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4 aprile 2016 ,

Gato Barbieri

Il jazz delle pampas

2016

    chapter one                 1934 - 2016

 

L’ultimo soffio di sax nelle pampas sconfinate dell’improvvisazione. Con la perdita di Leandro "Gato" Barbieri se ne va un lembo di storia del jazz che ha saputo fondere come pochi altri la musica popolare con i ritmi del jazz. Argentino di Rosario (28/11/1934), si è spento a New York il 2 Aprile 2016 a 83 anni per una polmonite,  malanno che non perdona. A dieci anni ascolta Charlie Parker, incoraggiato dal padre amatore violinista che gli suggerisce il clarinetto che utilizza nelle sue prime esperienze; si rivolge poi allo studio del sax alto e della composizione. Decisivo è poi l’incontro con il compositore Lalo Schifrin nel 1953 e sceglie definitivamente il sax tenore.

 

Dopo un soggiorno in Brasile, approda a Roma nel 1962 dove si distingue come sideman con artisti del calibro di Jim Hall (chitarra) e di Ted Curson (tromba). Il suo girovagare MI0001709428europeo lo spinge a Parigi, collabora con Don Cherry che segue a New York per le incisioni di “Complete Communion” (1965) e “Symphony For Improvisers” (1966); a Milano suona con Giorgio Gaslini nell’album “Nuovi Sentimenti” (febbraio 1966). L’anno seguente pubblica i suoi primi dischi come leader, “In Search Of The Mystery” e “Obsession”: incessante la sua presenza nei lavori di Gary Burton e Carla Bley e Charlie Haden con la Liberation Music Orchestra, un ventaglio di collaborazioni che lo collocano nel panorama del jazz dell’avanguardia e del free-jazz.

 

Il 1968 è l’anno decisivo per un cambio di rotta nel suo linguaggio: l’incontro con il pianista e compositore sudafricano Dollar Brand lo riportano a praticare la musica popolare third worldsudamericana con uno sguardo al mondo intero, con gli Lp “The Third World” (1969), “El Pampero” e “Fenix” del 1971. Il rapporto con l’Italia è fecondo: dalla composizione delle musiche del documentario di Pier Paolo Pasolini “Appunti per un’Orestiade africana” (1969, con Don Moye e Marcello Melis); intensa sarà l’amicizia di Gato con Pasolini ed Elsa Morante, che contribuirà forse nella scelta di Bernardo Bertolucci nella composizione della colonna sonora di "Ultimo Tango a Parigi", diretta da Oliver Nelson (1972).

 

Dell’anno successivo è il fondamentale album “Bolivia”, l’incipit di una serie di capitoli (editi dalla Impulse!) dedicati alla lettura del jazz con la latin-music: “Chapter One: Latin MI0001633150America”, “Charter Two: Hasta Sempre” (1973),  “Chapter Three: Viva Emiliano Zapata” (1974) e “Chapter Four: Alive in New York” (1974). Artista che ha vissuto gli anni cruciali dell’evoluzione del free-jazz verso linguaggi più aperti alle sollecitazioni anche di carattere commerciale, Gato Barbieri ha l’indubbio merito di aver praticato una parabola ricca di connessioni con la cultura musicale dell’ultimo cinquantennio. Gli saremo sempre debitori di assoli celati in un sorriso, autentico e sincero, sotto l’inseparabile cappello.  

 

Luciano Viotto

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