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9 novembre 2018 , , ,

Tony Joe White

La Volpe delle paludi che ammaliò Elvis e Tina Turner

2018

TJWguitar                            1943 - 2018

 

Una mattina del 1967 Bob Beckham, agente e editore musicale di Nashville, decise di imitare Sam Phillips e seguire il consiglio della propria segretaria, quando questa si affacciò per raccomandargli di ascoltare il tizio che attendeva in sala d’aspetto. Appena lo vide entrare, rimase colpito dall’aspetto e dalle movenze del ragazzone che gli si era parato davanti e gli disse: “Ragazzo, se sai anche solo mormorare, sei già una star”. E quel giovane non solo sapeva mormorare, ma aveva una splendida voce baritonale; solo che non cantava ballate country spezzacuori: quel tizio aveva “dentro” il blues delle paludi, e certo non  poteva non averlo. Tony Joe White era nato a Goodwill, Louisiana, ultimo di una famiglia con ascendenze Cherokee e composta da altre cinque sorelle ed un fratello, che vivevano coi genitori in una fattoria dedita alla coltivazione del cotone.

 

TJW3La musica era parte integrante della vita famigliare: ogni componente suonava uno strumento o cantava, dedicando al Signore inni gospel o raccontando la dura vita degli agricoltori descritta in country tunes sostenute o, più spesso, dolenti. All’età di 16 anni, però, il giovane Tony viene introdotto dal fratello maggiore ai rudimenti di chitarra blues tramite il disco omonimo di Lightnin’ Hopkins (1959, Folkways Rec.), e ne rimane affascinato al punto da dedicarsi esclusivamente allo studio della chitarra e a scoprire le possibilità offerte dal talento naturale: una voce già impostata e personale. La particolare timbrica vocale gli consente di affrontare i repertori più vari, da Hopkins a John Lee Hooker, a Elvis Presley

 

tjwDopo aver vagato per i locali e le feste scolastiche di Louisiana e Texas, sconfina nel Tennessee e si convince che la Mecca del Country potrebbe trovare interessante un artista che presenti un genere differente. Beckham, scaltro ed esperto, gli procura un contratto con la Monument, che lo spinge ad entrare immediatamente in sala d’incisione, affidando la produzione a Billy Swan, all’epoca ancora lontano dal successo in proprio (ricordate I Can Help?). I primi singoli non riscuotono alcun interesse, finché uno di questi, Soul Francisco, per un bizzarro scherzo del destino ottiene un clamoroso successo al di là dell’Atlantico, precisamente in Francia, grazie alla trasmissione del brano da parte delle radio di Parigi e, soprattutto, Radio Monte Carlo, ascoltata in tutta Europa, tanto da generare a cascata una larga diffusione del brano anche in Belgio, Germania, Spagna.

 

Della canzone si accorgono anche in estremo Oriente, il tutto mentre White si trova in tournée in Texas, dove si rende conto che uno dei primi singoli pubblicati, fuori ormai da quasi un anno, viene accolto benissimo dal vivo e richiesto dagli spettatori dopo i concerti: TonyJoeWhiteB&Wdalle copie promozionali di Polk Salad Annie viene cancellata in fretta e furia la dicitura “Not For Sale”, il 45 giri torna ad essere distribuito nei negozi e lo splendido album “Black And White” viene pubblicato a inizio 1969 sull’onda di quel successo, seguito da “…Continued” (ancora 1969) e “Tony Joe” (1970), prima di passare al meno fortunato periodo con la Warner Bros. Lo stile mutuato da Tony Joe White già in questi primi dischi si può etichettare per semplificare Swamp Music, ovvero musica delle paludi (quelle della Louisiana), adottando per comodità il titolo del generoso triplo CD "Swamp Music: The Complete Monument Recordings (2006, Rhino Handmade) ‎che rappresenta il modo più idoneo per conoscere la sua opera. Una delle band che si abbeverarono di più alla sorgente della swamp music targata T.J.White furono i Creedence Clearwater Revival di John Fogerty, che nei loro primi album coevi ai suddetti dell'artista ne fecero altissima professione, insieme al rock'n'roll e ad altri mood musicali tipici della Louisiana, il bayou country, il blues (swamp).

 

Le sue canzoni vengono reinterpretate da personaggi del calibro del suo idolo Elvis Presley (Polk Salad Annie, I’ve Got A Thing About You Baby e For Ol’ Times Sake vennero rese dal King con un trasporto che non era per lui comune, in un periodo, gli anni polk'70, nel quale cantava straordinariamente bene, ma spesso un po’ “ingessato”: queste le adorava, e lo si percepiva), Brook Benton (Rainy Night In Georgia, canzone superlativa della quale si contano almeno un centinaio di cover), Dusty Springfield (Willie And Laura Mae Jones). Non male per un ragazzo che aveva fatto capolino con una chitarra e tanta intraprendenza da chi lo battezzò subito “The Swamp Fox”. Ma qualcosa, a questo punto, comincia a non girare più per il verso giusto: pubblica dischi regolarmente (tra il 1971 e il 1983 ne usciranno sei, su quattro etichette differenti, non più baciati dal successo), ma quel mix di swamp blues e tono confidenziale sembra smarrito.

 

51Mzkv-yTsLGli anni ‘80 lo vedono in disparte, ma proprio sul finire gli porteranno ancora fortuna grazie a Tina Turner, che gli chiede di scrivere qualche brano per il suo album “Foreign Affairs”, del 1989, che contiene ben quattro canzoni firmate da White (tra le quali Steamy Windows godrà di notevole air play) e che lo vede anche accreditato quale chitarrista. Dopo aver effettuato tour in compagnia di Creedence Clearwater Revival, Sly & The Family Stone e Steppenwolf nel periodo aureo d’inizio carriera, gli anni ‘90 lo vedono tornare sulla scena con Eric Clapton e Joe Cocker per una serie di concerti in Francia, da sempre terra accogliente per questo personaggio, così profondamente americano ma, non dimentichiamolo, proveniente dal più “francese” degli Stati.

 

R-8562754-1464504704-2421.jpegQuesto rinnovato interesse lo porterà a far uscire nuovi dischi sotto l’egida della Swamp Fox, etichetta che aveva istituito nel 1986 e che lo vedrà continuare a produrre autarchicamente fino al 2010, prima di passare alla Yep Roc e pubblicare gli ottimi “Hoodoo” (2013) e “Rain Crow” (2016). L’uscita del nuovo “Bad Mouthin’”, nel settembre di quest’anno, verrà salutata con piacere dai fans di più stretta osservanza blues, trattandosi del primo album interamente dedicato al genere della sua carriera.

Purtroppo potrà godere tony-joe-white-news-20180609100935per poco del tributo, lasciando questa terra a un mese di distanza (il 24 Ottobre) da quel canto del cigno, a 75 anni. Chiunque ami la Musica non potrà fare a meno di (almeno) una raccolta di Tony Joe White, ma sarebbe un peccato limitarsi a quella quando sono reperibili tutte le incisioni Monument: sarebbe una degna celebrazione della grandezza di questo Artista. 

 

Massimo Perolini

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