad una festa privata nella sua villa di Cadaqués. Froese, nel bene e nel male, per tutta la sua esistenza è stato influenzato da quello che gli girava intorno che nel suo caso, e in quegli anni, aveva il nome non solo di Dalì (Froese era anche pittore e scultore) ma anche quelli di Karlheinz Stockhausen, del movimento hippy, della cultura psichedelica indotta da sostanze allucinogene e dalle nuove frontiere strumentali basate sull’elettronica. 

 

Tangerine Dream

 

tangerinedreamatemRitornato a Berlino e sciolto il gruppo che non condivideva la sua predisposizione verso una musica più sperimentale dettata, forse, dalle istanze surrealiste comunicategli dal grande pittore spagnolo, Froese cominciò a seminare il terreno fertile da cui cominciarono a nascere i germogli di quel gruppo che avrebbe fatto la storia della musica teutonica, e che, a cominciare dalla ragione sociale, sventolava già la bandiera surrealista: Tangerine Dream. La storia dei Tangerine Dream è piuttosto lunga e complicata, e anche se è ricchissima ed estremamente interessante non è il caso di analizzarla in profondità in questo ricordo del suo creatore, disseminata com’è di decine e decine di album tra quelli in zeitstudio, i live, le compilations, le colonne sonore e le prove soliste del leader, così come sono innumerevoli i musicisti che vi si sono succeduti nel corso del tempo sempre ruotando intorno all’immarcescibile, carismatico fondatore e deus ex machina Edgar Froese, al punto che diversi album a nome TD sono stati in realtà realizzati dal solo Froese. “Electronic meditation” primo album del 1970, fin dal titolo è ilPhaedra manifesto programmatico musicale dei TD: registrato un anno prima unisce il suono di strumenti tradizionali con le prime diavolerie elettroniche disponibili sulla piazza oltre a quelle inventate dalla fervida mente dello stesso leader del gruppo. E’ un ottimo esordio e a questo seguiranno a ruota, anno dopo anno, “Alpha Centauri”, “Atem”, e “Zeit”  bellissime prove che non si discostano dalle atmosfere psichedelicamente elettroniche, bucoliche e pastorali del primo album, fino a giungere nel 1974 al capolavoro indiscusso “Phaedra” che pur nel novero delle decine e decine di pubblicazioni del gruppo tedesco resta il diamante più luminoso e scintillante di tutta la storia dei Tangerine Dream.

 

 Le opere soliste

 

Edgar Froese aquaParallelamente il prolificissimo Edgar Froese inizia una carriera solista incomprensibile poiché il suono, lo stile, la musica e la predisposizione sono sempre quelli della band che ha fondato anni prima. “Aqua”, coetaneo di Phaedra, è il primo capitolo di questa carriera parallela fatta di alti e bassi così come pure quella degli stessi TD che cavalcano le onde del tempo che trascorre adeguandosi alle sonorità dei vari periodi e alle mode musicali del momento. Ed ecco che nella carriera solista di Froese troviamo dischi come “Ages” del 1978 di stampo più sperimentale, mentre “Stuntman” (1979) vira verso lidi di facile accessibilità sonora, “Pinnacles” del 1983 anticipa il mellifluo soundEdgar-Froese-Kamikaze new age al quale anche i Tangerine Dream si adegueranno con album commerciali come “Tyger” (1985) e molti altri realizzati a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Una citazione a parte meritano le oltre venti colonne sonore cinematografiche alle quali Edgar Froese dedicherà buona parte della sua creatività Edgar Froesecon e senza i T.D.. “Kamikaze” (pellicola di Wolf Gremm, interpretata da Rainer Werner Fassbinder) del 1989 è una di queste, tra le più famose e musicalmente valide ci sono quelle dei film "Strade Violente (Thief)", "Il salario della paura (Sorcerer)", "Risky Business", "Fenomeni paranormali incontrollabili", di alcune serie TV e di qualche documentario.

 

 

Il ritorno di Phaedra

 

Edgar Froese ha messo termine alla sua attività in studio nel 2005, per quanto riguarda la sua carriera solista, con l’album “Dalinetopia” mentre è nel 2008 con “View from a red train” che si chiude discograficamente la vicenda Tangerine Dream, due dischi trascurabili cheSBE poco hanno avuto da dire rispetto ai momenti più alti del passato glorioso di Edgar Froese e dei TD. Ma quando sembra finita ecco che ancora nel 2010 con il nome Tangerine Dream il nostro eroe si toglie il gusto, ancora una volta seguendo la moda del Edgar-Froesemomento, di pubblicare “Under Cover-Chapter One” un album di cover che rilegge brani di Bowie, Pink Floyd, Leonard Cohen, Beatles, Depeche Mode, Chris Isaak, i connazionali Kraftwerk e altri. Edgard Froese arriva così al 2014 anno conclusivo di una carriera spettacolare che viene legittimata con il Phaedra farewell Tour, una tournéé internazionale che celebra il quarantennale del disco più acclamato di sempre dei TD e tocca anche l’Italia con un solo concerto a Torino nel mese di giugno. Chi ha assistito a quel concerto afferma che l’avanzare della malattia era ben visibile osservando quell’uomo curvo e stanco che, nonostante lo splendore immutato della sua musica, tra un brano e l’altro si rivolgeva al pubblico con voce flebile e affaticata.

 

 L'eredità sonica

 

froeseEdgar Froese se n’è andato lasciandoci una quantità immensa di musica spesso di grande valore, è stato un precursore assoluto in quel campo sonico che prediligeva la sollecitazione psichica della mente piuttosto che quella del corpo, un colosso riconosciuto delle avanguardie più oltranziste in tempi non sospetti, inventore di una musica colta, a volte difficile, ricca diEdgar Froese 3 riferimenti letterari nonostante la quasi assenza di parole, una musica pittorica e segmentata prodotta da strumentazioni che all’epoca i più non conoscevano neppure, permeata da soluzioni intellettuali, tensioni emotive, indagini sulla vera essenza dell’uomo, senso del sacro e dell’ignoto che ci circonda materialmente al di fuori del pianeta e spiritualmente all’interno di noi stessi.

 

Resta la musica, restano gli aneddoti e i ricordi: il concerto con Nico del 1974 nella cattedrale gotica di Reims che suscitò polemiche ecclesiastiche e decretò la fine su BUCHordine del Vaticano di qualsivoglia concerto “laico” in luoghi cattolicamente religiosi, i concerti dadaisti di oltre sei ore nel buio più totale e quelli dove invece, sciabolati dalle luci psichedeliche più vivide e rutilanti di colori, Edgar Froese e i Tangerine Dream dopo aver programmato moog, sequencer e sintetizzatori abbandonavano il palco lasciando gli strumenti a suonare “da soli” davanti al pubblico attonito. Ecco, possiamo fare così: possiamo immaginare che Edgar Froese dopo aver programmato e prodotto cinquant’anni di musica adesso abbia abbandonato il palco della vita, ma noi restiamo ancora lì davanti, continuando ad ascoltarlo.

Maurizio Pupi Bracali

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